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Libri di G. Caramore

Le dieci parole di Dio. Le tavole della libertà e dell'amore

di Paolo Ricca

editore: Morcelliana

pagine: 240

In forma dialogica - anche confrontandosi con Paolo De Benedetti, Massimo Cacciari, Sergio Quinzio, Amos Luzzatto e altri -, P
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20,00

A sua immagine. Una lettura della Genesi

di Paolo De Benedetti

editore: Morcelliana

pagine: 112

«Accade che, ascoltando Paolo De Benedetti che ci introduce alla lettura della Bibbia, si abbia la percezione (e non è certo c
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12,00

Rabbi Aqivà

di Benedetto Carucci Viterbi

editore: Morcelliana

pagine: 80

Benedetto Carucci Viterbi tratteggia con maestria la storia di rabbi Aqivà, uno dei più grandi maestri dell'antichità [vissuto tra il 50-135 e.v.], a cui dobbiamo, quanto meno, la presenza nel canone biblico del Cantico dei Cantici, ma che fu anche tra i grandi testimoni - lui, figlio di pecorai, pastore a sua volta, analfabeta e ignorante - della bellezza dello studio, che ricompensa di ogni fatica e di ogni sacrificio. Spinto dalla moglie Rachel a intraprendere una vita di sapere, diventa guida morale nei giorni del pericolo, sostiene la rivolta di Bar Kokhba contro l'impero romano, e quando i rabbini si riuniscono per discutere se si debba anche rischiare la vita per insegnare la Torà, Aqivà, che morirà martire con il sorriso sulle labbra, risponde che se avessero abbandonato la Torà avrebbero anche abbandonato Dio. (Gabriella Caramore)
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8,00

Difendere Dio

di Moni Ovadia

editore: Morcelliana

pagine: 96

Difendere Dio: da che cosa, visto che Dio, quasi per definizione, non ha nessun bisogno di venire tutelato da quelle povere creature che noi siamo? Vi può essere un modo totalmente diverso di difendere Dio, di mettersi dalla sua parte anche quando non lo si comprende, ma senza chiudere gli occhi sul patimento delle creature. Occorre, per fare questo, rinunciare all'arroganza del pensiero, procedere dubitando, farsi travolgere dalla passione dell'interrogare. Ma anche distogliersi da se stessi per far luogo ad altri, e, soprattutto, mettere la misericordia al posto della dottrina, cercare umilmente di agire il più giustamente possibile sulla terra, invece che farsi interpreti del diritto divino. Questa è stata, credo, l'intenzione di Moni Ovadia. Uomo di teatro, di canto, di musica, di spettacolo, sa mettere l'ironia nelle cose più gravi, sa toccare le corde del cuore agendo sull'intelligenza, sa intonare la compassione dentro le rime della colpa. Dotato, come solo gli ebrei possono essere, di una "passione teologica" che fa tutt'uno con la sua carne, ha voluto provare a difendere Dio dalle idolatrie, dalle ortodossie, dai falsi nomi che nei secoli gli sono stati cuciti addosso, risalendo i sentieri spesso arditi dell'interpretazione, ma anche sospendendo le parole, o deviandole in un sorriso, là dove si scontra con il fatto che Dio non è una "evidenza" sempre alla nostra portata.(Gabriella Caramore)
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10,00

Il filo d'erba. Verso una teologia della creatura a partire da una novella di Pirandello

di Paolo De Benedetti

editore: Morcelliana

pagine: 64

Una teologia della creatura oggi non può non guardare, a occhi spalancati, dentro il cuore pulsante del vivente. L'idea che un filo d'erba possa vibrare di sensibilità entrando in viva relazione con il mondo umano emerge dalla novella di Luigi Pirandello, Canta l'Epistola. E solo una teologia come quella di Paolo De Benedetti è capace di cogliere la creaturalità di una bellezza deperibile e inerme come quella di un filo d'erba. Non in virtù di una sensibilità ecologica estesa anche alle cose inanimate - un sentimento pur lodevole che oggi però è abbastanza diffuso, almeno nelle anime più avvertite - ma in virtù di una precisa lettura della Parola biblica, che interpreta la storia a partire dal basso, dall'infimo, dal perdente.
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5,00

Teologia degli animali

di Paolo De Benedetti

editore: Morcelliana

pagine: 96

"Per elaborare una "teologia" che non abbia più al proprio centro soltanto l'uomo, ma, assieme a lui, l'animale, e ogni essere vivente, ci voleva un teologo come Paolo De Benedetti. Il cui pensiero si articola non intorno ad assiomi, evidenze, certezze. Ma intorno al "forse". Al dubbio. Alla logica dei "doppi pensieri". Solo chi, come lui, ha un senso così forte della precarietà dei giudizi umani e della imperscrutabilità di quelli divini, può arrivare a elaborare una teologia che metta continuamente in discussione se stessa: fino a spostare il centro della propria attenzione dalla creatura umana, che lo ha da sempre altezzosamente occupato, alle creature "minori", che sempre sono state ai margini." (Gabriella Caramore)
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10,00

Libertà e destino nella tragedia greca

di Salvatore Natoli

editore: Morcelliana

pagine: 144

Con l'accanimento di chi ha a cuore la verità, e con la pietas di chi ha trepidazione per il creaturale, Salvatore Natoli indaga la straordinaria vicenda della fioritura del tragico nell'Atene del V secolo. E ci invita a spingere a fondo lo sguardo fino a rinvenire - nelle esaltanti e terribili vicende di Edipo e di Oreste, di Antigone e Clitemnestra, di Prometeo e Filottete, di Medea e Agamennone - ciò che, in tutti i tempi, sta al fondo della storia dell'uomo: la sua domanda di sapere perché vive, il percepire che le cose dell'esistere "sono problema". "Qualcosa c'è. E ci trascende" è detto in Euripide. È compito del filosofo e del teologo, ma anche di ogni lettore, ricomporre la struttura dei diversi contesti culturali e religiosi e mettere a confronto i modi in cui è vissuta e patita la lontananza di un "Dio che si nasconde". Non basta però ricomporre i frammenti del Tragico della Grecia antica come se si trattasse di ricostruire una mappa in disuso. Quella mappa - tracciata con gesti, silenzi, grida - può fare da segnavia anche al nostro cammino che, talvolta, sembra guidato più dal vento dionisiaco della Tracia che da un geometrico disegno divino(dalla Prefazione di Gabriella Caramore)
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12,00

Il pane e il regno. Commento al Padre nostro

di Paolo Ricca

editore: Morcelliana

pagine: 192

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11,00

I senza Dio. Figure e momenti dell'ateismo

di Remo Bodei

editore: Morcelliana

pagine: 112

Chiude con una domanda Remo Bodei la sua lucida e distesa riflessione sull'ateismo. E il fatto stesso che un percorso di pensiero termini con una interrogazione deve farci cogliere tutta la portata della complessità del tema. La domanda è rivolta alle sentenze contenute nel libro di Geremia, in cui il Signore dice: "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo, che pone nella carne il suo sostegno e il cui cuore si allontana dal Signore... Benedetto l'uomo che confida nel Signore e il Signore è sua fiducia..." (Ger 17,5-11). Davvero, si chiede Remo Bodei, è maledetto l'uomo che non confida in Dio? Davvero non vi è speranza per lui di vita umana sulla terra? Bodei ha ben presente che l'ateismo non è qualcosa di radicalmente estraneo alla fede, ma è piuttosto ad essa legato da una parentela profonda, e con questo suo alter ego innesta una sorta di corpo a corpo, di "lotta con l'angelo" che, se non è mortale, può essere portatrice di nuovo e di futuro. (Gabriella Caramore)
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10,00

L'impossibile e la libertà. Saggio su Rimbaud

di Yves Bonnefoy

editore: Marietti 1820

pagine: 114

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11,36

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