Storia
Radioso maggio. Come l'Italia entrò in guerra
di Antonio Varsori
editore: Il mulino
pagine: 216
Rimasta neutrale nel 1914, il 26 aprile 1915 l'Italia firmava segretamente il patto di Londra impegnandosi a entrare in guerra in cambio di vari vantaggi di carattere territoriale. Ma la maggioranza dell'opinione pubblica italiana si mostrava perplessa se non ostile all'entrata in guerra. In quello che fu poi definito "il radioso maggio", una serie di manifestazioni spesso violente però spazzarono via l'opposizione neutralista, giungendo a minacciare il parlamento, e a determinarne un rapido voltafaccia che si tradusse nel consenso al governo e alla guerra. Basato su un'ampia gamma di fonti italiane e straniere, il volume racconta in maniera puntuale, giorno per giorno, gli eventi che dal 26 aprile al 24 maggio segnarono dal punto di vista interno e internazionale il processo di coinvolgimento del paese nella grande guerra.
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Il Risorgimento e l'unificazione dell'Italia
editore: Il mulino
pagine: 260
Il Risorgimento italiano come processo che inizia alla metà del Settecento con l'Illuminismo e termina con la fine del governo della Destra nel 1876. Nel libro sono esaminate le origini politiche, sociali ed economiche dell'aspirazione all'unità, con una attenzione particolare al Risorgimento artistico e letterario, alla questione della lingua, al ruolo delle donne; è poi discussa l'unificazione del 1860, in quanto frutto in varia misura del Risorgimento, della guerra e del lavorio diplomatico. Il percorso si compie nel primo quindicennio del Regno d'Italia, siglato simbolicamente dal pareggio di bilancio.
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Storia del lavoro in Italia. Il Novecento. Il lavoro nell'età industriale (1896-1945)
editore: Castelvecchi
pagine: 671
Nel Novecento lo sviluppo industriale segna una svolta nella storia d'Italia riportando il Paese nel novero delle economie ava
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Gli armeni
di Gabriella Uluhogian
editore: Il mulino
Si ricordano gli armeni quasi solo per il terribile genocidio patito nel 1915 e per le polemiche di cui tuttora questo è oggetto. Ma quella armena è una storia molto più ricca e antica: la storia di un territorio ponte fra Oriente e Occidente e di un popolo millenario che ha conservato e tramandato una cultura fortemente identitaria. Ricco di informazioni, il libro ripercorre la storia armena dalle origini più antiche a oggi, presentando anche un quadro generale della religione, della lingua, della letteratura.
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Dammi mille baci. Veri uomini e vere donne nell'antica Roma
di Eva Cantarella
editore: Feltrinelli
pagine: 188
Dopo la ricognizione sull'eros greco, Eva Cantarella, parla dell'amore al tempo dei romani. Per un romano la virilità era la massima virtù; e i romani venivano educati ad assoggettare e a essere dominatori, nella politica come nell'amore e nel sesso. E infatti da una violenza, quella di Marte ai danni di Rea Silvia, nasce Romolo, il fondatore della città. L'altra faccia della sessualità romana è l'etica del vanto, il gloriarsi della propria virilità anche negli aspetti più concreti e materiali. Ecco allora i "Carmina Priapea", gioiosa celebrazione di Priapo, il dio del fallo, coi suoi spropositati attributi; ecco graffiti e iscrizioni di palestre, taverne, muri la cui gioiosa crudezza sconfina spesso nell'oscenità, ecco leggende popolate da membri maschili che spuntano dal focolare per fecondare innocenti fanciulle. Ed ecco dotti ma spassosi intermezzi, dove l'autrice guida il lettore attraverso le pratiche osculatorie (i tre modi di nominare il bacio, osculum, savium e basium), le tariffe, le specializzazioni e l'abbigliamento delle prostitute, i riti matrimoniali e di fecondità. E le donne? Ci sono quelle che si adeguano (Porzia, che si suicida inghiottendo carboni ardenti), le donne modello di virtù (Lucrezia) e le ribelli (Sulpicia), contro cui si accaniscono le leggi moralizzatrici. E poi i "veri" uomini, Augusto e Cesare, i poeti Orazio e Marziale, e ovviamente, Catullo, che chiede con pari trasporto i baci della bella Lesbia e del tenero Giuvenzio.
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L'Islam e l'impero. Il Medio Oriente di Toynbee all'indomani della Grande guerra
di Laura Di Fiore
editore: Viella
pagine: 223
Tra i vari profili di Arnold J. Toynbee - storico, filosofo della storia, antichista - quello che emerge dalle carte del Foreign Office di Londra è uno dei meno noti, ovvero quello di esperto dell'intelligence britannico negli anni della Prima guerra mondiale e dell'immediato dopoguerra. Dalle analisi sul riassetto del Medio Oriente messe a punto in vista della Conferenza di pace di Parigi emerge il ruolo centrale riconosciuto alla "civiltà islamica" in una dimensione essenzialmente politica e profondamente consapevole dei mutati equilibri nelle relazioni globali tra Occidente e Oriente, ben lontana quindi dalle semplificazioni culturaliste attribuitegli in anni recenti nell'ambito delle teorie sullo "scontro di civiltà". Ma il progetto politico per il Medio Oriente schiudeva per Toynbee anche uno scenario fondamentale per il futuro dell'impero britannico, in fase di declino e oggetto di proposte di riforma dall'inizio del secolo. Le rivendicazioni di autodeterminazione nazionale del mondo musulmano rappresentarono infatti un tassello essenziale nel quadro di un'originale riflessione politico-istituzionale tesa a legittimare su nuove basi l'avventura imperiale britannica.
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Bambini affittati. Vaché e sërvente: un fenomeno sociale nel vecchio Piemonte rurale e montano
di Aldo Molinengo
editore: Priuli & Verlucca
pagine: 141
Nella quasi totalità delle famiglie contadine di un tempo, soprattutto quelle delle vallate, le uniche cose che si tramandavano da una generazione all'altra, oltre a un po' di terra, erano la miseria e la fame. La scarsità di cibo condizionava tutta l'esistenza fin dalla nascita, e dei tanti figli che venivano al mondo molti morivano a pochi giorni o pochi mesi di età, a causa di malattie determinate dalle disperate condizioni di vita di tutta la famiglia. Per chi sopravviveva c'era il problema quotidiano di sfamarsi, che per i bambini veniva risolto mandandoli via da casa a lavorare: maschi e femmine, fin dagli otto o nove anni, venivano "affittati " per diversi mesi ad altre famiglie che sovente avevano solo un po' di miseria in meno. Così il tempo del gioco finiva presto, e in primavera nei mercati e nelle fiere, oltre a vendere, comprare e scambiare merci, molti contadini affittavano i propri figli per impiegarli nella custodia del bestiame al pascolo o in altri lavori. In montagna, in collina e in pianura, per secoli la sorte dei figli di poveri contadini è stata questa.
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Vassalli, feudi, feudalesimo
di Giuseppe Albertoni
editore: Carocci
pagine: 235
Gli studi su vassalli e feudi negli ultimi decenni hanno vissuto un profondo rinnovamento che ha messo in discussione la stessa legittimità del concerto di feudalesimo. Data la specificità di alcuni temi affrontati, tuttavia, i nuovi approcci faticano a uscire dalla cerchia degli specialisti. Superando tale barriera, il libro offre uno strumento aggiornato a chi voglia studiare feudi e vassalli medievali o sia curioso di comprendere quale sia stato il loro ruolo nella società medievale. Nella prima parte, sono presentati i principali modelli storiografici che hanno dominato per decenni gli studi sul feudalesimo e, nella seconda, è proposto un itinerario tematico nelle attuali linee di ricerca, scandito dalla lettura diretta delle fonti.
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Il Piemonte risorgimentale nel periodo preunitario
editore: Viella
pagine: 218
Gli anni che vanno dal 1821 al 1848 furono molto intensi per la società piemontese. Pochi anni dopo il Congresso di Vienna infatti esplosero a Torino dei moti, duramente repressi da Carlo Felice re di Sardegna, il quale esautorò il nipote Carlo Alberto, reo di aver prestato ascolto ai rivoltosi e di averne sostenuto la richiesta di una Costituzione. In seguito, una volta salito al trono, Carlo Alberto adottò un prudente atteggiamento legittimista, e solo alla fine del suo regno promulgò lo Statuto albertino. Furono anni caratterizzati, da un punto di vista socio-politico, da diverse associazioni segrete di forte ispirazione buonarrotiana, dall'attività cospirativa di Mazzini, dall'afflusso dei primi esuli e dalla fondazione di alcuni giornali, come le "Letture popolari" di tendenze democratiche ma che mal si sposavano con le teorie mazziniane. Questi e altri aspetti della società piemontese sono stati esaminati da un gruppo di studiosi con l'intento di illustrare e di comprendere meglio come il Regno di Sardegna si sia preparato al 1848.
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La guerra di Bruno. L'dentità di confine di un antieroe triestino e sloveno
di Verginella Marta
editore: Donzelli
pagine: XVII-219
Bruno non è un eroe e non cerca la guerra
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Gli ultimi ebrei di Rodi. Leggi razziali e deportazioni nel Dodecaneso italiano (1938-1948)
editore: DeriveApprodi
pagine: 307
Il recupero dell'archivio dei Carabinieri Reali, avvenuto a Rodi alla fine del 2013, ha permesso di rivedere la storia della p
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La tradizione liberale degli ebrei nel Risorgimento. Tra Cavour e Mazzini con Garibaldi nell'età di Vittorio Emanuele II
editore: Mattioli 1885
pagine: 139
Il filo conduttore della raccolta di documenti e scritti sulla rilevante partecipazione degli Ebrei al moto unitario dell'Indipendenza nazionale è rivolto ad illustrare il carattere via via più consapevole del formarsi di una opinione comune delle comunità israelite nella dispersa varietà degli stati italici. Costretti nella tirannia di legislazioni difformi, tutte intese a far sempre più carico di obbligazioni onerose sulle comunità ebraiche e sui singoli membri, ed a negoziare la benché minima licenza di soggiorno, di libera circolazione nei giorni proibiti, di assunzione di mano d'opera "gentile", di patenti di arti, mestieri, professioni - ove consentito -, parve una rivoluzione la parola di Napoleone e dei suoi ministri che li chiamava a Parlamento nel Gran Sinedrio di Parigi. Ancor più parve miracolo l'apertura di Carlo Alberto prima in Piemonte e, quindi, dello stesso Pio IX, al quale si rivolsero inni di lode e ringraziamento. Il repentino mutamento politico e legislativo Vaticano, l'irrigidirsi delle polizie dei vecchi Stati con le poche eccezioni del Piemonte e del Parmense, accesero ancor più la volontà degli Ebrei e delle loro Comunità di testimoniare politicamente una scelta che da genericamente nazionale ed italiana, si confermò sempre più unitaria, monarchica, liberale. Il Risorgimento ebraico fu tutt'uno col Risorgimento italiano. Gli Ebrei furono con Mazzini agli esordi della Giovane Italia, con Garibaldi nell'accantonare ogni pregiudiziale che non fosse la diade Italia...
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