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Opera, neutro plurale. Glossario per melomani del XXI secolo

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Opera, neutro plurale. Glossario per melomani del XXI secolo
Titolo Opera, neutro plurale. Glossario per melomani del XXI secolo
Autore
Argomento Scienze Umane Comunicazione
Collana La cultura, 1817
Editore Il saggiatore
Formato
libro Libro
Pagine 410
Pubblicazione 2024
ISBN 9788842830931
 

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Categorie, personaggi, figure, luoghi comuni e non comuni di quello spettacolo musicale che chiamiamo «opera» si radunano qui come voci di un repertorio che fa di tutto per non essere quello che sembra: un'enciclopedia. L'ordine alfabetico, per sua natura arbitrario, fa di "Opera, neutro plurale" un libro che può essere consultato o letto per estratti, in un ordine a piacere, ma invita anche a immergersi nel suo flusso come fosse un romanzo. Cominciando con gli Acuti per finire con la Zeitoper, passando per il Fiasco, il Mammismo, il Recitativo, senza schivare la Pazzia, la Political correctness e persino l'Unesco, Emilio Sala ci ricorda che l'opera è teatro ma anche tutto ciò che lo eccede come fatto musicale, come performance, come sistema di significati e stimolatore di esperienze. E dunque prova a ripercorrerne i concetti e la materia per mezzo di ottanta episodi saggistici, con l'ambizione di rimettere in discussione tutto ciò che dell'opera sappiamo e soprattutto come lo sappiamo. Come è stato detto, forse l'opera è davvero uno «zombie culturale» che non riesce a morire, e rappresenta perciò una sfida per chi non si accontenta di consumarla ritualmente. Muovendosi in un campo che la prudenza scientifica della musicologia affronta spesso controvoglia, e con l'aiuto di strumenti prestati da altre discipline come la psicanalisi, Sala prova a ripensare l'opera accompagnando il melomane in un'avventura al di fuori della sua comfort zone nostalgica. Si spalanca allora uno spazio aperto, ibrido, fluttuante, dove ogni cosa è rimessa in discussione, ma che la passione impedisce di dissezionare. L'autore si rivolge così a tutti i melomani, agli studiosi, ai musicisti, agli operatori che sentono la necessità di riflettere su di un comune «discorso amoroso».
 

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