Vita e pensiero
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Esaurito
Platone e Aristotele nella dottrina del Nous di Plotino
di Thomas A. Szlezák
editore: Vita e pensiero
pagine: 336
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Il cerchio incantato del linguaggio
Moderno e antimoderno nel simbolismo di Vjaceslav Ivanov
di Maria Candida Ghidini
editore: Vita e pensiero
pagine: 292
Vjaceslav Ivanov, poeta simbolista, è senza dubbio figura di rilievo nel primo Novecento russo, di cui esprime le problematiche e alcuni orientamenti critici. La sua opera si presenta come un fenomeno complesso, in cui non soltanto è formulata una precisa visione del mondo, ma emerge la domanda sul senso della scelta di scrivere. In tale prospettiva, la creazione letteraria ivanoviana rivela una dimestichezza inconsueta con la filosofia. Questo saggio, partendo dall’indagine sulla concezione di parola e linguaggio del poeta, intende mettere in luce le radici filosofiche del suo pensiero in rapporto sia con la tradizione sia con la riflessione contemporanea. Si evidenzia così la tormentata relazione tra tradizione e modernità, entro cui matura la concezione ivanoviana. Più che sulla linea di un immanentismo formalistico-strutturale, proprio di un certo simbolismo, essa si muove verso un romanticismo platonizzante, in cui la parola conserva la nostalgia per «la pienezza celeste perduta», per la propria densità ontologica. Ma il radicamento nell’alveo della tradizione, proprio di Ivanov e di altri autori del pensiero religioso d’inizio secolo quali Pavel Florenskij e Vladimir Ern,
pur sconfinando in un appassionato rifiuto delle istanze culturali della modernità, paradossalmente appare anch’esso figlio
della modernità, che tra Ottocento e Novecento, in tutta Europa,
a Occidente come a Oriente, appare impegnata nella critica
di se stessa. Lo studio della cosiddetta specificità russa diventa così una ricerca sulle innegabili radici comuni che improntano
la cultura europea.
Esaurito
Amnistia perdono e vendetta nel mondo antico
di Marta Sordi
editore: Vita e pensiero
pagine: 312
Il tema dell'amnistia, nel suo più famoso precedente greco, con il rientro dei democratici in Atene nel 403 a
Esaurito
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Esaurito
Differenza e contraddizione. Il problema dell'essere in Tommaso d'Aquino: esse, diversum, contradictio
di Giovanni Ventimiglia
editore: Vita e pensiero
pagine: 444
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Platone e Aristotele nella dottrina del Nous di Plotino
di Thomas A. Szlezák
editore: Vita e pensiero
pagine: 336
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Differenza e contraddizione
Il problema dell'essere in Tommaso d'Aquino: esse, diversum, contradictio
di Giovanni Ventimiglia
editore: Vita e pensiero
pagine: 444
Ancora ai nostri giorni, anche il comune modo di pensare associa: all'idea di "tomismo" e di "scolastica" quella dei "distinguo". In effetti, la storia degli influssi del tomismo nella cultura mostra che il metodo delle distinzioni di "secundum quid" rimase nella coscienza comune, al di là della divergenza dei giudizi di merito, come il segno distintivo di un pensiero tipicamente "scolastico". In una forma ironica e incisiva Erasmo da Rotterdam scriveva che i tomismi "trovano sempre tante scappatoie, che sfuggirebbero persino alla rete di Vulcano con le loro distinzioni, con le quali tagliano qualsiasi nodo". Tuttavia gli studi sull'ontologia di Tommaso d'Aquino, moltiplicatisi a partire dagli inizi del nostro secolo, non sembrano aver preso in considerazione questo aspetto del suo pensiero. Il presente lavoro cerca di colmare questa lacuna, mostrando il rapporto che intercorre nella filosofia tomista tra la dottrina dell'essere e il metodo delle "distinctiones". Anzi nel testo si fa vedere come alcune precise distinzioni di "secundum quid" rappresentino il fondamento di possibilità delle idee principali della concezione ontologica di Tommaso. Infatti, secondo Tommaso, solo se è possibile considerare l'essere da punti di vista diversi (i "secundum quid"), è poi possibile considerarlo contemporaneamente uno e molteplice, identico e diverso. Viceversa si cadrebbe in contraddizione e si sarebbe costretti a sacrificare nell'essere o l'unità o la diversità. Ma proprio quest'ultima ipotesi contraddirebbe la caratteristica principale dell'ontologia di Tommaso, considerata nei suoi contenuti: quella di non escludere dall'essere né l'unità, né la diversità. Anche su questo versante bisogna registrare una lacuna della critica. Perché, se fino agli anni Quaranta l'attributo principale dell'essere di Tommaso era individuato esclusivamente nella diversità, dagli anni Quaranta ai nostri giorni è individuato esclusivamente nell'unità. Condizionata da una lettura solo aristotelica la prima e solo neoplatonica la seconda, l'interpretazione proposta in questo studio mostra come l'essere venga considerato da Tommaso sia nel suo aspetto di unità - come voleva la dottrina "tradizionale" platonica - sia nel suo aspetto di strutturale diversità - come andava sostenendo la dottrina "nuova" del Filosofo. Il vero problema della ontologia tomista, dunque, non è quello di sapere se all'essere spetti l'attributo dell'unità anziché della diversità - gli spettano entrambi, per Tommaso - ma è di sapere come sia possibile una tale convivenza di attributi opposti, cioè in forza di quali distinzioni. Ora, sono davvero efficaci tali distinzioni? Raggiungono lo scopo per cui sono state ideate, salvando l'essere dalla contraddizione? Tagliano il nodo, sfuggendo alla rete di Vulcano? Sono queste le domande di fondo cui cerca di rispondere il presente studio.
Esaurito


