Einaudi: Vele
Tre forme di architettura mancata
di Gregotti Vittorio
editore: Einaudi
pagine: 122
L'architettura gode di sempre maggiore importanza nelle nostre società globalizzate, al punto che alcuni grandi architetti han
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L'altro siamo noi
di Bianchi Enzo
editore: Einaudi
pagine: 82
Sempre di più la questione dell'immigrazione in Italia sembra diventata un'emergenza, ingigantita continuamente da drammatici
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Il dono al tempo di Internet
editore: Einaudi
pagine: 121
Gli esseri umani vivono di relazioni e ogni relazione è una forma di scambio
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Dopo l'ultimo testimone
di Bidussa David
editore: Einaudi
pagine: 132
Per molto tempo, dopo la fine della Seconda guerra mondiale, lo sterminio ebraico non è stato raccontato
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Per un'etica condivisa
di Bianchi Enzo
editore: Einaudi
Quelli in cui viviamo sono "giorni cattivi" per coloro che credono nel dialogo tra credenti cristiani e non cristiani e tra ca
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Il Gesù moderno
di Gaeta Giancarlo
editore: Einaudi
pagine: 140
Il saggio si propone per un verso di esaminare gli sviluppi recenti della ricerca sulla vita di Gesù, con l'obiettivo di anali
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Contro la fine dell'architettura
di Vittorio Gregotti
editore: Einaudi
pagine: 133
Il territorio delle discipline dell'architettura e la riflessione a esse connesse si è modificato e differenziato nel tempo, si sono trasformate le relazioni con la società, le condizioni tecniche del fare, le procedure e il ruolo stesso dell'architetto. I confini tra le diverse arti si sono fatti incerti e l'identità e i compiti dell'architettura si sono confusi. Tale confusione è stata vissuta da molti come una liberazione di forze creative; ma troppo facilmente si è fatto a meno di ogni distanza critica dalla realtà e anche di ogni fondamento del proprio fare. Tutto ciò ha determinato lo spostamento dell'architettura verso l'indistinta nuova disciplina dell'estetizzazione diffusa del mondo, facendo abusivamente coincidere le nozioni di arte e comunicazione e proponendo i mezzi stessi come fini: smarrendo, cioè, la necessità del senso, di ciò che solo ciascuna delle arti può dire. Questo libro ricerca le ragioni e le conseguenze di una confusione interdisciplinare che sottrae l'avventura dell'architettura alle proprie responsabilità.
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Blues della fine del mondo
di Ian McEwan
editore: Einaudi
pagine: 47
L'umanità si è sempre lasciata incantare dai racconti che annunciavano la sua totale distruzione: gli ultimi giorni, il tempo della fine, l'estinzione della vita sul pianeta. Oggi, la fantasia di una fine violenta e collettiva risorge nei movimenti apocalittici, perché la scienza e la cultura della ragione non sono ancora riuscite a trovare una mitologia che possa competere con il fascino della fine. Ma se la credenza apocalittica è una funzione della fede, allora l'antidoto non è tanto la ragione quanto l'impulso umano alla curiosità. Perché il mandato della nostra maturità è agire con saggezza, scegliendo tra salvezza e autodistruzione. Da un maestro della letteratura contemporanea, una riflessione provocatoria e sorprendente sui modi di guardare alla nostra esistenza collettiva.
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L'ambiguità
di Argentieri Simona
editore: Einaudi
pagine: 123
L'ambiguità è una delle parole del disagio, un piccolo crimine quotidiano inscritto nella malafede o nella falsa coscienza, un
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La città come opera d'arte
di Marco Romano
editore: Einaudi
pagine: 114
La città europea è da sempre l'ambiente della civitas democratica occidentale. Quello dove i cittadini si riconoscono come tali, dove sono cresciuti i diritti umani e le libertà. Per questo i muri dell'urbs sono stati immaginati con la pretesa di offrire una prospettiva di eternità nella quale radicare le speranze terrene e riconoscersi pienamente come cittadini. Il degrado delle periferie europee, i cui abitanti sono privati della loro appartenenza alla civitas è uno dei disastri del Novecento. L'Europa è stata capace di risollevarsi dalle sbandate per i totalitarismi, salvata dall'antica radice democratica della civitas, ma non sembra ancora avviata a rigenerare con altrettanta consapevolezza la consolidata figura dell'urbs. Senza alcuna nostalgia tradizionalista, Marco Romano invita a riscoprire il linguaggio consolidato attraverso i secoli nella sfera estetica della città. Quel linguaggio che non è soltanto una declinazione artistica tra le tante, ma il solo modo con il quale la civitas esprime il sentimento della propria cittadinanza e il riconoscimento della dignità dei suoi cittadini.
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