Moretti & vitali
Il doppio sguardo di Sophia. L'eterno femminino e il diavolo, nella vita e nella letteratura
di Carla Stroppa
editore: Moretti & vitali
pagine: 289
L'eterno femminino, come Goethe lo ha rappresentato nel suo Faust, si manifesta in una forza intrinseca dell'anima femminile che spinge la coscienza umana verso il compimento delle sue potenzialità naturali, spirituali e di conoscenza superiore. Eva, Elena, Maria e Sophia sono le figure che la tradizione pagana, cristiana e gnostica ci ha consegnato per rappresentare la fenomenologia di questo percorso interiore nelle sue fasi interne. L'autrice, attraverso un rabdomantico inoltrarsi nella conoscenza, che si avvale della messa a fuoco continua di temi psicologici, simboli e topos letterari sempre relati all'esperienza clinica e alla riflessione esistenziale, considera le fasi dell'eterno femminino quale continuum di esperienza e di conoscenza essenziali, sia per la donna che per l'uomo moderni, troppo identificati con l'Io eroico maschile, teso a superare i limiti umani in un costante delirio di onnipotenza che esclude dal suo orizzonte la morte e la fragilità. Sophia è la potenzialità dell'anima iniziata alla dimensione transpersonale della psiche: è la visione dell'intero, riguarda entrambi i generi e in entrambi può essere presente o assente. Rappresenta la speranza di compimento del processo individuativo. Sophia è l'ethos che passa attraverso la differenziazione dell'Io dal Tutto originario, ma a esso sa tornare col filtro e col potere trasfigurativo della cultura e del discernimento etico, acquisiti nel rapporto col mondo e nell'incontro/scontro con l'ombra individuale e collettiva.
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Sovrapposizioni. Memoria, trasparenze, accostamenti
editore: Moretti & vitali
pagine: 196
L'immagine: presente e passato, vita e morte, trasparenza e opacità
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Gli occhi di Thanatos. E-mail sulla morte. Dialoghi d'agosto
di Barbieri Paolo
editore: Moretti & vitali
pagine: 101
Accanimento terapeutico, testamento biologico, eutanasia attiva e passiva sono concetti sui quali da anni è aperto un dibattit
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Donne di Shakespeare. Personaggi e attrici, alla ricerca di un femminile contemporaneo
editore: Moretti & vitali
pagine: 283
Caterina, Giulietta, Rosalinda, Viola, Ofelia, Cordelia, Desdemona, Lady Macbeth, Cleopatra, Miranda. I principali personaggi femminili di Shakespeare nell'esperienza delle migliori attrici che li hanno interpretati negli ultimi decenni. La voce delle attrici ci reca l'universo creato dal Poeta: amore e potere, ferocia e innocenza, tenerezza e rancore, stupore e sgomento, erotismo e candore, passione e rimpianto... L'ambivalenza della Vita e della Morte. L'Umano. E il Teatro, il loro modo di intenderlo e praticarlo con Maestri, registi e compagni di scena: Giorgio Strehler, Luca Ronconi, Massimo Castri, Gabriele Lavia, Umberto Orsini, Toni Servillo, Mario Mattone, Antonio Latella, Ferdinando Bruni, Marco Camiti, Corrado D'Elia, Luigi Lo Cascio, Gianfranco Fiore, Andrea De Rosa, Mattia Fabris, Francesco Leschiera. A seguire ogni intervista, una riflessione sugli aspetti del femminile evocati da ciascun personaggio, con il pensiero di psicologi, sociologi, filosofi, scrittori, poeti, per offrire chiavi di lettura di una realtà complessa e in continuo mutamento.
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Il giardino conteso. L'essere e l'ingannevole apparire
di Flavio Ermini
editore: Moretti & vitali
pagine: 235
L'apparire dell'essere è sempre enigmatico, talvolta ingannevole, in ogni caso incalcolabile. Così è pure il suo celarsi. Quali sono le vie che portano l'essere ad apparire? Come si manifesta l'essere? Dove si cela? Ogni sua manifestazione è davvero illusoria? Ce ne parla Flavio Ermini in questo libro, indicandoci quali conseguenze comporta fare esperienza del mondo e del suo incessante scaturire. "Il giardino conteso" si articola in sei parti, dedicate ciascuna a un momento specifico della contesa che è sempre in atto tra essere e apparire. Quella contesa indica che a fondamento della vita sta la consapevolezza di essere al mondo. Accorgersi di vivere, infatti, è muovere un passo nell'esperienza originaria dell'esistenza. Testimoniare e custodire il senso di tale esperienza è un compito al quale non possiamo sottrarci. La coscienza di vivere chiama all'appello le insistenti e dolorose erosioni degli anni. Eppure questa consapevolezza è la condizione irrinunciabile per potersi accostare alla verità. Bisogna prendersi cura della sofferenza che ci assilla, esserne coscienti, al fine di perfezionare la conoscenza del bene congiunto di bellezza e verità. Ecco perché nelle ultime pagine de "Il giardino conteso", la parola diventa propriamente esperienza poetica.
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Lo specchio di Dioniso
di Ugo Fama
editore: Moretti & vitali
pagine: 216
La presenza di Dioniso nel pensiero di Jung si evidenzia fin dai suoi esordi nel confrontarsi con il pensiero di Nietzsche. Questa presenza non è mai venuta meno, ma è sempre rimasta un poco sottotraccia, più implicita, più nascosta. Hillman nella terza parte del "Mito dell'analisi", parlando della femminilità psicologica, riprende il tema dionisiaco e lo approfondisce grandemente. Ma in genere nella psicologia analitica questa figura resta abbastanza sullo sfondo, vive una vita più clandestina, forse in virtù della sua peculiare caratteristica di esistere su un confine indefinito tra vita e morte. Kérenyi definisce Dioniso L'archetipo della vita indistruttibile. Il labirinto, luogo mitico dove il Minotauro/Dioniso "si nasconde", è: "...il luogo dove si coniugano vita e morte, parola e silenzio, dove 'identici' sono Ade e Dioniso...". Il percorso analitico è un percorso labirintico, inteso come percorso iniziatico, una sorta di discesa agli inferi conoscitiva e trasformativa. "Flectere si nequeo Superos, Acheronta movebo" recita Virgilio citato da Freud; questo verso ci racconta una verità archetipica: la via verso "l'alto" non è mai diretta, ma passa per il "basso". In termini alchemici gli opposti coincidono; in Dioniso gli opposti coincidono, la sua androginia ne è l'aspetto più evidente e in tal senso sembra acquisire l'aspetto del Lapis alchemico. Dioniso è anche un bambino che gioca e giocando crea il mondo.
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Uomini ultimo atto
di Anna M. Carpi
editore: Moretti & vitali
pagine: 157
Tre storie quasi interamente vere e legate dal filo di una stessa interlocutrice. Un giovane del Norditalia incarcerato per rapina che si esalta nella lettura di Nietzsche, un pittore di origine pugliese smarrito nei commerci dell'arte, un ragazzo inglese senza lavoro, nostalgico del grande passato della sua patria. Uomini di diversa estrazione sociale e di tre diverse generazioni che soffrono della crisi maschile del ruolo e al proprio sé trovano ricovero o rovina fra sete d'assoluto, fantasie di guerra e pulsione di morte. Un nesso con quei giovani europei che oggi guardano al Califfato?
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La nostalgia. Quando dunque si è a casa? Ulisse, Enea, Arendt
di Barbara Cassin
editore: Moretti & vitali
pagine: 93
"Questo libro interroga, con la 'nostalgia', il rapporto tra patria, esilio e lingua materna. L'Odissea, che racconta le peripezie di Ulisse e del suo ritorno incessantemente differito, è il poema per eccellenza della nostalgia. Il segno, squisitamente simbolico, che Ulisse è finalmente tornato 'a casa', nella sua patria, è il letto radicato, scavato con le sue mani in una pianta d'ulivo intorno a cui ha edificato la sua dimora, un segreto che condivide con la sua sposa. Radicamento e sradicamento: ecco la nostalgia. La patria, Enea la porta con sé quando fugge da Troia in fiamme con il padre Anchise e gli dèi lari sulle spalle. Va errando di luogo in luogo finché Giunone, il cui odio lo insegue, concede di lasciargli fondare quella che diventerà Roma, ma a una condizione: che dimentichi il greco e parli, dice Virgilio, 'con una sola bocca' insieme e come i Latini. L'epopea fondatrice è anche, in questo caso, fondatrice di lingua. Avere per patria la propria lingua, per unica patria addirittura. Così, nei tempi bui in cui vive, Hannah Arendt, 'naturalizzata' nel suo esilio americano, sceglie di definirsi non rispetto a un paese o a un popolo, ma soltanto rispetto a una lingua, la lingua tedesca. È questa lingua che le manca e che vuole udire." (Dal testo introduttivo di Barbara Cassin)
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La danza della forza. Yoga e filosofia per la vita femminile
editore: Moretti & vitali
pagine: 77
Nel mondo contemporaneo le donne sono ovunque, nel mondo del lavoro, della politica, della scienza, della filosofia ecc. La novità del protagonismo espone ogni giorno alla pressione dei cambiamenti in corso, delle trasformazioni nel mondo del lavoro, delle nuove responsabilità che sempre più donne intendono asumersi, anche nella vita pubblica. Per affrontare tutto questo la vita femminile ha necessità di mantenersi ben orientata e radicata, ha necessità di creare, preservare e nutrire la forza e la determinazione, nel pensiero e nell'agire. Le due maestre autrici (una di yoga, l'altra di filosofia) hanno provato a intrecciare la loro sapienza in questo libro, in cui propongono esercizi yoga, sequenze di posizioni e meditazioni filosofiche sul tema della forza nella vita femminile. Lo scopo è quello di mettere a disposizione sapienza psicofisica concreta per aiutare la vita femminile a fare amicizia con la propria forza e a danzarne la fecondità politica e la bellezza estetica. In questo libro si trovano semplici sequenze Yoga Ratna e brevi percosi di meditazione per sostenere e trasformare la vita femminile.
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Sul dorso di un'oca. Il simbolismo iniziatico del Grande Gioco
di Roberta Borsani
editore: Moretti & vitali
pagine: 218
Molti secoli fa giungeva presso le corti europee il Gioco dell'oca, incontrando il favore di tutte le classi sociali. La sua funzione non fu semplicemente ludica, di puro intrattenimento: il Gioco offrì all'immaginario occidentale una nuova raffinata metafora del cammino iniziatico che ogni uomo è chiamato a compiere. Fatte della stessa sostanza della poesia e della fiaba, le caselle più significative del suo percorso a spirale (il ponte, la prigione, la morte...) rappresentano con grande efficacia simbolica le situazioni limite della vita (la caduta, il disonore, il lutto...), la cui portata spinge oltre le dimensioni dell'esistenza singola e si ripercuote sulla storia di una nazione, conferendo grandezza epica al quotidiano e alla cronaca. Imparare a disporre le vicende personali e collettive entro la cornice di un viaggio spiritualmente orientato, illuminato da una grande guida (l'oca, ad esempio, uccello uranico dalle molte valenze simboliche), è l'arte dei grandi rapsodi: la sola, forse, in grado di offrire all'uomo la salvezza dalla disperazione e dal nichilismo, riconsegnandolo al suo destino di custode dell'essere.
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Europa inerme. Testo tedesco a fronte
di Robert Musil
editore: Moretti & vitali
pagine: 130
1921: all'indomani della prima guerra mondiale Robert Musil traccia un bilancio dello spirito europeo. La diagnosi è impietosa: stiamo vivendo una "bancarotta metafisica". Dopo secoli di protagonismo l'Europa appare inerme. "Ci sono mancati i concetti per interiorizzare il vissuto": la guerra ha lacerato l'esistenza e ha mostrato in un immane esperimento di massa la discrepanza tra ideologia e vita. Nel campo dello spirito manca l'analogo della funzione matematica: una forma spirituale che ponga ordine nel pullulare dei fatti. In una condizione disperata assistiamo all'indifferenza reciproca tra anima e intelletto. "È come nuotare sott'acqua in un mare di realismo, trattenendo il respiro, ostinatamente, ancora un po' più a lungo: semplicemente con il pericolo che il nuotatore non riemerga più".
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Con i piedi fasciati. Uno sguardo junghiano sulla cultura e la psicologia cinese
editore: Moretti & vitali
pagine: 251
Lo spunto del libro nasce dal ricordo personale di un avvenimento sincronistico. L'autrice racconta di avere incontrato, durante gli anni a Zurigo, un'anziana signora cinese che passeggiava appoggiandosi a un bambino e a un bastone. In quell'occasione Shirley See Yen Ma si rese conto che l'anziana signora aveva avuto i piedi fasciati e provò un'inspiegabile sensazione di disagio e d'inferiorità. Il legame tra i piedi fasciati dell'anziana signora e i sentimenti di insicurezza e di inferiorità provata in quell'occasione, ebbero su di lei l'effetto di un'illuminazione: "[...] scoprii che anche i miei piedi, così come quelli di tante donne con le quali avrei poi lavorato, erano stati psicologicamente fasciati". Questa presa di coscienza fu la spinta all'ampia riflessione sul fenomeno dei piedi fasciati e sulla "fasciatura psicologica", che sono diventati l'oggetto del libro. Si narra che l'uso della fasciatura dei piedi risalga all'ultima imperatrice della dinastia Shang (1520-1030 a.C), una figura mitologica che aveva il potere di trasformarsi in volpe. Per nascondere le zampe di volpe, l'imperatrice iniziò a fasciarle. Un giorno danzò con queste zampette fasciate la "Danza della luna sul fiore di loto" davanti all'imperatore. Egli fu talmente affascinato dallo spettacolo, che ordinò da quel giorno in poi che a tutte le bambine del regno fossero fasciati i piedi.
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