Poesia
Trentennio. Versi scelti e inediti 1979-2009
di Gianni D'Elia
editore: Einaudi
pagine: 326
Auto-antologia poetica e bilancio di un'epoca. Questo volume seleziona il meglio di trent'anni di poesia di un autore fra i più importanti, ma il "trentennio" in questione è anche uno spicchio non piccolo di vita nazionale e echeggia in modo lugubre un altro, diverso periodo della storia italiana. Questo perché i versi di D'Elia si sono sempre nutriti di politica, di indignazione per le tragedie pubbliche, di sconforto per "questo mondo ottuso che si voleva cambiare" ed è cambiato, talvolta, in peggio. Nata sotto il segno di Pasolini, la poesia civile di D'Elia ha saputo trovare via via forme sempre più personali, riconoscibili, includendo aspetti di lirismo naturalistico e di riflessione letteraria o filosofica, in un recupero semmai di modelli leopardiani generalmente trascurati dal modernismo poetico nazionale. E questo accanto a rievocazioni minime, personali, amicali, che si innestano perfettamente nelle vicende collettive: piccole storie che lasciano una traccia indelebile in chi, anche nel rumore assordante dei nostri tempi, riesce ad ascoltarle. Un viatico di "resistenza umana" per superare le amarezze di tante sconfitte che hanno intrecciato il privato e il politico in questi ultimi trent'anni.
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A schemi di costellazioni
di Aldo Nove
editore: Einaudi
pagine: 101
Dopo la parentesi pop-arcaica di "Maria", Aldo Nove torna a forme di poesia pili modernamente franta e complessa, ma la vocazione "massimalista" del poemetto viene confermata, se non addirittura rilanciata. I fuochi centrali del libro sono la dimensione cosmica dell'esistenza e le ferite dell'individuo che vorrebbe parteciparvi, la fenomenologia del dolore umano, il ruolo dell'arte e della poesia. Nel flusso ritmico e ribollente che avvolge le cose non mancano i segni di un mondo prima del tempo e prima del senso. Ma è un mondo alieno, o meglio: noi siamo alieni ad esso, chiusi nei meccanismi delle nostre vite quotidiane, delle nascite e delle morti, impediti a percepire la memoria perduta del prima e del dopo, ancorati alla paura di una dissoluzione. In altre parole, svolgendo l'ossimoro di un altro titolo di Aldo Nove, nell'"oggi come oggi" non possono albergare galassie: perché "Non c'è pietà o presente nella fuga / centripeta di tutto". Il libro alterna forme chiuse e aperte, nel segno di un respiro pili controllato o tanto ansimante da spegnersi in frammenti di frase, in singole parole alonate di faticoso silenzio. Sono sistole e diastole di un unico pulsare, in cui pacata razionalità e delirio sembrano appartenere a una stessa natura poetica, tesa a ricucire uno strappo primordiale che è poi la nostra vera, tragica essenza.
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Stupore. Tutte le poesie edite e inedite (1957-2000)
editore: Servitium Editrice
pagine: 595
"Stupore" è parola chiave nelle liriche di Davide Montagna, riunite qui tutte insieme e con una sezione corredata da un appara
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Amor di poesia
Lettere (1940-1966)
editore: De ferrari
pagine: 112
Il carteggio, composto da settantasette lettere, ha come protagonisti due poeti liguri , Angelo Barile e Gherardo del Colle, a
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Esaurito
Gesù figlio dell'uomo
di Kahlil Gibran
editore: Se
pagine: 178
Pubblicato nel 1928, cinque anni dopo "Il Profeta", di cui riprende lo stile solenne e metaforico mutuato dalle Sacre Scritture, "Gesù figlio dell'uomo" è un ritratto a più voci della figura del Cristo. Parlano personaggi del Vangelo, come Maria, Giovanni il Battista, Pietro, Ponzio Pilato, Giuda, e parlano personaggi creati da Gibran, come la donna di Byblos, il logico, il poeta, l'astronomo. In tutto sono 77 voci: alcune parlano una sola volta, altre due volte. Ma tutti, discepoli, amici o nemici, parlano di Gesù a partire da loro stessi: l'oratore vede in lui la perfezione dell'oratoria, il medico lo ritiene il miglior medico, il poeta lo considera il poeta supremo. L'ultimo a parlare è un uomo del ventesimo secolo, che la critica identifica con Gibran. Nel ritratto fantastico, corale, della figura del Nazareno, Gibran evidenzia il vigore, la forza, la potenza, la ribellione alla lettera della legge, piuttosto che la mansuetudine. Gesù, per Gibran, è soprattutto figlio dell'uomo, rappresenta il compimento e la realizzazione di ogni singolo uomo: la libertà, la pienezza, la passione dell'essere.
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A chi porti la rosa? Testo arabo a fronte
di Islam Samhan
editore: Interlinea
pagine: 96
Per la prima volta viene tradotto il libro sottoposto a fatwa di Islam Samhan, il poeta giordano condannato a morte "per aver
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Alle cinque della sera
Con le poesie di R. Alberti, G. Diego, M. Hernandez
di García Lorca Federico
editore: Passigli
pagine: 88
Tragico eroe della tauromachia spagnola, divenuto figura mitica nell'Olimpo letterario grazie al celebre Lamento di Federico G
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Il ritorno di Lilith
di Joumana Haddad
editore: L'Asino d'Oro
pagine: 108
Un mito antichissimo e poco conosciuto racconta della ribellione di Lilith, figura di origine mesopotamica, prima donna di Ada
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La stella promessa
di Calabrò Corrado
editore: Mondadori
pagine: 101
Come in una "fiction stellare", un sommovimento immenso ha sconvolto la terra
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Padre mio
di Alda Merini
editore: Frassinelli
pagine: 105
Terribile e dolcissimo, enigmatico e sapiente: chi viene evocato in questo libro è il grande esiliato della coscienza contemporanea, il padre. In tutti i sensi in cui si voglia intendere questa figura così inattuale: il Dio Padre religioso, punto di riferimento di chiunque cerchi con ostinazione e umiltà il senso della propria vita; oppure il padre spirituale, àncora di conforto, confidenza, consiglio, quello che per Alda Merini fu la figura straordinaria di David Maria Turoldo, "un prete che diradava le tenebre, che accarezzava quelle carni rese putride dalla distanza, un prete che era la memoria". Il padre rappresenta simbolicamente l'origine e, nello stesso tempo, il Nulla cui tutto tende. Lo cerchiamo senza saperlo, come ciechi o sonnambuli, a volte ce ne separiamo con rabbia e superbia, o lo dimentichiamo con insipiente vanità. Ma lui non ci lascia mai, e a noi non è concesso di lasciarlo, sembrano suggerirci questi versi, a tratti visionari e dolenti, ancora una volta di grande potenza espressiva. Rovesciando i termini del rapporto filiale, la poetessa si chiede infatti: "Ma non è l'uomo che sostiene Dio e, come un eterno Anchise, se lo porta sulle spalle e gli fa attraversare quel fondo di infinita solitudine che è la vita?" Quasi un destino che è impossibile sfuggire o esorcizzare. Un libro toccante che non consola né rassicura, ma interroga con muta insistenza le nostre coscienze di uomini moderni che credono di non avere più bisogno né di santità né, tantomeno, di un padre.
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Morte e fama. Ultime poesie 1993-1997
di Allen Ginsberg
editore: Il Saggiatore
pagine: 285
Questo è l'ultimo libro del grande poeta americano
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