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Apologia dello scetticismo

Apologia dello scetticismo
Titolo Apologia dello scetticismo
Autore
Argomento Storia, Religione e Filosofia Filosofia
Collana La Coda di Paglia
Editore La vita felice
Formato
Formato Libro Libro
Pagine 144
Pubblicazione 2011
ISBN 9788877993304
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Lo scettico, dal latino scepticus derivante dal greco skeptikós, che indica nel suo etimo il «sottile osservatore», non è molto gradito alla tradizione filosofica italiana. Forse perché chi guarda eccessivamente o acutamente sta cercando qualcosa, o forse per altri motivi, vero è che nel Belpaese si può essere metafisici, idealisti, positivisti, pragmatisti, rivoluzionari, persino conservatori o qualcosa del genere, ma è bene non dichiararsi scettici. Per il comune sentire italiota, chi si ritiene tale viene subito confuso con una categoria contigua o, per meglio esorcizzarne le idee, lo si cataloga tra coloro che non credono. In pochi si sono presi la briga di ricordare che lo scettico è colui che sostiene la singolare fede dell'impossibilità di decidere sulla verità o sulla falsità di una qualsiasi proposizione. Tra le eccezioni nel nostro Novecento ci furono Mario Dal Pra, che ci ha lasciato un fondamentale studio su Lo scetticismo greco, e Giuseppe Rensi che ne ha approfondito gli aspetti teoretici.

dall'introduzione di A. Torno

 

 

 

Biografia dell'autore

Giuseppe Rensi

GIUSEPPE RENSI: giovane avvocato socialista, fu costretto a riparare in Svizzera in seguito ai disordini del 1898. Divenne nel 1903 il primo deputato socialista del parlamento del Canton Ticino. Tornato in Italia, si concentrò sugli studi filosofici. L’esperienza della Prima guerra mondiale mandò in crisi le sue convinzioni idealistiche, conducendolo verso lo scetticismo, la cui prima formulazione sono i Lineamenti di filosofia scettica del 1919. In quell’opera Rensi sosteneva che la guerra aveva distrutto la fede ottimistica nell’universalità della ragione, sostituendola con lo spettacolo tragico della sua pluriversalità. Espose nella Filosofia dell’autorità (1921) la traduzione politica di questa concezione.
Dopo una simpatia per il Regime divenne un oppositore, sottoscrivendo nel 1925 il Manifesto degli intellettuali antifascisti di Benedetto Croce, pagando questa scelta con una breve reclusione e con la perdita della cattedra di Filosofia morale all’Università di Genova.

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