Filosofia
Saggio sulla conoscenza approssimata
di Bachelard Gaston
editore: Mimesis
pagine: 302
Questo libro, tradotto per la prima volta, ha anticipato la rivoluzione dell'epistemologia del XX secolo presentando tesi che
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L'alfabeto e l'Occidente. Vol. 3/1: La scrittura e i saperi.
La scrittura e i saperi
di Sini Carlo
editore: Jaca Book
pagine: 473
Il terzo volume delle Opere di Sini (La scrittura e i saperi) è interamente dedicato al nodo che stringe le forme, i supporti
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Dal testo all'azione. Saggi di ermeneutica
di Ricoeur Paul
editore: Jaca Book
pagine: 394
Il lettore troverà qui raccolti i principali articoli che ho pubblicato sia in Francia che all'estero negli ultimi quindici an
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La storia della filosofia nell'età nuova. Dal III secolo al XIII secolo
di Piero Di Giovanni
editore: Franco Angeli
pagine: 450
La stesura di una storia della filosofia implica un problema di fondo: se essa debba essere intesa come una "filastrocca di opinioni", così come obiettato da Hegel nelle sue "Lezioni sulla storia della filosofia". Non possiamo sottrarci dal chiarire se la filosofia sia disciplina diversa dalla storia della filosofia, ovvero se la filosofia debba essere studiata o meno sulla base del metodo storico. A tale dubbio la risposta non può che essere affermativa. La filosofia, in quanto prodotto della ragione, è sempre rivolta alla comprensione della realtà, in una dimensione ad un tempo critica e storica; da ciò discende che non esiste una Filosofia, ma tante filosofie, nel rispetto dei molteplici modelli speculativi che possono allignare nelle varie epoche storiche e nelle diverse aree geografiche del mondo. Perché filosofia nell'età nuova? Se il cosiddetto "evo medio" non viene inteso come mera fase di transizione dall'evo antico all'evo moderno, tale periodo storico può farsi decorrere addirittura dal III secolo d.C. almeno sul piano specifico della filosofia; in questo caso, non si può ignorare che l'elaborazione del Neo-platonismo, per un verso, e il consolidamento del Cristianesimo, per un altro, concorrono alla formazione di una mentalità speculativa, e dottrinale, nuova e diversa da quella della cultura classica intesa nella sua duplice articolazione dell'età ellenica ed ellenistico-romana.
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La metafisica del ping-pong. Un'introduzione alla filosofia perenne
di Guido Mina di Sospiro
editore: Ponte alle Grazie
pagine: 238
"Un buon viaggiatore non sa dove va; un perfetto viaggiatore non sa da dove viene". Questo aforisma di uno scrittore cinese è il più perfetto compendio della "Metafisica del ping-pong". Perché quando s'impugna per la prima volta la racchetta non si sa dove può portare la passione per questo sport - magari addirittura in Cina, a sfidare i campioni locali - ma soprattutto non si sa di aver intrapreso una sorta di percorso iniziatico alla scoperta di sé e dei principi primi che governano la realtà. Lungo questo viaggio di perfezionamento sportivo, individuale e metafisico allo stesso tempo, Guido Mina di Sospiro non ha solo affrontato avversari di ogni tipo, affinato tecnica, tattica e strategia e appreso l'importanza di lasciarsi guidare da un maestro: grazie al ping-pong ha incontrato e visto in azione, nel vivo del gioco, la geometria non euclidea, la logica non lineare, la strategia da von Clausewitz a Sun Tzu; ha riscoperto Carl Gustav Jung e interrogato l'IChing, colto la potenza del mito platonico della caverna e dei principi della filosofia taoista. E naturalmente, inseguendo il suo "stato di grazia" mistico-sportivo, si è anche divertito, e continua a divertirsi moltissimo.
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Tempo e racconto
di Paul Ricoeur
editore: Jaca Book
pagine: 340
Mai forse Paul Ricoeur aveva affrontato un campo così vasto come in quest'opera. Egli stesso definisce la problematica del presente volume "il carattere temporale dell'esperienza umana". L'autore così precisa: "Esiste tra l'attività di raccontare una storia e il carattere temporale dell'esperienza umana una correlazione necessaria e universale. In altri termini il tempo diviene 'tempo umano' nella misura in cui è articolato in un racconto; e d'altro canto, il racconto raggiunge il suo pieno significato quando diviene una condizione dell'esperienza temporale. Il tempo è un aspetto dei movimenti dell'universo. Se non ci fosse nessuno per contare gli intervalli non ci sarebbe tempo. L'attività del racconto consiste nel costruire degli insiemi temporali: configurare il tempo". La storia è dunque protagonista della teoria della narratività esposta in questo primo volume. Tempo e racconto si apre con una doppia prospettiva: la prima ci porta verso la meditazione sul tempo di sant'Agostino, la seconda verso la teoria del racconto di Aristotele. Le due prospettive vengono tessute dall'autore in una trama di pensiero che dall'affermazione secondo cui il tempo umano è sempre un tempo raccontato si apre ai sentieri della comprensione del racconto nella sua doppia veste di storia e di fiction.
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La mente, l'anima, il corpo. Modelli greci
di Anthony A. Long
editore: Einaudi
pagine: 163
I greci hanno contribuito in modo sostanziale a formulare un linguaggio della mente e a svilupparne i concetti. Le nozioni greche di mente e identità umana - che da Omero e Platone giungono fino a Epitteto e Plotino - toccano questioni di interesse ricorrente e universale, riguardano il modo in cui descriviamo le nostre esperienze, reali o potenziali, e il modo in cui ci confrontiamo, o dovremmo confrontarci, con il mondo e con noi stessi. Cosa ci accade quando moriamo? Gli esseri umani sono mortali o hanno la possibilità di conseguire l'immortalità? Come sono legate la mente, l'anima e il corpo? Siamo responsabili per la nostra felicità? Perché si è giunti a pensare che la vita migliore è una vita governata dalla ragione, con i desideri e le emozioni subordinate al suo comando? Che cosa ha significato pensare all'intelletto umano nei termini di una facoltà divina? Anthony Long si chiede quando e come queste questioni siano emerse nella Grecia antica, e dimostra quanto i modelli di mente ereditati dai pensatori greci siano ancora efficaci nel cogliere e illuminare la nostra comprensione di noi stessi e delle nostre aspirazioni.
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La Repubblica di Platone
di Alain Badiou
editore: Ponte alle Grazie
pagine: 420
Né traduzione o parodia, né commento rilettura filologica, "La Repubblica di Platone" "di" Badiou si accinge a diventare l'opera filosofica più singolare del XXI secolo. Un genere letterario a sé stante e tanto più stupefacente quanto non è del tutto chiaro chi ne sia l'autore: il greco Platone o il francese Alain Badiou? Personaggi sono Socrate e i suoi allievi, ma tra questi spunta una donna. Lo stile è quello del dialogo, ma il lettore è afferrato da una prosa che attinge a piene mani da un'incalzante oralità. I problemi sono quelli della giustizia e della costituzione politica, ed ecco allora che si parla di corruzione dilagante e sovranità del denaro. Resta la tensione socratica con Omero ed Eraclito, ma la poesia viene riscattata da Mallarmé e il molteplice da Deleuze. I concetti, le domande, i nodi problematici è l'eternità dell'opera di Platone a porli. Ma sono la vivacità e l'audacia del pensiero di Alain Badiou a declinarli nella nostra condizione contemporanea, a farli vibrare in un testo che ricolloca l'opinione nel contesto delle società mediatiche, il mito della caverna nell'odierna schiavitù dell'effimero, Dio nell'alterità, la filosofia in un gesto di combattimento. Nella società giusta qui ridisegnata, dove a governare sono di nuovo i filosofi, e dove tutti, nessuno escluso, saranno filosofi, a dischiudersi non è solo la possibilità di una "vera politica" ma una via di accesso all'assoluto. Introduzione e postfazione di Livio Boni.
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Le dottrine di Democrito d'Abdera. Testi e commenti
editore: Edizioni Immanenza
pagine: 356
Democrito di Abdera, con lo sviluppo che ha dato alla dottrina atomistica del suo maestro Leucippo, segna il punto più alto toccato dalla filosofia dei naturalisti greci, e d'altra parte, per la sua posizione storica avverso l'empirismo dei sofisti, in ispecie di Protagora, esprime anche in una maniera caratteristica quella forma di razionalismo, vicina e lontana al razionalismo platonico, che si accompagna all'intuizione meccanica e matematica del mondo fisico: quale rinasce colla scienza moderna di Galileo.
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Stirner e Nietzsche
di Albert Lévy
editore: Edizioni Immanenza
pagine: 100
"Risultava naturale avvicinare i nomi di questi due filosofi, le cui idee si opponevano in maniera così netta alle idee correnti; ci si abituò a vedere in Stirner un precursore di Nietzsche. Ma bisognerebbe domandarsi se quest'abitudine fosse giustificata. È vero innanzitutto che Stirner abbia avuto un'influenza su Nietzsche? È giusto in un secondo tempo considerare le loro filosofie come due sistemi analoghi e animati dallo stesso spirito? È a giusto titolo che si avvicina Nietzsche a Stirner, e che si parla di una corrente individualista, anarchica o immoralista?" "L'Unico di Stirner mostra a quale conseguenza estrema porti il panteismo della filosofia hegeliana: c'eravamo sforzati anzitutto di collegare l'idea e il reale; siamo stati condotti al nominalismo. L'originalità di Stirner è consistita nel dedurre questo nominalismo per affrancare l'individuo da ogni legame. Nietzsche, al contrario, tiene anzitutto all'originalità artistica e alla sincerità morale. È ai borghesi tedeschi, ai filistei ed ai farisei che si rivolge, quando afferma che ogni individuo è un miracolo unico."
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Campanella. Studio critico sulla sua vita e su «La città del sole»
di Lafargue Paul
editore: Edizioni Immanenza
pagine: 72
Una crisi religiosa, continua e generale, agitò il medioevo europeo; fin da prima del XII secolo sètte ereticali spuntarono in
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Pensare al non vedere. Scritti sulle arti del visibile (1979-2004)
di Jacques Derrida
editore: Jaca Book
pagine: 395
Delle arti - di ciò si tratta in questo libro. Delle arti, appunto, al plurale. O anche della problematicità di un singolare - l'"arte" -, che si rifrange ogni volta in una molteplicità lontanissima dall'essere omogenea. Jacques Derrida non si è mai sottratto alla sottile quanto inevitabile ingiunzione che le "arti del visibile", ossia il disegno, la pittura e la fotografia, ma anche il cinema, la videoarte e il teatro, suscitano per il solo fatto di esistere. Ed è vero - come il lettore potrà constatare - che la decostruzione trova nelle arti un'occasione assai feconda di esplicitare, mettere alla prova e sperimentare la portata dei suoi concetti. Per quanto concerne il visibile, infatti, si tratta sempre, anche se in modalità differenti nelle arti e rispetto alla scrittura, della traccia, del tratto, di spettri, e dunque di un "vedere senza vedere niente". Derrida non avrà pensato che a questo non vedere, come rivelano i testi qui raccolti (saggi, interventi, conferenze, interviste, scritti per cataloghi d'arte), apparsi lungo l'arco di venticinque anni di attività e pratica di scrittura, successivi alla pubblicazione di "La vérité en peinture" (1978) fino al 2004.
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