Medusa Edizioni
L'età della ferita. Intorno ai «Diari» di Kafka
di Marco Ercolani
editore: Medusa Edizioni
pagine: 110
Questo libro nasce da un'esperienza onirica
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La chiave dell'Apocalisse. Le origini iberiche del popolo giudaico
di Oscar Vladislas Milosz
editore: Medusa Edizioni
pagine: 126
«"Milosz, in transe mi annuncia che Dio gli ha permesso di divulgare le rivelazioni trovate nell'Apocalisse
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In guerra contro me stesso
editore: Medusa Edizioni
pagine: 91
Due interviste, solo in apparenza tra loro lontane nel tempo
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Il cinema della crudeltà
di André Bazin
editore: Medusa Edizioni
pagine: 165
«Il criterio della "crudeltà" a partire dal quale nel 1975 Francois Truffaut raduna questa serie di scritti di Bazin - scrive
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Scritti d'arte
di René Crevel
editore: Medusa Edizioni
pagine: 89
«Da Grunewald a Dali, dal Cristo putrefatto all'asino putrefatto, nell'eccesso di certe fermentazioni, in fondo ai più venefic
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Lo spirito contro la ragione e altri scritti
di René Crevel
editore: Medusa Edizioni
pagine: 127
"Nato il 10 agosto 1900 a Parigi da genitori parigini, il che gli permette di avere l'aria slava
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Girard. Oltre il sacrificio. Conversazione con Girard
editore: Medusa Edizioni
pagine: 111
Il cristianesimo è il primo e insuperato illuminismo
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Il libro dei maghi. Saggio sulla filosofia della natura
di Henri Focillon
editore: Medusa Edizioni
pagine: 103
«Quando si studiano i caratteri del pensiero dell'Estremo Oriente - scrive Henri Focillon -, non si dovrebbe lasciare troppo s
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Il Paese della sceneggiata
di Goffredo Fofi
editore: Medusa Edizioni
pagine: 99
Per tutto il corso del Novecento, fino agli anni Ottanta e Novanta, la sceneggiata è stata la forma di spettacolo prediletta dal proletariato napoletano e campano, dal cosiddetto sottoproletariato urbano - in realtà proletariato marginale - e dal mondo contadino che, quando era costretto a entrare in città, trovava il suo svago al teatro Duemila o al Trianon, vicini alla stazione ferroviaria e a piazza Garibaldi. Gli spettacoli erano tre al giorno, la mattina alle 11, il pomeriggio alle 6, la sera alle 9 e il programma cambiava di settimana in settimana, e si provava il nuovo copione nell'unica mattina in cui il teatro era chiuso. Come nel teatro dell'Ottocento, la compagnia aveva attori in ruoli fissi: al centro, "isso, essa e 'o malamente" e la coppia comica. La scena era il vicolo, e simili erano le storie narrate: l'innocenza insidiata, i buoni e i cattivi, un vicinato partecipe. Tutto diventava pubblico, tutto tornava strada. Al quinto atto, la canzone che dava il titolo a ogni testo e ne riassumeva vicenda e sentimenti. Ci fu un tempo in cui il popolo produceva la propria cultura, le proprie forme di spettacolo, la propria musica. Aveva gusti e idee propri e non quelli imposti dal potere attraverso comunicazioni di massa artefici di una cultura omologata e massificata. È utile ricordarlo.
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Venezia
di Julius von Schlosser
editore: Medusa Edizioni
pagine: 119
"'Una corona di città fiorenti, simili a ninfee sospese su uno stelo flessibile e altrettanto effimere, cingeva una volta le i
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Interludi. Testo neerlandese a fronte
di Karel Van de Woestijne
editore: Medusa Edizioni
pagine: 499
Il sogno della Grecia. Un sogno nordico e decadente, di una Grecia preclassica e ancora barbara. Un sogno nordico, fiammingo, fatto da un fiammingo dell'inizio del secolo scorso. Dopo la traduzione parziale dei "Sette contro Tebe" di Eschilo e dell'"Iliade", Karel van de Woestijne si dedica alla stesura di poemi o meglio poemetti epici, raccolti nei volumi "Interludi I", "Interludi II" e "Il sole alle spalle" (del 1912, 1914 e 1924). Il lettore scoprirà in questo libro i poemetti epici "greci" di Van de Woestijne: quattro sono dedicati all'eroe Eracle, alle sue Fatiche (contro il re Diomede, il gigante Alcioneo, il cinghiale di Erimanto) e al matrimonio, nel suo nuovo statuto di dio dell'Olimpo, con Ebe; uno alla regina Elena di Sparta (ma già, in sogno, di Troia); uno alla guerriera Pentesilea, regina delle Amazzoni, corsa in aiuto del vecchio re Priamo e segretamente innamorata di Achille; infine un testo incompiuto è dedicato al dio Apollo diventato pastore. Il libro presenta, dopo una densa introduzione sull'autore e sulla sua poetica, un corpus di oltre 5000 versi. Si tratta della prima ampia traduzione della poesia epica di Van de Woestijne. L'epica è qui un sogno decadente, sbalorditivamente moderno. I versi riecheggiano Omero e Virgilio mentre la sensibilità è vicina a quella di Baudelaire, Mallarmé, Valéry. La traduzione ha cercato, come dice Leopardi, di "conservare il carattere" dell'autore "in modo ch'egli sia tutto insieme italiano e straniero".
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