Manni
Canta il merlo sul frumento. Il romanzo della mia vita
di Lidia Menapace
editore: Manni
pagine: 140
Questo libro è un'autobiografia: Lidia Menapace racconta la sua lunga vita, che ha attraversato il fascismo, la prima e la seconda Repubblica, le stagioni delle lotte operaie e i movimenti studenteschi, il femminismo, le mobilitazioni pacifiste e per l'ambiente. È un romanzo di formazione: è la vicenda di una ragazza che cresce nel ventennio fascista, in una famiglia progressista e laica, e che per spontanea necessità interiore diviene antifascista e partigiana; e per tutta la vita proietterà i suoi modelli etici nell'impegno pubblico culturale e sociale. È un romanzo della storia d'Italia: Lidia Menapace è stata impegnata nei movimenti cattolici progressisti, dirigente della Democrazia Cristiana (prima donna assessora alla Provincia di Bolzano), ha vissuto la diaspora della sinistra DC; docente all'Università Cattolica di Milano, fu allontanata per la sua dichiarazione di marxismo; ha partecipato alla nascita del quotidiano "il manifesto" e vi ha collaborato a lungo; nel 2006 è stata eletta senatrice con Rifondazione Comunista (indicata come presidente Commissione Difesa, non fu eletta per le sue posizioni pacifiste), e dal 2011 è nel Comitato nazionale ANPI. Il libro ha una prospettiva sempre aperta alla storia; cosicché gli eventi personali si coniugano con quelli generali, e i primi ne assumono senso più ampio e i secondi vivezza ed umanità.
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Non ho l'età. Perdere il lavoro a 50 anni
di Loris Campetti
editore: Manni
pagine: 184
Cosa significa trovarsi a 50 anni senza un lavoro perché delocalizzano la fabbrica, o tagliano il personale, o l'azienda fallisce? Come si sopravvive se si è troppo giovani per la pensione e troppo vecchi per riuscire a ricollocarsi, con i figli ancora a scuola e un mutuo da pagare? Loris Campetti scrive un reportage viaggiando per l'Italia e raccogliendo nove storie emblematiche di una generazione di lavoratori dimenticati, invisibili: c'è la Ottana in Sardegna e l'amianto di Avellino, la Merloni di Fabriano e l'Eutelia di Roma, ci sono le storie di una grafica e di un direttore di teatro toscani, le coop rosse emiliane, gli indiani del Reggiano, c'è l'occhialeria del Veneto. Ci sono, soprattutto, delle donne e degli uomini: ognuno racconta la propria storia, e Campetti ne spiega il contesto territoriale e lavorativo. Scrive l'autore: "Via via che prendevo appunti nel mio block notes mi sono rafforzato nell'idea antica della centralità del lavoro nella vita delle persone, perché quando il lavoro viene meno non è dell'assistenza che si va in cerca, bensì della dignità. Cioè del lavoro. Un lavoro irrobustito dai diritti, per non tornare alla schiavitù, come ci ricorda un'indiana del Punjab arrivata nella Pianura padana per mettere etichette alle nostre t-shirt griffate, a mungere le nostre mucche e strigliare i nostri cavalli." Introduzione di Rossana Rossanda.
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Io non sto a guardare. Memorie di una partigiana femminista
di Velia Sacchi
editore: Manni
pagine: 243
Velia Sacchi nasce a Bergamo nel 1921. Nel 1943, sposata e madre di una bimba di due anni, entra nella Resistenza occupandosi di propaganda antifascista e trasferimento di perseguitati in Svizzera. Fortunosamente rilasciata dopo un arresto, passa alla clandestinità, collabora con "l'Unità" e fonda l'Associazione femminile per la pace e la libertà, che alla fine della guerra confluisce nell'UDI, Unione Donne Italiane. Muore nel 2015. In questa autobiografia, che recupera anche pagine di diario degli anni della Resistenza, foto, documenti e alcune immagini (tra cui carte di identità false e la scheda del CNL), c'è il racconto in presa diretta di una vita che legge i grandi e piccoli eventi della storia sempre dal punto di vista della donna. Si parte dalla lotta di Liberazione, quando oltre al ruolo di staffetta, di accudimento, di coraggio quotidiano, la presenza femminile favorisce la diffusione di sentimenti, atteggiamenti, di quella rivolta morale che costituisce l'humus emotivo della Resistenza. E di questa la Sacchi racconta senza alcuna retorica anche le problematicità e i punti critici "di genere": l'emarginazione dai posti di comando, le idee sessiste dei dirigenti e dei compagni di lotta, la violenza gratuita... Velia affronta poi, sempre dall'angolazione femminista, i nodi politici del secondo Novecento, dalla democrazia incompiuta al tentativo di ricacciare nel silenzio delle case la questione, ancora non risolta, delle donne in Italia.
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Se mi cerchi non ci sono
di Mizzau Marina
editore: Manni
pagine: 204
Dopo il funerale di Leonardo le due mogli, le figlie, le sorelle, il nipote, il cugino, una zia e alcuni amici si ritrovano in
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Senso
di Camillo Boito
editore: Manni
pagine: 166
Senso è la storia di una relazione, di un tradimento, di un inganno, di una vendetta, sullo sfondo della terza guerra di indip
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La lingua restaurata e una polemica. Otto sonetti a Londra
di Valerio Magrelli
editore: Manni
pagine: 91
Ibridazione, incrocio di generi e la più ampia, sperimentale libertà espressiva sono i caratteri essenziali di quello che potrebbe definirsi un "libro-ornitorinco", usando un termine coniato dal musicista Carlo Boccadoro per la terza raccolta poetica di Valerio Magrelli. L'occasione è l'impatto con dodici luoghi esplorati in un breve soggiorno londinese, cui segue un'accesa discussione politica (sotto forma di dialogo tra le figure immaginarie di Machiavelli e del Tenerissimo) sulle magnifiche sorti italiane, dalla disoccupazione giovanile alla fuga dei cervelli. Dopo Le invettive, una scommessa: raccontare la storia sentimentale di un restauro, per l'esattezza quello di un dipinto del Settecento, visto attraverso le mail della sorella dell'autore, restauratrice, e di uno storico dell'arte, chiamati a illustrare il processo tecnico cui sottoporre la tela. Il tutto grazie a otto sonetti di Magrelli, quattro dei quali composti in inglese. Una piccola traduzione da Adam Elgar chiude questo volume di essenze e sostanze solo in apparenza diverse.
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L'umano sistema fognario
di Cosimo Argentina
editore: Manni
pagine: 183
Emiliano Maresca lavora come un mulo in un capannone industriale, ama segretamente una ragazza di nome Anansa e conserva il cadavere della madre nel frigorifero di casa. Ascolta musica heavy metal, ha appeso sopra al letto un poster di Hitler, ha i brufoli, gli occhiali a culo di bottiglia, i capelli grassi e un paio di amici. Quando scopre di avere un padre e due sorelle, che mai ha conosciuto e che non sanno della sua esistenza, la dinamite che ha dentro deflagra con imprevedibile ferocia. In un percorso di grottesca crescita autodistruttiva, in un eroicomico apprendistato alla vita, Emiliano rotola giù, con cieca ostinazione, nella degradata quotidianità di una Taranto disfatta.
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L'ospitalità della lingua. Baudelaire, Rimbaud, Mallarmé, Valéry, Rilke, Celan, Machado, Bonnefoy e altri. Testo originale a fronte
di Antonio Prete
editore: Manni
pagine: 240
Tradurre è accogliere un ospite nella casa della propria lingua, ed è anche preservare, e talvolta ravvivare, timbri, forme, modi espressivi e ritmi del poeta che si traduce. Una sfida e un azzardo, e allo stesso tempo esercizio, dolce e arduo, di poesia. Antonio Prete porta nella sua lingua alcuni celebri poeti con i quali si è intrattenuto in un dialogo assiduo e qualche volta quotidiano. Con testo originale a fronte sono raccolte traduzioni di Labé, Ronsard, Baudelaire, Rimbaud, Mallarmé, Verlaine, Dickinson, Valéry, Rilke, Celan, Pessoa, Machado, Neruda, Alberti, Jouve, Char, Jabès, Valente, Bonnefoy. Sono infine resi in versi italiani cinque canti d'amore della tradizione salentina in grìco. Questa nuova edizione, rispetto alla precedente del 1996, raccoglie nuovi testi e nuovi autori, e rinnova alcune traduzioni. Poiché tradurre è essere in cammino verso un'impossibile traduzione perfetta.
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La buona morte. Viaggio nell'eutanasia in Italia
di Tarabbia Andrea
editore: Manni
pagine: 171
In occasione del dibattito sul caso Englaro, nel 2008, alcuni intellettuali stendono il proprio testamento biologico
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La pittora dei demoni
di Antonio Errico
editore: Manni
pagine: 213
Due storie si incrociano: un uomo e una donna si incontrano, si innamorano, si perdono, si cercano in due vite separate e due destini inseparabili, fra intrecci e sortilegi, misteri e miserie che stringono Napoli e il Salento nel tempo di un Seicento inquieto e torbido. Lei dipinge demoni in una chiesa sconsacrata per svelare un segreto nascosto in un disegno, per espiare una colpa che l'accompagna, implacabile. Lui è un violinista la cui musica affascina potenti e disperati, sprofondato nel suo passato che lo accompagna e lo tormenta. Lui e lei sono travolti da una smaniosa passione per l'arte, da una tenera tragedia d'amore.
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Giardini d'inverno
di Paola Baratto
editore: Manni
pagine: 78
Il giardino d'inverno è uno spazio tra la casa e l'esterno: lo si colma di piante verdi, melagrane sanguigne, vimini, fiori secchi. Fra odori e colori questo ambiente domestico, intimo, è protetto e protegge, attraverso vetrate invase dalla luce o tempestate dalla pioggia. Il giardino d'inverno è anche una condizione della mente, una galleria di cose vive, una zona dell'anima. Per Edoardo, che colleziona parole. Per Bianca, che entra nei quadri. Per Adele, che fotografa le ombre. Per il professore, che vuole una finestra sulla Senna... Personaggi di racconti che insieme a temi ed atmosfere si rincorrono e ritrovano come in un piccolo romanzo o in una grande foto di piccoli scatti, in un'aerea metafisicità, avvertita come ragione di vita.
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«Pensoso vo mesurando». L'irruzione della modernità nella narrativa italiana tra tardo Ottocento e Novecento
di Giorgio Bàrberi Squarotti
editore: Manni
pagine: 351
In diciannove saggi sui maggiori scrittori dell'ultimo secolo e mezzo (da De Roberto a Verga, da Pirandello a Di Giacomo a Levi, Soldati, Moravia, Vittorini, Silone, Flaiano, Bonaviri, Consolo, Del Giudice), l'autore indaga la trasformazione del romanzo italiano, rilevando le discontinuità e i cambiamenti, e individuando anche sorprendenti linee di persistenza, che emergono soprattutto in rapporto ai temi del disagio e della lacerazione rispetto alla contemporaneità; il che è più evidente per quei territori (la Sicilia, Napoli, la Basilicata osservate non soltanto dagli scrittori locali) dove più accentuata appare l'irruzione della modernità.
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