fbevnts La fine della megamacchina. Storia di una civiltà sull'orlo del collasso - Fabian Scheidler - Castelvecchi - Libro Librerie Università Cattolica del Sacro Cuore
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La fine della megamacchina. Storia di una civiltà sull'orlo del collasso

La fine della megamacchina. Storia di una civiltà sull'orlo del collasso
Titolo La fine della megamacchina. Storia di una civiltà sull'orlo del collasso
Autore
Traduttore
Argomento Diritto, Economia e Politica Politica e attualità
Collana Frangenti
Editore Castelvecchi
Formato
Formato Libro Libro
Pagine 396
Pubblicazione 2024
ISBN 9788868266622
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La "megamacchina" è tutto il nostro mondo: un sistema economico che accresce «le assurde fortune di una piccola casta di super-ricchi», mentre il lavoro diventa un privilegio e i disastri climatici sempre più frequenti; gli Stati che sostengono questo sistema con armi e fiumi di denaro; l'ideologia del progresso continuo. Abbiamo imparato che «There is no alternative», il treno viaggia senza conducente e "nessuno può farci niente". Ma è davvero così? In realtà non c'è nulla di necessario o naturale nella megamacchina: è il prodotto di cinque secoli di capitalismo e ha bisogno che giorno dopo giorno le persone la facciano funzionare. Nella straordinaria instabilità del nostro tempo, anzi, anche l'azione più piccola può inceppare un ingranaggio, e in effetti una trasformazione è già in corso. Non si tratta di una grande rivoluzione universale, ma sono «intere cascate di punti di rottura»: un patchwork di esperienze molto diverse che hanno al centro l'essere umano e non il profitto, laboratori di democrazia che disgregano le strutture di dominio. Ma «solo chi conosce la propria storia può cambiarla», e allora Fabian Scheidler comincia la sua genealogia della megamacchina da cinquemila anni fa, alle origini della "saga del progresso" che per la maggior parte dell'umanità è sempre stata una storia di violenza. Fino a proiettarci nel futuro, dove la megamacchina potrà «apparire solo come un intermezzo». Scheidler ha scritto una grande opera di liberazione dell'immaginario, per alimentare un cambiamento che «inizia nella nostra testa» e che «non può più essere seguito comodamente in televisione»: l'azione del singolo non è mai stata così decisiva.
 

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