Ponte alle Grazie: Saggi
Seneca per i manager. Testo latino a fronte
editore: Ponte alle Grazie
pagine: 128
"Il manager, due millenni orsono, non era diverso da quelli di adesso. Gli piaceva vivere bene, trascorrere il week-end in campagna, andare in Sicilia per le vacanze e godere la buona cucina, in colazioni di lavoro e pranzi con belle ragazze... Seneca gli dava buoni consigli, per aiutarlo a vincere le sue battaglie. E lo esortava ad avere fiducia in se stesso e a non perdersi d'animo di fronte a qualsiasi difficoltà; gli diceva che certi compiti sembrano difficili soltanto perché non abbiamo il coraggio di affrontarli, e così dicendo precedeva di duemila anni un caposaldo della filosofia anglosassone secondo il quale le cose difficili richiedono tempo, e quelle impossibili richiedono un po' più di tempo." (dalla prefazione di Piero Ottone)
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Il corridore. Storia di una vita riscattata dallo sport
editore: Ponte alle Grazie
pagine: 137
All'inizio di questo racconto c'è un uomo che si guarda allo specchio e si chiede: "Sono davvero io quel vecchio lì?" Il suo c
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Sei proprio il mio typo
La vita segreta delle font
di Garfield Simon
editore: Ponte alle Grazie
pagine: 364
Pressoché sconosciute fino a vent'anni fa, grazie all'avvento della tecnologia informatica oggi le font sono a tutti gli effet
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E il giardino creò l'uomo. Un manifesto ribelle e sentimentale per filosofi giardinieri
di Jorn de Précy
editore: Ponte alle Grazie
pagine: 125
Il giardino: ultimo rifugio della spiritualità e della poesia; ultima frontiera al di qua della barbarie e dell'alienazione; ultima utopia - ma un'utopia pratica, tangibile. Questi i temi che il giardiniere-filosofo Jorn de Précy - attivo a cavallo fra Otto e Novecento e di cui poco si sa, ma che è da sempre oggetto di venerazione da parte degli appassionati - ha riunito nel suo "E il giardino creò l'uomo". Questo scritto vibrante è soprattutto il manifesto di un'idea del giardino che l'autore riuscì a realizzare nella sua tenuta di Greystone, nell'Oxfordshire; un'idea straordinariamente attuale e ancora, nella sostanza come nella forma, rivoluzionaria, quella del giardino selvatico. Nel fare il giardino, l'uomo - sostiene de Précy - deve restare in ascolto della natura, del genius loci, non forzare ma assecondare le forze che vi operano, mettendosi al loro servizio e riallacciando così il legame con il mondo naturale; il quale lo ripagherà regalandogli il piacere più compiuto e nello stesso tempo inesauribile, lo spettacolo della vita e delle stagioni. Trattato di storia dei giardini, memoir e nello stesso tempo appassionato pamphlet politico, "E il giardino creò l'uomo" è anche il ritratto di un uomo originale e, a suo modo, enigmatico; al termine della lettura ci sembra di vederlo scomparire lungo uno dei sentieri dell'amato Greystone, a raggiungere gli dèi che si celano tra le sue piante.
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Benvenuti in tempi interessanti
di Slavoj Žižek
editore: Ponte alle Grazie
pagine: 132
Il titolo deriva da una presunta imprecazione cinese: "Che tu possa vivere in tempi interessanti!", dove "interessante" è un e
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Come avere sempre ragione
Usare la logica, abusarne e difendersi
di Pirie Madsen
editore: Ponte alle Grazie
pagine: 245
Che cos'è una fallacia? È un errore logico sottile, che ha invece l'aria di un argomento vincente e che può essere usato per i
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Rubare l'erba. Con i pastori lungo i sentieri della transumanza
di Marco Aime
editore: Ponte alle Grazie
pagine: 115
"Partivano. La gente di queste parti è sempre partita". I ricordi di Toni e Margherita, un anziano pastore e sua moglie, disegnano a tratti scarni ma decisi la loro storia, la storia della gente di Roaschia, nel Piemonte rurale di oltre mezzo secolo fa. Pastori, acciugai, venditori di capelli, uomini perennemente in viaggio: l'etnografo si chiede se abbia senso parlare di "radici", quando esistono "terre dove vivere è un lusso che non ci si può concedere sempre", quando si è costretti a fuggire dal proprio villaggio per scampare alla povertà, per sopravvivere, "rubando l'erba" per le proprie pecore. Eppure continuiamo a pensare che il nomade, il randagio, il bastardo, siano l'eccezione, e che il sedentario sia la norma. Marco Aime, che in quelle terre è nato e cresciuto, stempera il "dato" antropologico e oggettivo in un racconto vivido, "in prima persona", e proprio per questo vitale, nonostante la patina del ricordo e della nostalgia. La vita del pastore, segnata dall'universale diffidenza che i sedentari covano per i migranti di ogni tempo e luogo, diventa l'emblema - e la guida - di tutte le nostre peregrinazioni: "È quello il suo sapere, uno dei saperi del pastore, che tu non sai: conoscere la strada, trovarla sempre".
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I colori dei nostri ricordi. Diario cromatico lungo più di mezzo secolo
di Michel Pastoureau
editore: Ponte alle Grazie
pagine: 240
Qual è primo colore che ricordiamo? C'è un'immagine della nostra infanzia che ci è rimasta impressa per quella particolare sfu
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Elogio delle erbacce
di Mabey Richard
editore: Ponte alle Grazie
pagine: 347
Flagello biblico, responsabili di avvelenamenti di massa o simbolo di rinascita postbellica: fin dagli albori l'umanità ha rin
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Ciò che conta è la bicicletta
di Penn Robert
editore: Ponte alle Grazie
pagine: 217
Senza dubbio il più popolare mezzo di trasporto nella storia, la bicicletta è una delle più grandi invenzioni dell'umanità
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Ultima fermata Gaza. Dove ci porta la guerra di Israele contro i palestinesi
editore: Ponte alle Grazie
pagine: 220
Due fra i più attrezzati e acuti critici della politica israeliana in Palestina, lo storico israeliano Ilan Pappé e il linguista statunitense Noam Chomsky, uniscono gli sforzi con l'obiettivo di destare un numero sempre più ampio di coscienze ma anche di offrire spunti di riflessione e nuove conoscenze al lettore più esperto. Non solo è ricostruita criticamente la storia del conflitto, il cui episodio chiave - la Nakba del 1948 - viene reinterpretato da Pappé come un vero e proprio caso di pulizia etnica, ma si leggono con strumenti e argomenti irreperibili sui nostri media la natura e le conseguenze degli attacchi a Gaza del 2008 e 2009 e dell'assalto alla "Flottiglia della Libertà" del 2010; si discute il ruolo che hanno sempre svolto gli Stati Uniti, anche oggi sotto l'amministrazione di Obama, nell'avallare l'illegale politica israeliana di colonizzazione dei territori occupati; si prospettano i vari scenari di pace, a partire dalla proposta di un unico Stato binazionale avanzata fra gli altri da Pappé e, più prudentemente, dallo stesso Chomsky. Il conflitto arabo-israeliano è una miccia accesa nel cuore del Mediterraneo e coinvolge i destini del mondo. Per questo, "Ultima fermata Gaza" è un libro per chiunque voglia esserne informato e desideri una sua pacifica ed efficace soluzione.
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Si fa presto a dire Dio. Riflessioni per un multiculturalismo religioso
di Paolo Scarpi
editore: Ponte alle Grazie
pagine: 149
Chi sono Yahweh, Dio, Allah, e le altre divinità del pantheon induista, o di quello greco, egizio? "Dio" sembra essere una presenza costante e nient'affàtto monolitica, anzi multiforme e ricchissima di sfumature, nella vita dell'uomo. Cosa sono quindi le "religioni"? Cosa significa tracciarne una storia oggi, agli albori del secondo millennio? Quali sono le radici profonde del fondamentalismo, così prepotentemente attuale oggi, e dell'universalismo religioso? Che sfide devono affrontare le grandi religioni di massa nell'epoca della globalizzazione? Sono domande cui Paolo Scarpi tenta di fornire una risposta, offrendo un'ampia panoramica che intreccia passato e presente, e che suggerisce molteplici punti di vista su temi apparentemente "intoccabili". Ma ciò che più preme all'autore, ancor prima che fornire risposte, è formulare le domande giuste, restituendo alle parole il loro significato più autentico: è quindi necessario rivedere il nostro stesso concetto di "religione", stabilire il peso dei filtri storici e sociali attraverso i quali osserviamo e viviamo il fenomeno religioso. Perché "si fa presto a dire Dio", basandoci su convinzioni e credenze tanto radicate da sembrare verità incontrovertibili e nient'affàtto complesse. Al contrario, l'esercizio del dubbio e del pensiero critico si rivelano strumenti indispensabili anche per chi intende ricercare le tracce dell'eterno nella storia.
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