Per secoli l'Europa è stata un continente di contadini. Poi, nel giro di poche generazioni, quel mondo si è quasi dissolto, lasciando dietro di sé tracce scarse e spesso marginali, il più delle volte ridotte a folklore o a reliquia museale. Con una scrittura profonda e poetica, Patrick Joyce affronta questa perdita come una delle grandi cesure della storia europea: non solo la fine di un'economia o di una forma sociale, ma la scomparsa di un'intera civiltà, con il suo rapporto con la terra, con il tempo, con la casa, con i morti, con il sacro e con la memoria. Il libro nasce da un'urgenza dichiarata con chiarezza fin dalle prime pagine: «ricordiamo con difficoltà il mondo contadino», e proprio per questo Joyce decide di restituire voce a chi ha sostenuto per secoli il peso della storia, restando quasi sempre ai margini del racconto ufficiale. Joyce richiama spesso figure e riferimenti che in Italia hanno un forte peso simbolico: Carlo Levi, Ernesto de Martino, il Mezzogiorno contadino, la religione popolare, i canti e i rituali del Sud. Nel libro si insiste sul fatto che i contadini sono stati la struttura nascosta della storia europea, coloro che hanno retto il peso di imperi, guerre, tasse e civiltà; ricordarli oggi significa dunque interrogare non solo ciò che abbiamo perduto, ma anche ciò che siamo diventati. Un libro importante, originale e profondamente umano.
Contadini. Storia personale di un mondo scomparso
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| Titolo | Contadini. Storia personale di un mondo scomparso |
| Autore | Patrick Joyce |
| Traduttore | A. Lovisolo |
| Argomento | Storia, Religione e Filosofia Storia |
| Collana | La biblioteca di Ulisse |
| Editore | EDT |
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| Pagine | 432 |
| Pubblicazione | 2026 |
| ISBN | 9791223703243 |
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