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Il pozzo delle anime. Un'indagine dell'inquisitore Girolamo Svampa

Il pozzo delle anime. Un'indagine dell'inquisitore Girolamo Svampa
titolo Il pozzo delle anime. Un'indagine dell'inquisitore Girolamo Svampa
Autore
Argomento Letteratura e Arte Narrativa
Collana Einaudi. Stile libero big
Editore Einaudi
Formato
libro Libro
Pagine 312
Pubblicazione 2023
ISBN 9788806247324
 

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Nella Ferrara ebraica, tra nebbia e segreti spaventosi, Girolamo Svampa è alle prese con un vero e proprio enigma. Tanto sconcertante da mettere a dura prova la sua formidabile razionalità. Anno Domini 1626. Uno spirito malvagio si aggira per l'ex capitale estense. Molti lo credono il malach ah-mavet, l'angelo della morte. Di sicuro è un assassino spietato, che profana i corpi delle vittime per compiere un rituale arcano. L'incarico di fermarlo è affidato all'inquisitore Girolamo Svampa, che il Sant'Uffizio, stanco della sua condotta ribelle, vuole allontanare da Roma. Giunto in città, il frate domenicano dovrà far luce su un mistero reso ancora più oscuro dagli apparenti legami con la qabbalah. Intanto, l'autore dei delitti continua a nascondersi nelle vie anguste del ghetto, autentico «serraglio» in cui è stata rinchiusa una comunità di millecinquecento persone tra sefarditi, aschenaziti e italkim. Ma non saranno solo gli omicidi a tenere occupato lo Svampa. Perché nella vicenda si inserirà anche Margherita Basile, ammaliante donna d'intrigo della corte papalina, e il suo intervento risulterà quanto mai decisivo. «Posata la lanterna, Solomon Cordovero s'inginocchiò davanti all'albero, affondò le dita nella terra e iniziò a scavare. Il pozzo delle anime, lo chiamava Ramak. Cordovero avrebbe dovuto aprire il pozzo delle anime e immergersi nelle sue acque più profonde. Abbandonarsi allo yihud e diventare un tutt'uno col respiro divino che attraversava il mondo dei vivi e quello dei defunti. Così pensava, diviso tra l'estasi mistica e il fetore della terra che gli saliva alle narici, quando, all'improvviso, la più crudele delle carezze gli corse lungo la schiena. Non un lamento gli uscì dalla bocca. Solo l'esclamazione atterrita di chi viene sopraffatto dall'inconoscibile. Perché prima del dolore, prima che le sue vertebre venissero snudate come semi di un frutto maturo, aveva avvertito la presenza del malach ah-mavet. L'angelo della morte».
 

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