Hannah Arendt. La politica tra crisi e rivoluzione

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Hannah Arendt. La politica tra crisi e rivoluzione

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Perché leggere Hannah Arendt oggi? Perché, sostiene Bernstein, le sue penetranti intuizioni ci aiutano a pensare sia all'oscurità dei nostri tempi che alle fonti di illuminazione. In questo suo agile e acuto lavoro il filosofo statunitense ne esplora il pensiero sull'apolidia, i rifugiati e il diritto ad avere diritti; la banalità del male e le complesse relazioni tra verità, menzogna, potere e violenza; la tradizione dello spirito rivoluzionario e l'urgenza che ciascuno di noi si assuma la responsabilità della propria vita politica. Senza risparmiare critiche agli aspetti più controversi dell'opera di Arendt, Bernstein le attribuisce un duplice merito: da un lato, quello di aver riconosciuto i molteplici sintomi di una radicale crisi della politica moderna, anche per quanto riguarda le sue aspirazioni democratiche; dall'altro, quello di aver seguito con grande originalità teorica le tracce di una tradizione alternativa, producendo "una delle analisi più raffinate e suggestive della politica partecipativa", che integra "i concetti di dibattito, pluralità, isonomia, concreta libertà pubblica, felicità pubblica, potere comune". Per queste vie, Arendt solleva nuove domande ed elabora categorie inedite, associando alla critica della modernità la riflessione sul senso e sulla dignità di una politica aperta allo "spirito rivoluzionario" e alla possibilità di "dare inizio a qualcosa di nuovo".