Il saggiatore: La cultura
Burocrazia. Perché le regole ci perseguitano e perché ci rendono felici
di David Graeber
editore: Il saggiatore
pagine: 217
Siamo sommersi dalle scartoffie
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Querelle de Brest
di Jean Genet
editore: Il saggiatore
pagine: 297
Una nave attracca al molo di Brest, sulla costa atlantica
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Diari (1898-1918)
di Paul Klee
editore: Il saggiatore
pagine: 418
L'arte di Paul Klee è stata un esempio travolgente di eclettismo, un continuo attraversare le soglie che dividono discipline e linguaggi: pittore tra i più significativi dell'astrattismo, non ha mai abbandonato del tutto il figurativo; ha unito la sperimentazione grafica e pittorica all'attività come violinista con l'orchestra di Berna, e un costante impegno teorico alla ricerca nel disegno e nell'incisione. Soprattutto, non ha mai smesso di varcare i confini tra vita e pittura, e tra natura e arte, considerando l'opera come una pianta il cui sviluppo non è mai separato dal terreno da cui emerge. I Diari - che il Saggiatore ripropone arricchiti da una introduzione di Hans Ulrich Obrist - non si limitano a testimoniare l'osmosi costante tra i due piani: ne costituiscono l'incubatrice, il luogo in cui la vita è già arte, ma non ancora dipinto. Custodi della straordinaria avventura umana e creativa di Paul Klee, questi diari sono una testimonianza tra le più coinvolgenti del XX secolo: dai ricordi dell'infanzia in Svizzera all'amore per Lily, dai primi passi del figlio Felix all'amicizia con Kandinskij, fino ai mesi passati sul fronte occidentale durante la Grande guerra. E poi i viaggi cruciali. In Italia, dove ritrova una natura amica - mai imitata, ma svelata fino alle leggi più intime - e dove conosce e rifiuta il barocco. Prefazione di Hans Ulrich Obrist. Prefazione alla prima edizione di Giulio Carlo Argan.
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Dall'antichità al feudalesimo. Alle origini dell'Europa
di Perry Anderson
editore: Il saggiatore
pagine: 480
"Una rivoluzione il cui ricordo si conserverà per sempre, ed è ancora sentito da tutte le nazioni della Terra." Così scriveva Gibbon della caduta di Roma e della fine del mondo antico. Giudizio solenne, e imperativo categorico per lo storico: non sottrarsi al compito maiuscolo di analizzare come movimento complessivo il percorso della compagine umana dalla classicità all'oggi. Perry Anderson risponde con "Dall'antichità al feudalesimo", che proprio dalle vicende della Grecia classica ed ellenistica e da quelle della Roma repubblicana e imperiale prende le mosse per esaminare la silenziosa rivoluzione del Medioevo e raccontare la travagliata nascita dell'Europa. Anderson concentra l'analisi di questo snodo cruciale sulla svolta nei modi di produzione. Se lo splendore e l'ottimismo della polis ellenica prima e del mondo romano poi si reggevano grazie al modo di produzione schiavistico, la crisi catastrofica e la conseguente disgregazione dell'impero coincisero con l'avvento in Europa del primitivo modo di produzione degli invasori germanici, nomadico e post-tribale, che si compenetrò e ricompose con l'elemento romano e diede origine al modo di produzione feudale. Fu questo il momento in cui il "sistema Europa" acquistò la sua piena singolarità.
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Fuga verso l'alto
di Annemarie Schwarzenbach
editore: Il saggiatore
pagine: 207
Declivi bianchi, oceani di neve, cime frastagliate, impassibili e mute; spazi immensi. Vuoti. La fatica della salita, la vertigine della discesa: sugli sci, il vento in faccia, vicino al cielo e lontano da tutto. Dopo otto anni passati in Sudamerica, Francis von Ruthern - figlio di uno Junker prussiano - si rifugia in una vacanza infinita, senza ieri e senza domani, solo un corpo da sfinire e giornate sempre uguali. La sera, tra alberghi di lusso e sale da ballo, incrocia chi come lui, estraneo a se stesso, non vuole più lasciare quella neve che ferma il tempo, dona il silenzio, promette l'oblio. Durante la sua assenza, il mondo aristocratico a cui apparteneva è sparito, spazzato via dalla crisi: la madre che amava è morta, la tenuta di famiglia perduta per sempre; Francis non ha più radici, identità, appartenenza. La Storia, intanto, avanza e travolge: il nazismo è agli albori, mai nominato eppure onnipresente; e allora meglio la fuga, meglio sciare e dimenticare, meglio bere e incontrare donne belle e tristi che non possono consolare, meglio non tornare laggiù, dove suonano i tamburi di guerra. "Fuga verso l'alto" è uno degli ultimi romanzi scritti da Annemarie Schwarzenbach, composto nel 1933 quando Hitler saliva al potere. Prodotto di un tempo violento e terminale, immerso in un milieu mitteleuropeo evidente nella ripresa degli spazi rarefatti e nel senso soffocante di attesa che richiamano "La montagna incantata" di Thomas Mann...
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Per un sospeso fuoco. Lettere (1950-1969)
editore: Il saggiatore
pagine: 476
Un canto a due voci, unisono, sospeso. Un'amicizia intensa, sincera, sempre permeata dal desiderio della ricerca e del confronto. Queste le testimonianze che soprattutto emergono dal carteggio tra Luigi Nono e Giuseppe Ungaretti. Una corrispondenza durata quasi vent'anni, dal 1950 al 1969, nata dal sogno di un giovane prodigio della scena musicale di conoscere il grande poeta, e diventata fin da subito l'occasione di un lungo e a tratti pervasivo rapporto. Due spiriti affini, con personalità e vocazioni artistiche diverse, che avvertono la medesima urgenza: il raggiungimento dell'opera inaudita, della forma capace di manifestare appieno la coscienza creativa. Un sentire comune che vibra di lettera in lettera, e che porta a un confronto assiduo tra i due per la realizzazione di un nuovo teatro musicale, mentre Nono traspone i "Cori di Didone" ungarettiani, momento cruciale della corrispondenza. Accanto, e tutt'intorno, una profusione di incoraggiamenti, di plausi, di appuntamenti riusciti o mancati a causa delle vite private che premono, inesorabilmente, trascinandosi senza tregua gioie e dolori, successi e apprensioni familiari, che entrambi non esitano a condividere con l'altro. "Per un sospeso fuoco" guida il lettore in questo percorso, sviscerando il tessuto epistolare in ogni sua fibra, interrogandone la carta, lo spessore, le correzioni, e ricostruendo, passo dopo passo, il macrocosmo collettivo e individuale all'interno del quale queste lettere si rincorrono.
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La scienza del linguaggio. Interviste con James McGilvray
di Noam Chomsky
editore: Il saggiatore
pagine: 435
In questo libro di interviste con James McGilvray, arricchito da un dettagliato glossario dei termini tecnici e da chiare appendici esplicative, Chomsky ripercorre gli snodi centrali della sua teoria, secondo la quale il linguaggio è un sistema biologico evolutosi in un singolo individuo e in seguito trasmesso geneticamente alla sua discendenza. In questa visione, il linguaggio non è più un semplice strumento, ma diventa un elemento chiave della nostra natura. Anzi. è proprio il linguaggio a rivelare quanto c'è di autenticamente umano in noi e nel modo in cui ci siamo evoluti. Con il tono persuasivo che da sempre lo contraddistingue, Chomsky parla in queste pagine, ideali tanto per chi vuole accostarsi per la prima volta al suo pensiero, quanto per chi desidera approfondirne i momenti fondamentali, del rapporto fra linguaggio e idee, dell'importanza della semplicità nell'elaborazione filosofica, del sapere e dell'apprendimento, e indaga con l'usuale lucidità e acutezza la relazione fra linguistica e politica, individuando il nesso che unisce due campi apparentemente così lontani in un impegno oggi più che mai urgente: quello per la libertà di ogni uomo.
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La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale
di Edmund Husserl
editore: Il saggiatore
pagine: 506
Scritta negli anni immediatamente precedenti la Seconda guerra mondiale ma apparsa postuma nel 1954, "La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale" è un'opera decisiva nella storia del pensiero occidentale, nata da un'urgenza profonda di Edmund Husserl: recuperare il senso più autentico della filosofia, in opposizione al rigido obiettivismo delle scienze di meri fatti, astratte dai soggetti, le quali, nelle sue parole, non possono che creare "meri uomini di fatto". Testo imprescindibile per chiunque voglia accostarsi alla fenomenologia, "La crisi delle scienze europee" è anche la testimonianza più lucida e profetica del pensiero di Husserl: negli anni trenta, il filosofo scriveva che "noi uomini del presente siamo di fronte al grave pericolo di soccombere nel diluvio scettico", e quel pericolo è oggi ancora più tangibile.
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Memoriali sul caso Schumann
di Filippo Tuena
editore: Il saggiatore
pagine: 252
Il 27 febbraio 1854, in piena crisi artistica ed esistenziale, Robert Schumann esce dalla propria abitazione di Dusseldorf e si butta nelle fredde, nere acque del Reno. Salvo per miracolo, viene affidato alle cure del dottor Richarz e internato nel manicomio di Endenich, dove rimarrà fino alla morte, perseguitato da voci incorporee che lo accusano di non essere l'autore della sua musica e solo occasionalmente visitato da allievi e protetti, fra cui il prodigioso Johannes Brahms. Non rivedrà mai più l'amata moglie Clara e i figli. Intorno a questa follia - e alle enigmatiche Variazioni del fantasma, che Schumann sosteneva gli fossero state dettate dallo spettro di Franz Schubert - Filippo Tuena costruisce un romanzo a incastro, un congegno narrativo che dissimula la finzione e sfrutta sei punti di vista diversi - da un'anziana amica di Robert e Clara a Ludwig Schumann, affetto dallo stesso male del padre - per sondare il mistero che ancora circonda gli ultimi anni di Schumann e i suoi rapporti con la moglie e con Brahms, l'allievo dal volto angelico arrivato nella vita della coppia sei mesi prima del tentato suicidio e destinato a giocare un ruolo centrale non solo nella vita del Maestro, ma anche nella storia della musica. L'autore utilizza lettere, stralci di diari, partiture per raccontare una storia di arte e pazzia che ha i toni foschi di un romanzo gotico.
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Saggi
di Marcel Proust
editore: Il saggiatore
pagine: 974
Autore centrale del canone letterario novecentesco, ricordato per quella fluviale opera-mondo e insuperabile costruzione romanzesca che è "Alla ricerca del tempo perduto", Marcel Proust ha accompagnato, lungo tutto l'arco della sua vita, l'attività narrativa a quella saggistica, consegnando alla posterità un'impressionante messe di recensioni, articoli, interventi di critica letteraria e del gusto, riflessioni teoriche legate al significato dell'arte, alla sua permanenza, alla sua possibilità di offrire - a chi legge come a chi, rapito, osserva una statua antica in cima a una colonna o a una guglia contro il cielo del mattino - specchi in cui vedere e capire se stessi. Padrone di una lingua dalle risorse inesauribili e dotato di un'erudizione mai fine a se stessa e sempre impiegata per leggere in profondità il libro del mondo, Marcel Proust fonde in questi "Saggi" cronaca e racconto, analisi e divagazione, engagement e divertissement, minando le tradizionali distinzioni di genere e registro. La raccolta, che dai primi componimenti scolastici arriva fino alle più compiute elaborazioni critiche della maturità - come quella, rimasta celebre, sullo stile di Gustave Flaubert -, è un prisma privilegiato attraverso cui guardare a Marcel Proust e, nel suo tracciarne la chiara parabola umana e artistica, si rivela uno strumento imprescindibile a chi ne voglia avvicinare con piena consapevolezza l'opera letteraria.
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Teatro grottesco
di Thomas Ligotti
editore: Il saggiatore
pagine: 281
Autore di culto della letteratura americana contemporanea, restio alle attenzioni dei media ma autenticamente seminale - suoi gli incubi che hanno ispirato la prima stagione di True Detective -, Thomas Ligotti è considerato l'unico successore di Edgar Allan Poe e H.P. Lovecraft. Lontano dalle atmosfere urbane e quotidiane che caratterizzano l'opera di Stephen King, Ligotti fa sua la lezione dei maestri del passato e mette il lettore di fronte a un orrore che non ha forma né volto né contorno, un orrore che non si può dire, a stento pensare, e che ha nell'indeterminatezza la radice della presa angosciante che esercita sulla nostra immaginazione. In "Teatro grottesco" l'orrore nasce da seminterrati in cui il buio e l'umido hanno prodotto una vita brulicante che aspetta di insinuarsi nel nostro mondo; da isolate fabbriche nelle cui viscere si producono artefatti meccanici dagli scopi imperscrutabili; da catene di montaggio in cui la presenza di misteriosi supervisori è così schiacciante da trasformare l'uomo in ingranaggio; da cittadine in cui la vita è una messinscena e solo quanto accade sui palcoscenici di una fiera itinerante è reale. Gli abitanti di questo mondo dalla mente impazzita e il cuore selvaggio si muovono in retrobottega fiocamente illuminati, in gallerie d'arte dall'aspetto sinistro, al centro di paludi dove sopravvivono culti antichi e innominabili, tutti alla ricerca disperata di un senso che sembra alla loro portata e che, pure, è preclusa.
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Il libro dell'incontro. Vittime e responsabili della lotta armata a confronto
editore: Il saggiatore
pagine: 466
Questo libro cambia la storia d'Italia. L'incontro di cui parla - fra vittime e responsabili della lotta armata degli anni settanta - è infatti destinato ad avviare un radicale cambio di paradigma storico: non si potrà più guardare agli "anni di piombo" con gli stessi occhi; né si potrà tornare a un'idea di giustizia che si esaurisca nella pena inflitta ai colpevoli. Le prime pagine ancora oggi dedicate alla lotta armata e alle stragi, le centinaia di libri pubblicati, i film, le inchieste dimostrano non tanto un persistente desiderio di sapere, ma anche e soprattutto un bisogno insopprimibile di capire, di fare i conti con quel periodo, fra i più bui della nostra storia recente. È proprio muovendo dalla constatazione che né i processi né i dibattiti mediatici del conflitto sono riusciti a sanare la ferita, che un gruppo numeroso di vittime, familiari di vittime e responsabili della lotta armata ha iniziato a incontrarsi, a scadenze regolari e con assiduità sempre maggiore, per cercare con l'aiuto di tre mediatori: il padre gesuita Guido Bertagna, il criminologo Adolfo Ceretti e la giurista Claudia Mazzucato - una via altra alla ricomposizione di quella frattura che non smette di dolere; una via che, ispirandosi all'esempio del Sud Africa post-apartheid, fa propria la lezione della giustizia riparativa, nella certezza che il fare giustizia non possa, e non debba, risolversi solamente nell'applicazione di una pena. Postfazione di Luigi Manconi e Stefano Anastasia.
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