In un tempo dominato dalla traduzione automatica e dalla comunicazione globale, "Miseria e splendore della traduzione" di José Ortega y Gasset torna a parlarci con forza rinnovata. Lontano da ogni visione tecnica o neutrale del tradurre, Ortega lo interpreta come un gesto profondamente umano: un attraversamento rischioso tra lingue, culture e mondi che non coincidono mai del tutto. Tradurre, per Ortega, è "un'impresa utopica" ma necessaria: non semplice trasposizione di parole, bensì atto creativo e interpretativo, capace di "mettere in crisi il luogo comune" e di riaprire il linguaggio alla sua originaria potenza. Ogni lingua è una prospettiva sul mondo, e ogni traduzione ne rivela i limiti e, insieme, le possibilità. Come mostra l'introduzione di Claudia Razza, questo libro è anche una riflessione filosofica sul linguaggio stesso: sulla distanza incolmabile tra pensiero e parola, e sul coraggio richiesto a chi, traducendo, accetta di "forzare" la propria lingua per restare fedele allo stile e alla visione dell'altro. Scritti in momenti diversi, i testi qui raccolti fanno corpo unico che appare oggi più che mai attuale: una critica alla semplificazione del discorso e un invito a riscoprire la traduzione come spazio di incontro, di rischio e di verità.
Miseria e splendore della traduzione
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| Titolo | Miseria e splendore della traduzione |
| Autore | José Ortega y Gasset |
| Curatore | C. Razza |
| Argomento | Letteratura e Arte Critica letteraria e Linguistica |
| Collana | Le bighe |
| Editore | Rubbettino |
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| Pagine | 144 |
| Pubblicazione | 2026 |
| ISBN | 9788849888904 |
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