Filosofia
Lenta ginestra. Saggio sull'ontologia di Giacomo Leopardi
di Antonio Negri
editore: Mimesis
pagine: 438
L'opera e ¡l pensiero di Leopardi si inscrivono nel contesto di quella parte di filosofia italiana ed europea che, a partire da Giordano Bruno e Spinoza, ha continuato a produrre percorsi di verità senza curarsi delle compatibilità tra i saperi e i poteri vigenti. Un percorso critico che non cessa di destare scandalo, nonostante tutti i tentativi di depotenziarlo e banalizzarlo facendone un'icona. Il materialismo di Leopardi, la sua critica nei confronti dei limiti del Risorgimento, la vocazione a percepire la cultura come appartenente al divenire stesso della storia sono ancora ambiti di pensiero strategicamente attuali. Questo libro offre un'occasione di reincontrare la rivolta del più grande poeta - e filosofo - italiano del XIX secolo, liberandolo dai gravami di una pratica che ne ha spesso ammutolito la potenza. Lenta Ginestra è la parola che non si adegua, ma con forza insiste nel declinare e affermare la felicità possibile di un'azione che nel suo momento più intenso riesce a farsi poesia.
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In viaggio con Leopardi. La partita sul destino dell'uomo
di Severino Emanuele
editore: Rizzoli
pagine: 220
Siamo capaci di reggere lo spettacolo dell'infelicità generale? Di guardare al nulla in cui ci muoviamo senza per questo perde
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Hegel. La morale, il diritto, la politica
di Karl-Heinz Ilting
editore: Morcelliana
pagine: 272
Karl-Heinz Ilting, noto studioso di Hegel e curatore delle lezioni hegeliane di filosofia del diritto, della religione, della natura, della storia, ha fornito un importante tassello alla letteratura critica rendendo accessibili materiali inediti. Ma il suo contributo, che emerge in filigrana da queste pagine, va oltre Hegel: riguarda il suo legame con il diritto naturale moderno e i suoi effetti sul pensiero contemporaneo. Il pensiero hegeliano, che qui si presenta nel suo sviluppo rispetto alla storia del pensiero politico, fra istanze classiche e moderne e in particolare nel confronto con Aristotele, fino alla elaborazione della filosofia del diritto e di concetti alla base dello Stato quali "moralità", "libertà individuale", "eticità", è osservato alla luce della categoria di "adattamento" (Anpassung) alla contingenza storica, che spiegherebbe la torsione della concezione politica hegeliana in senso conservatore piuttosto che liberale. Eppure a questo adattamento si può ricondurre il vissuto biografico di Hegel più che l'idea di fondo: una coscienza della libertà che non giunge, per contingenze storiche, a sollevarsi dal piano della descrizione fattuale a quello normativo. Una linea interpretativa che fa scorgere in Hegel stesso i germi di quel movimento epocale e inarrestabile che è il nichilismo, invitando a ripensare l'intero sistema hegeliano.
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Il vuoto, le forme, l'altro. Tra Oriente e Occidente
di Marcello Ghilardi
editore: Morcelliana
pagine: 544
Se da sempre provoca il pensiero filosofico, la questione dell'"altro" assume nuovo interesse di fronte alla pluralità che car
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Per il non conformismo
di Nicola Emery
editore: Castelvecchi
pagine: 260
Oggetto di un numero consistente di interpretazioni e indagini, le vicende dell'Istituto per la Ricerca Sociale di Francoforte riservano ancora pagine poco note, come il sodalizio umano e scientifico che ha legato per oltre cinquant'anni il filosofo Max Horkheimer all'economista Friedrich Pollock. Coniugando stile narrativo e accuratezza filologica, il libro ricostruisce i momenti decisivi dell'amicizia tra i due studiosi, sulla base di testi e lettere mai tradotte in italiano e su alcuni documenti totalmente inediti. Siamo così accompagnati nel laboratorio sotterraneo che diede vita alla teoria critica francofortese, in cui la cifra esistenziale del "non conformismo" fu sempre all'opera, nella ricerca di una forma di vita alternativa da parte dei due amici e intellettuali.
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Yoga sutra
di Patañjali
editore: Einaudi
pagine: 331
Il testo degli "Yogasutra" risale al periodo compreso tra il II e il IV secolo d.C. e viene tradizionalmente attribuito a Patanjali, filosofo indiano di cui si conosce pochissimo. Gli scritti, le massime e i frammenti che compongono gli "Yogasutra" sono l'esito della scrupolosa disamina svolta dal loro autore, il quale rivisita e incrementa un ampio novero di materiali e saperi che lo precedono. Gli "Yogasutra" sono il principale pilastro teorico e spirituale di una lunga tradizione di pratiche filosofiche e visioni del mondo sintetizzate dalla parola "yoga". Costituito da circa duecento aforismi, il libro tratta di ascesi, meditazione e del percorso da intraprendere per giungere a un'autentica conoscenza e padronanza dell'esperienza di sé. Finora spesso travisati o banalizzati, gli "Yogasutra" vengono qui presentati in un'accuratissima edizione tradotta dal sanscrito sulla base della recente edizione critica, con un commento storico-filologico e filosofico che cambia profondamente la struttura e il senso del testo.
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Il male. Una sfida alla filosofia e alla teologia
di Paul Ricoeur
editore: Morcelliana
Unde male faciamus? O meglio, unde malum? (donde viene il male?) Partendo da queste domande - domande classiche in forza dell'enigma in esse raccolto Ricoeur torna a riflettere sullo scandalo del male. In pagine intessute di finezza ermeneutica e rigore teoretico, Ricoeur disegna da un lato una fenomenologia del male: la sofferenza, la pena, il peccato, l'intreccio di male subìto e male commesso... D'altro lato ricostruisce il formarsi dell'onto-teologia e delle sue diverse teodicee, in quanto tentativo - da Agostino a Leibniz, da Kant a Hegel, fino alla paradossale dialettica spezzata di Barth - di coniugare realtà del male e credenza in un Dio onnipotente. Ma reggono queste soluzioni dinanzi alle forme estreme del male nel nostro secolo? Per Ricoeur, consumatosi il progetto stesso dell'onto-teologia, alla fine non resta che il riconoscimento dell'aporia di un male in sé ingiustificabile e di una fede che ripeta il gesto ultimo di Giobbe: credere in Dio per nulla. In margine al saggio di Ricoeur, De Benedetti, nella Postfazione, si sofferma sui riflessi teologici dell'enigma del male, dopo che la caligine di Auschwitz ha oscurato (fino a quando?) i segni di Dio.
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Assisi. Un incontro inaspettato. Con il «Cantico delle creature» di san Francesco
di François Cheng
editore: Bollati Boringhieri
pagine: 73
"Chi d'esso loco fa parole, / non dica Ascesi, che direbbe corto, / ma Oriente, se proprio dir vuole". I versi del "Paradiso" dantesco che nominano Assisi, in cui "nacque al mondo un sole" chiamato Francesco, suonano come un pronostico, se letti nel contesto del libretto amorosissimo di Cheng. Qui Oriente e Occidente, tradizione taoista e cristianità scoprono la loro comunione grazie all'universalità del santo più venerato. A testimoniarla, in una scrittura tersa che ha la chiarità delle estati umbre, è un migrante giunto in Francia dalla Cina. Adesso è una gloria letteraria nella terra che l'ha accolto, ma quando vide per la prima volta Assisi, nel 1961, non era che un giovane esule in preda allo spaesamento. Di quell'incontro inaspettatamente abbagliante con i luoghi francescani volle serbare per sempre memoria iscrivendolo nel suo stesso nome: all'atto della naturalizzazione francese, dieci anni dopo, scelse François al posto del cinese Chi-hsien, "celebrante la saggezza". Origini e approdi si pongono così per lui sotto il segno di una segreta alleanza, di cui Francesco diventa l'emblema. Se ne cercherebbe invano, in queste pagine, l'immagine agiografica tutta mansuetudine e candore. "Il Grande Vivente", lo chiama Cheng, e ne avverte la presenza di "eterno contemporaneo" soprattutto tra le rocce incorruttibili che gli fecero da giaciglio.
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La formazione dell'esprit in Francia e altri scritti sull'Europa e sullo Stato
di Carl Schmitt
editore: Il Nuovo Melangolo
pagine: 130
"La formazione spirituale di un popolo o di una nazione nasce nella lotta [Kampf] politica reale, interna e esterna, e proviene solo da quei ceti che in tale lotta hanno assunto una posizione di guida [Führerstellung], e che, in un momento cruciale di questa lotta sono stati avanguardie e portavoce del loro popolo o della loro nazione. Come non avvenne in nessun altro popolo, il legista francese fu portavoce e battistrada nella storia dell'unità nazionale nei grandi momenti di conflitto e nella disperazione della guerra civile. Lo spirito francese è perciò spirito giuridico, e la lingua francese è per questo, più di ogni altra lingua, lingua giuridica, perché il divenire nazione della Francia ha ricevuto l'impronta decisiva proprio dal legista". (Carl Schmitt)
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Auschwitz. Per la filosofia è una questione aperta
di Giuseppe Pulina
editore: Diogene multimedia
pagine: 172
Mettere le teorie dei filosofi dentro un lager e stabilire il loro grado di utilità per capire se il male possa avere una spie
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