Obiettivo di questo libro, prodotto del sensazionalismo editoriale del 1922, era mostrare la verità e l'utilità della fotografia spiritica. Doyle, membro ordinario della Physical Society (ma anche della Society for Psychical Research), indaga con altri uomini e donne di scienza e di lettere su ciò che non è visibile agli occhi. La domanda intorno alla quale ruota questa difesa della fotografia di fantasmi è se con una macchina fotografica sia possibile o no restituire un volto a chi è morto - e, in ultima analisi, se si possa dimostrare l'immortalità dell'anima. Doyle procede come il suo Sherlock Holmes: raccoglie indizi, fa eccezioni, ricostruisce storie per ricostruire vite. L'occasione è data da un'accusa del parapsicologo britannico Harry Price a William Hope, fondatore del Crewe Circle di cui Doyle è appassionato simpatizzante: Price sostiene che Hope sia un impostore, che non fotografi i fantasmi ma manipoli le lastre fotografiche. Doyle, attraverso un confronto tra le fotografie in vita e in morte e grazie a una rete di ferrate e inappuntabili ipotesi, difende Hope. Della versione di Price ci è rimasto poco, di quella allucinante e romanzesca di Doyle tutto. Perché la letteratura dice la verità.
Fotografare gli spiriti
| Titolo | Fotografare gli spiriti |
| Autore | Arthur Conan Doyle |
| Curatore | A. Giammei |
| Argomento | Narrativa Narrativa contemporanea |
| Collana | Letteratura universale |
| Editore | Marsilio |
| Formato |
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| Pagine | 224 |
| Pubblicazione | 2022 |
| ISBN | 9788829714414 |
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