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Libri di G. Caproni

Pásmo. Zona/Zone

di Guillaume Apollinaire

editore: In Transito

pagine: 140

Disponibilità immediata
16,00

Morte a credito

di Louis-Ferdinand Céline

editore: Garzanti

pagine: 576

"Morte a credito", pubblicato nel 1936, è il secondo grande romanzo di Céline, che nelle sue pagine ritorna alla propria infan
Disponibilità immediata
20,00

«Pianto per Ignazio». Versioni da García Lorca e altri poeti ispanici

editore: Feltrinelli

pagine: 560

Questo libro, ricco di materiali inediti, ci rivela un imprevisto Caproni traduttore: protagonisti accanto a lui non sono più
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15,00

Poesie. Testo francese a fronte

di René Char

editore: Einaudi

pagine: 268

René Char ha avuto in Italia due straordinari traduttori: Sereni e Caproni
Ordinabile
16,00

I fiori del male. Testo francese a fronte

di Charles Baudelaire

editore: Marsilio

pagine: 576

Questa edizione presenta i "Fiori del male" e le poesie condannate nell'inedita traduzione di Giorgio Caproni, alla quale egli
Ordinabile
18,00

Diario del ladro

di Jean Genet

editore: Il saggiatore

pagine: 257

Pubblicato clandestinamente nel 1948, e poi in un'edizione censurata l'anno successivo, il "Diario del ladro" - che il Saggiat
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23,00

Diario del ladro

di Jean Genet

editore: Es

pagine: 279

"Jean Genet si è proposto la ricerca del Male, come altri si propongono quella del Bene. È una esperienza la cui assurdità si coglie a prima vista. Sartre l'ha ben sottolineato: noi cerchiamo il Male nella misura in cui lo prendiamo per il Bene. Una simile ricerca è fatalmente destinata alla delusione, o diventa farsa. Ma anche se destinata all'insuccesso, non presenta per questo un interesse minore. Si tratta inizialmente di una forma della rivolta per colui che è stato escluso dalla società. Abbandonato dalla madre, allevato in un brefotrofio, Jean Genet ebbe tanto meno la possibilità di integrarsi alla comunità morale, quanto più grande aveva il dono dell'intelligenza. Divenne ladro, e il carcere (dapprima la casa di correzione) fu il suo destino. (...) Per Genet, non è abietta la società, ma lo è lui stesso: egli potrebbe definire esattamente l'abiezione come ciò che egli è, in modo passivo, o addirittura con fierezza. Del resto, l'abiezione di cui è piena la società è poca cosa, poiché riguarda uomini corrotti solo in superficie, le cui azioni hanno sempre un "contenuto positivo". Se questi uomini avessero saputo raggiungere gli stessi fini con mezzi onesti, lo avrebbero preferito. Genet vuole l'abiezione, anche se essa porta soltanto la sofferenza: la vuole per se stessa, al di là dei vantaggi che vi trova, la vuole per una propensione vertiginosa all'abiezione, nella quale egli si perde, non meno totalmente del mistico che nell'estasi si perde in Dio." (Dallo scritto di Georges Bataille)
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24,00

Diario del ladro

di Jean Genet

editore: Il saggiatore

pagine: 253

Il «Diario del ladro» è un autoritratto particolare. Vi leggiamo i vagabondaggi di Jean Genet attraverso l'Europa negli anni trenta, i suoi amori passeggeri e tutte le attività di un marginale, di un piccolo delinquente, dalla prostituzione alla mendicità, dal traffico d'oppio all'estorsione. La scena si apre su "La Criolla", dancing bordello di Barcellona e, tra prigioni e meublé, esaurisce i suoi effetti nel baraccone di una fiera, il «Palazzo degli Specchi». Il ladro omosessuale muta identità nel corso dell'opera, sino a prendere le sembianze di un teppista che mette paura, deruba e ricatta i clienti, forte della sua giovinezza e dell'odio che prova per loro.
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10,00

Morte a credito

di Louis-Ferdinand Céline

editore: Garzanti

pagine: 613

"Morte a credito", pubblicato nel 1936, è il secondo grande romanzo di Céline, che nelle sue pagine ritorna alla propria infan
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24,00

Bel-Ami

di Guy de Maupassant

editore: Garzanti

pagine: 352

Georges Duroy, un giovane bello e ambizioso, va a Parigi dalla provincia in cerca di fortuna
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7,23

Morte a credito

di Louis-Ferdinand Céline

editore: Garzanti

pagine: 586

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12,39

La mano mozza

di Blaise Cendrars

editore: Guanda

pagine: 302

Un romanzo intenso sulla Grande Guerra. Cendrars vi partecipò combattendo al fronte, e raccontò l'orrore, lo sgomento, le privazioni, le miserie ma anche gli slanci di coraggio, la vitalità e persino l'umorismo di soldati mandati a morire nel grande olocausto del primo conflitto. E' una rappresentazione cruda, realistica ma anche partecipe, nella quale si alternano scene terribili dei combattimenti, rari momenti di felicità delle licenze, con il soffio di speranza che comunicava ai giovani in armi.
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14,46

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