Salerno
La marcia senza ritorno. Il genocidio armeno
di Giansoldati Franca
editore: Salerno
pagine: 127
La notte del 24 aprile 1915 ebbe inizio il 'Grande Male', il Metz Yeghem
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L'animale politico. Agostino, Aristotele e altri mostri medievali
di Gianluca Briguglia
editore: Salerno
pagine: 96
L'uomo è un animale politico "per natura" - spiegava Aristotele - perché capace di amicizia, bisognoso di mettere in comune conoscenze, capacità, tecniche, lavoro. Dopo il peccato di Adamo ed Eva - sosteneva Agostino l'uomo è esposto alla "jacquerie" permanente delle passioni e del disordine antisociale. E se la politica fosse proprio un rimedio alla natura ambigua dell'uomo? Un dibattito ampio, quello medievale, fatto anche di casi di studio curiosi, come quello del gigante Nembrot, o del popolo dei Pigmei, o dell'oratore sapiente che dà vita alla civiltà, o quello della città delle donne.
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Studi su Dante
di Edward Moore
editore: Salerno
pagine: 881
Fondatore della Oxford Dante Society (1876), instancabile esploratore di antichi codici danteschi, l'inglese Edward Moore (183
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Lectura Dantis romana. Cento canti per cento anni. Vol. 2/1: Purgatorio. Canti I-XVII.
Purgatorio. Canti I-XVII
editore: Salerno
pagine: 520
Compiendosi i cento anni dalla fondazione della Casa di Dante in Roma (1914-2014), il Consiglio Direttivo ha voluto solennizza
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Lectura Dantis Romana. Cento canti per cento anni. Vol. 2/2: Purgatorio. Canti XVIII-XXXIII.
Purgatorio. Canti XVIII-XXXIII
editore: Salerno
pagine: 534
Compiendosi i cento anni dalla fondazione della Casa di Dante in Roma (1914-2014), il Consiglio Direttivo ha voluto solennizza
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Il dolce stil novo
di Donato Pirovano
editore: Salerno
pagine: 357
Il concetto storiografico di Dolce stil novo risale alla "Storia della letteratura italiana" di Francesco De Sanctis, che per primo lo formulò nel 1870. E tuttavia, benché accolto da molti tanto da figurare ancora nelle storie letterarie e nei manuali scolastici, esso non ha goduto e tuttora non gode di unanime consenso tra gli studiosi della poesia delle Origini. Si potrebbe dire che quel famoso verso dantesco ("di qua dal dolce stil novo ch'i' odo"; Purg., XXIV 57) - di lettura incerta, frutto, com'è noto, di ricostruzione congetturale - ancora diffonda non solo sull'esegesi dantesca, ma anche, e soprattutto, sulla storiografia letteraria che se ne è impossessata, le ombre del dubbio. È davvero esistito il Dolce stil novo, oppure è un fantasma storiografico generato dalla poetica dantesca? Questo volume cerca di dare una risposta, attraverso un'analisi puntuale e aggiornata dei testi e lo studio della loro tradizione manoscritta. Ne emerge che negli ultimi anni del secolo XIII si reagì nettamente, con un forte richiamo all'ordine, alla multiforme stagione poetica che caratterizza la lirica del pieno e del tardo '200 italiano. Questi nuovi poeti - pochi ma agguerriti e determinati - richiamano a un repertorio metrico chiuso, a uno stile limpido, piano e trasparente ('dolce'), a un'esclusività tematica tutta incentrata sull'amore, a un pubblico rigorosamente preselezionato non solo sul piano culturale ma anche e soprattutto sil piano etico.
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La Chiesa in trincea. I preti nella grande guerra
di Bruno Bignami
editore: Salerno
pagine: 142
Due domande hanno tormentato la Chiesa nella Prima Guerra mondiale: cosa accade se la Chiesa, così impegnata a combattere la modernità, ne accoglie invece acriticamente uno dei tratti più peculiari, cioè il nazionalismo? Cosa succede se proprio coloro che hanno ricevuto una formazione antimodernista, i preti, finiscono in trincea al fianco di giovani coetanei in armi? Sposando l'idea moderna di Stato nazionale, i cattolici appoggiano l'uso delle armi con tutte le sue contraddizioni. Il fallimento del teorema della "guerra giusta" in favore dell'"inutile strage" è il caso emblematico di un problema aperto. La crisi dei preti reduci, che hanno vissuto la guerra in trincea, colpisce centinaia di ecclesiastici, molti dei quali abbandonano il seminario, la vita religiosa o il sacerdozio, testimoniando le trasformazioni operate dalla guerra sul modo di essere prete e sulla relazione con il mondo. Si scopre così che nell'"inutile strage" si è "consumato il divorzio" tra la Chiesa e la guerra e si sono "celebrate le nozze" della Chiesa con il mondo, nel senso evangelico di luogo non da condannare ma da amare. Oggi, nel centenario del conflitto, papa Francesco ha ammonito che l'anniversario è da annoverare tra le giornate di lutto: perché "tutto si perde con la guerra e nulla si perde con la pace".
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Labor in studiis. Scritti di filologia in onore di Piergiorgio Parroni
editore: Salerno
pagine: 324
Il volume raccoglie una serie di studi che allievi e collaboratori diretti di varie generazioni e di diverse provenienze accademiche hanno offerto a Piergiorgio Parroni in occasione della conclusione del periodo ufficiale di insegnamento universitario, culminato con la cattedra di Filologia classica alla " Sapienza " di Roma. I contributi qui raccolti, ispirati al rigoroso metodo filologico proprio del dedicatario, riguardano testi di autori e periodi differenti, dall'età classica della letteratura latina sino al pieno Cinquecento italiano, a concreta testimonianza della ricchezza del suo insegnamento e della varietà dei suoi interessi trasmessi e condivisi con discepoli e amici. Vengono cosi affrontate questioni filologiche e testuali, di tradizione manoscritta e più in generale di interpretazione e di tecnica letteraria. Sono studiate poesie di Catullo, Ovidio, Seneca, Marziale, ma anche dei più tardi Ausonio e Claudiano, i carmi dei cosiddetti "Sette Sapienti" e composizioni del poeta italiano rinascimentale Giulio Cesare Caracciolo contenute in un manoscritto sinora sconosciuto. Alcuni saggi riguardano invece opere in prosa (il "Satyricon" di Petronio, l'"Historia Augusta", la traduzione latina di Rufino delle omelie di Basilio), comprese quelle di autori grammaticali (Velio Longo e Capro). Compaiono anche studi di storia della filologia (attorno alle osservazioni critico-testuali del monaco cistercense Nicola Mania-cutia) e di ricezione dei testi classici...
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Marco Polo
di Marina Montesano
editore: Salerno
pagine: 333
La fama planetaria del "Milione" ha dato origine a una bibliografia smisurata a fronte della quale i profili biografici di Marco Polo sono pochi. Colpa dei dati oggettivi scarni che abbiamo sul personaggio. Sappiamo che rimase in viaggio, lontano da Venezia per circa 25 anni, ma all'interno di quel periodo della sua vita poche sono le scansioni cronologiche sicure. Gli studi filologici e storici hanno portato ad affinare le nostre conoscenze sul testo, e quindi indirettamente, sul suo autore, ma il "Milione" resta un libro misterioso. È un diario di viaggio? Un mélange di fantastico e di reale? È un testo di pratica di mercatura arricchito dalla prosa del Rustichello? Per rispondere a queste domande partiremo dal contesto originario del veneziano: il Mediterraneo nella seconda metà del Duecento e lo seguiremo in viaggio, lungo la via della seta, fino alla Cina e all'India. Ripercorreremo con lui i luoghi che visitò per scoprire uno sguardo molto più attento alla realtà di quanto non si creda; uno sguardo che non si soffermava solo sulle merci e le ricchezze, ma che comunicava all'Occidente particolari inediti sull'antropologia, i costumi, i riti, delle società osservate. Se ancora oggi emergono dubbi sulla realtà del viaggio di Marco Polo, la posizione di questo libro è chiara: il veneziano visitò l'Asia e la descrisse come nessuno aveva mai fatto prima di lui. E poiché la vita è un viaggio, il viaggio di Marco Polo sarà la sua biografia.
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Germania europea, Europa tedesca
di Luigi Reitani
editore: Salerno
pagine: 95
Qual è il ruolo della Germania in Europa? Esiste davvero il rischio di una supremazia tedesca nelle scelte cruciali di politic
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Leggere i classici oggi
di Giovanni Polara
editore: Salerno
pagine: 93
Ogni epoca ha i suoi classici, di un paese, un gruppo di paesi, un continente, il mondo intero. Antichi, ma anche moderni e contemporanei, in lingua originale o in traduzione, essi costituiscono il serbatoio dei valori di riferimento per le ideologie più diffuse, nutrono le mentalità, contribuiscono a creare la convinzione di appartenere ad una comunità, di essere un popolo. Intorno a loro si crea una sorta di culto, che accanto ai fedeli - i lettori ha i suoi sacerdoti, gli interpreti: questi provvedono a crearli, diffondendone la notizia e magnificandone le potenzialità, e soprattutto ad aggiornarli, rinnovando e ampliando il loro significato, in modo da renderli sempre attuali.
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I numeri nella «Divina Commedia»
di Manfred Hardt
editore: Salerno
pagine: 323
I procedimenti di poetica numerologica e di strategia testuale descritti in questo libro sono stati scoperti solo di recente e sono ancora da studiare. A un'attenta lettura, però, si può rilevare che i numeri e le proporzioni indicano inconfondibilmente i punti che per Dante sono di "centrale" interesse. La struttura della "Commedia", fondata sui numeri, favorisce, anzi pretende una lettura sintetica, un modo di leggere in cui l'occhio coglie e interpreta brani o singoli versi molto lontani come se stessero l'uno accanto all'altro. Per gli interpreti moderni i numeri della "Commedia" diventano quindi delle tracce che guidano a punti importanti dell'opera e, nel vero senso della parola, li decodificano. Senza dubbio la dimensione numerica che permea tutta l'opera ne intensifica la densità semantica e la profondità concettuale. Inoltre, i numeri e le proporzioni sono i mezzi con cui il poeta certifica e inquadra la sua opera come parte della creazione del Sommo Artefice: solo i numeri sono garanzia di veridicità e di stabile perfezione delle forme.
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