Archinto: Lettere
Incontri. Corrispondenza 1939-1969
editore: Archinto
pagine: 200
Nell'agosto 1939 quando, con il telegramma di Roberto Longhi, inizia questo epistolario trentennale, Giuliano Briganti ha 21 a
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«Su letti di asfodelo». Lettere a Caroline Fitzgerald
di Henry James
editore: Archinto
pagine: 110
Si presentano qui diciannove lettere - fino ad ora sconosciute e inedite - di Henry James a Caroline Fitzgerald (1865-1911) e
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Sii fedele. Corrispondenza 1925-1935
editore: Archinto
pagine: 309
"Sei treu, sii fedele!" sussurra Alberich a Hagen nella I scena del II atto del "Crepuscolo degli dei", e Berg in una cartolina aveva mandato a Adorno il passo con il monito, citando però la musica senza le parole, e mettendo in imbarazzo il giovane allievo che tardò a riconoscerla. Fedele Adorno fu davvero, anche dopo la morte di Berg: fedele innanzitutto all'intuizione che lo aveva spinto nel 1925 a sceglierlo come insegnante di composizione, essendo fin da allora (prima del successo del "Woozzeck") ben consapevole della straordinaria grandezza del compositore viennese. Berg fu per Adorno il punto di riferimento negli anni della più intensa vocazione di compositore; il giovane Adorno fu per Berg un intellettuale capace di riconoscere e divulgare la grandezza dei protagonisti della Scuola di Vienna e un musicista dotato di autentico talento compositivo. Con una nota di Paolo Petazzi.
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Lettere alla vicina
di Marcel Proust
editore: Archinto
pagine: 70
Per otto anni, dal 1908 al 1916, Marcel Proust intrattiene una relazione epistolare con la signora Williams. Ciò che rende particolarmente intriganti le ventitré lettere rimasteci, pubblicate per la prima volta nel 2013, è che Proust non aveva mai parlato a nessuno né della donna, né della sua corrispondenza con lei. Chi è la signora Williams? Molto semplicemente una vicina dello scrittore. Abita come lui al 102 di boulevard Haussmann; ha sposato in seconde nozze un dentista americano con studio al secondo piano del palazzo, proprio sopra l'appartamento di Proust, mentre la coppia vive al terzo piano. Di notte, Proust lavora o combatte contro le ricorrenti crisi d'asma; di giorno, cerca di recuperare il sonno perduto, e dunque il silenzio e la quiete gli sono indispensabili. Lo studio dentistico al secondo piano e i lavori di ristrutturazione al terzo incrinano però il precario equilibrio che governa le giornate dello scrittore. A Proust non resta che rivolgersi alla gentile vicina per chiedere qualche ora di tregua. Il rumore dà il via allo scambio di lettere, ma queste acquisiscono presto anche una vita propria. In esse Proust dispiega il suo senso dell'umorismo e la sua maestria di architetto di frasi incantatorie lasciando più di una volta il lettore con l'impressione di trovarsi davanti a una pagina della "Recherche". E, d'altra parte, Proust apprezza molto le lettere raffinate e brillanti della signora Williams.
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Ineffabile nostalgia. Lettere al fratello (1931-1985)
di Emil M. Cioran
editore: Archinto
pagine: 140
I destini dei fratelli Cioran, uniti in gioventù dalla passione intellettuale e dal fervore politico, si separano sul finire degli anni Trenta. La guerra mondiale e la cortina di ferro che taglia l'Europa in due blocchi contrapposti, li costringeranno a quarant'anni d'esilio forzato. L'uno, Emil, meteco a Parigi, nel cuore di quel "paradiso desolante" che è diventato ai suoi occhi l'Occidente; l'altro, Aurel, prigioniero in patria, in una Romania ormai simile a un grigio inferno "che non è più di nessuno". I due fratelli affidano alla sorte incerta e vulnerabile della missiva il desiderio di sentirsi uniti, nonostante la Storia stessa cospiri contro di loro. Dalle lettere ad Aurel emerge un altro Cioran, per certi versi inedito. Benché animato da un orrore gnostico per la procreazione, di fronte alle sofferenze dei congiunti il "persuasor di morte" cambia registro, rivelandosi di volta in volta provvidenziale medico dell'anima, consulente familiare e scrupoloso... farmacista. Sotto il segno della malinconia - eredità a un tempo familiare e culturale - Cioran si riconcilia col fondo romeno della sua anima ed è colto da un'"ineffabile nostalgia" per i luoghi incontaminati dell'infanzia, metafora del suo sradicamento metafisico.
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Lettere sul brodo
editore: Archinto
pagine: 144
Gli anni incalzano, gli anni pesano, e la vita di Aldo Buzzi sta per toccare il secolo
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Storia di un'amicizia tra uno scrittore e un lettore. Lettere (1995-2001)
editore: Archinto
pagine: 165
Il carteggio tra Raffaele La Capria e un suo lettore, all'inizio a lui del tutto sconosciuto, Beppe Agosti, nasce "per caso" dal desiderio di quest'ultimo di conoscere un autore "famoso". Le lettere documentano il "rapporto tra uno scrittore e un lettore, tanto più interessante in quanto questo lettore non è un critico e nemmeno strettamente parlando un intellettuale addetto ai lavori, ma una persona sensibile che esprime liberamente le sue opinioni". La costanza e l'ammirazione dimostrate da Agosti riescono a smuovere l'indifferenza dello scrittore, che finisce col rivelare proprio a un "estraneo" il suo animo e i pensieri più riposti. Gli incontri diretti tra i due corrispondenti sono stati molto rari e sono dunque raccontati da Agosti come eventi straordinari, con un'esaltazione che, se a tratti può apparire eccessiva, è però giustificata dallo "stupore" della persona comune dinanzi al personaggio famoso.
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Forme della leggerezza
di Lagazzi Paolo
editore: Archinto
pagine: 302
In un mondo troppo spesso dominato dal demone della pesantezza, dalla rigidezza delle idee e dal risucchio asfissiante delle c
Fuori catalogo
Amore e speranza
Corrispondenza tra Julia e Giangio dal campo di Fossoli aprileluglio 1944
editore: Archinto
pagine: 203
Il volume trascrive con scrupolo filologico il carteggio intercorso in circostanze drammatiche, dal marzo all'agosto 1944, tra
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Fuori catalogo
Lettere sul teatro
di Giorgio Strehler
editore: Archinto
pagine: 216
L'uomo di teatro, per sua natura, non può, non deve, non sa spiegarsi. E da Strehler, uomo di teatro purissimo, non ci si poteva aspettare una comunicazione lineare, netta, chiusa. Da qui l'andamento analogico, evocativo, straripante che abbiamo imparato ad apprezzare anche attraverso la sua corrispondenza. Le lettere di Strehler sembrano dar testimonianza di una contraddizione sempre in agguato: la ricerca appassionata di senso, della materia viva e concreta del fare teatrale accanto alla scoperta - sempre rinnovabile - del mistero della teatralità che da un lato rende ciechi, ma dall'altro chiaroveggenti.
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