"Alcesti" di Euripide va in scena per la prima volta nel 438 a.C., quarto atto di una tetralogia tragica che comprendeva "Le Cretesi", "Alcmeone a Psofide" e "Telefo". È stata definita nel tempo tragicommedia ma anche melodramma, pastiche sincretico di stili e generi, opera pro-satirica - cioè collocata al posto del dramma satiresco senza essere dramma satiresco - oppure tragedia con connotati satirici nella quale l'atmosfera luttuosa viene decostruita, oltre che dal lieto fine, anche dalla presenza di Eracle mangione e beone, archetipo tipico della commedia, che rompe l'incantesimo rituale del compianto e contamina le lacrime inconsolabili di parenti e servitù per la morte della protagonista con la riaffermazione irriverente del carpe diem. In effetti, il dramma segue il corso contrario rispetto all'andamento codificato della tragedia: dalla morte iniziale si giunge alla vita, persino alla resurrezione finale, come non dovrebbe essere nella peripezia tragica consueta.
Alcesti. Testo greco a fronte
| Titolo | Alcesti. Testo greco a fronte |
| Autore | Euripide |
| Curatore | G. Greco |
| Argomento | Narrativa Classici |
| Collana | Universale economica. I classici |
| Editore | Feltrinelli |
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| Pagine | 144 |
| Pubblicazione | 2019 |
| ISBN | 9788807903397 |
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