Il Nuovo Melangolo
Contro la falsa bellezza. Filosofia della chirurgia estetica
di Tommaso Ariemma
editore: Il Nuovo Melangolo
pagine: 59
Oggi uomini e donne ricorrono all'intervento chirurgico, come pure vecchi e giovani. La chirurgia estetica oltrepassa, uniformandoli, sessi, età, etnie, culture. Tutti si rifanno, o almeno, è quel che credono di fare. Ognuno con un significato apparentemente diverso. Ognuno stregato da quella falsa beitela che così chiamiamo perché tenta di cancellare la sua prima caratteristica: quella di essere plurale. Proprio della bellezza è di resistere ai criteri che sembrano definirla. Niente come la bellezza fa segno verso un pluralismo, che oggi, lungi dall'essere affermato, è sempre più limitato e negato. La diffusione della chirurgia estetica è sicuramente uno dei dispositivi più evidenti di tale negazione. Alla plasticità ristretta della chirurgia estetica bisogna dunque opporre una plasticità allargata. Affinché bellezza diventi l'insolente balzare fuori dalla nostra vergogna.
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La filosofia o l'arte di chiudere il becco alle donne
di Frédéric Pagès
editore: Il Nuovo Melangolo
pagine: 77
"Dove sono le donne? Dove sono le filosofe? Dove sono le donne, con le loro idee piene di fascino? Le donne!"
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La decisione di Platone. Sulla «condanna dell'arte»
di Susanna Mati
editore: Il Nuovo Melangolo
pagine: 62
Siamo sicuri che Platone abbia condannato l'arte? E come avrebbe potuto farlo, proprio lui, il maggiore scrittore greco? Se l'arte viene condannata perché non può liberarsi dalla mimesis, quale tra le forme del fare umano potrà riuscirvi davvero? Forse la filosofia? Ma anche per il filosofo è forse possibile uscire dal mondo delle apparenze, dal meccanismo della ri-produzione? Sicuramente alle spalle dell'opera di Platone troviamo una decisione tragica, affilatissima: quella di chi, pur essendo il più grande poeta dell'antichità intera, decide di non essere solamente un artista.
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Cinque amori alle Cinque Terre
di Mario Gennari
editore: Il Nuovo Melangolo
pagine: 150
"Le Cinque Terre!
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La speranza del testimone
di Adriano Sansa
editore: Il Nuovo Melangolo
pagine: 125
La nuova raccolta di poesie di Adriano Sansa conferma la vocazione intimistica del suo autore. Essa evoca paesaggi e figure femminili alternando la nostalgia e la grazia e, rimanendo fedele alla grande tradizione poetica italiana, recupera l'endecasillabo classico per dar vita al proprio mondo interiore.
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Georges Bataille o la disciplina dell'irriducibile
editore: Il Nuovo Melangolo
pagine: 219
I contributi raccolti nel presente volume si interrogano, da punti di vista differenti, sul senso da attribuire all'invito batailleano: "È giunto il momento di mettere in pratica un insegnamento dell'irriducibile", e sull'etica impossibile che ne discende. Un'etica che, pur nella presa d'atto dell'inevitabile riduzione dell'umano a 'cosa', non si rassegna né si piega alla venerazione di ciò che c'è; ma che tenacemente, e con disciplina, invita a cercare, fin dentro la cosificazione, ciò che, nelle forme lussuose e idiote del soggetto e del mondo, sfugge e resiste con grazia sovrana all'imperativo della riduzione, silenziosamente ripetendo: non serviam.
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Profilo dell'osservatore naturalista. Telesio, Bruno, Montaigne
di Franco Crispini
editore: Il Nuovo Melangolo
pagine: 156
Il "De rerum natura" (1586) di Telesio, i "Dialoghi italiani" (1584-85) di Bruno, i "Saggi" (1588) di Montaigne, suggeriscono il ritrovamento, al loro interno, di un tema, tra i tanti significativi, della fisionomia di un "osservatore naturalista", collocato dentro una "nuova" filosofia che muove verso la modernità. Questo libro ha voluto appunto verificare quanto e come quel motivo intrecciato alle altre idee fondamentali, avesse trovato posto, nel corpo del pensiero dei nostri tre Autori, fino al punto da far emergere il profilo di un "osservatore naturalista", come abbiamo voluto chiamare un nuovo tipo di filosofo, diverso in quegli stessi autori, ma recante una unica impronta lasciata dalla cultura dell'epoca.
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La beffa dei vinti
di Andrea Casazza
editore: Il Nuovo Melangolo
pagine: 356
La stagione dei processi ai fascisti genovesi inizia il primo giugno 1945. In poco più di due anni e mezzo vengono istruiti 251 procedimenti e portati alla sbarra 395 imputati di cui 82 assolti in primo grado. L'entrata in vigore dell'amnistia Togliatti, nel giugno del '46, (s)travolge il lavoro delle Corti d'Assise speciali e assume i contorni di un colpo di spugna sulle sentenze: a Genova farà uscire di galera 266 condannati. Brigatisti neri responsabili di retate e spedizioni punitive, picchiatori della Guardia nazionale repubblicana, spie, cacciatori di ebrei, torturatori di partigiani, civili al soldo della Gestapo, nomi di spicco della polizia, della politica e dell'amministrazione pubblica durante la Repubblica di Salò: tutti liberati! Una beffa per chi aveva lottato per la libertà soffrendo persecuzioni, deportazioni e piangendo parenti e amici uccisi. Oggi, in tempi in cui il revisionismo storico che piange sul "sangue dei vinti" è giunto a negare l'olocausto e la censura sta tornando di moda, questo libro intende restituire volti e storie a un passato che sarebbe più che mai pericoloso lasciare confinato nell'oblio. Ripercorre i processi a spie della porta accanto, a delatori in fabbrica, agli aguzzini del carcere di Marassi e della Casa dello Studente, a spietati squadristi e ai grandi criminali, prima condannati a morte e poi liberati. Giungendo a un'amara conclusione: tutto rimase impunito.
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Critica dell'uomo economico
di Alain Caillé
editore: Il Nuovo Melangolo
pagine: 126
Mai come di fronte all'attuale crisi mondiale dell'economia si impone la necessità di criticare il modello economico dominante
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Saggio sull'arte di strisciare ad uso dei Cortigiani
di Paul Henry Thiry d'Holbach
editore: Il Nuovo Melangolo
pagine: 26
"Un buon cortigiano non deve mai avere un opinione personale, ma solamente quella del padrone o del ministro
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Wu Ming. Non soltanto una band di scrittori
di Gaia De Pascale
editore: Il Nuovo Melangolo
pagine: 124
"La storia dei Wu Ming è una storia che vale la pena raccontare. Non tanto, o non solo, perché la loro scrittura ha lasciato segni ben visibili nel panorama letterario italiano, o per lo scossone che le azioni di Luther Blissett prima, e i libri di Wu Ming dopo, hanno dato a certa cultura pigra e salottiera, appisolata nelle ritmiche scadenze di vecchi sperimentalismi e nuovi premi. Ma anche, e soprattutto, perché le storie che raccontano ci appartengono per davvero. Sono nostre, siamo noi. Nate da un lavoro collettivo, prese dalla collettività e a essa restituite, le narrazioni di Wu Ming si sporcano le mani nel fango che tutti abbiamo attraversato, senza consolazione e senza retorica. Ed è proprio scavando nella melma di un passato al quale non ci si può più permettere di fare sconti che la speranza riesce nuovamente a emergere, a imporsi su qualunque sconfitta".
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