La scrittura o la vita

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«Nel 1947 avevo abbandonato il progetto di scrivere. Ero diventato un altro per rimanere in vita.» Reduce da Buchenwald e desideroso di fissare sulla pagina la sua tragica esperienza, Jorge Semprún, allora giovane intellettuale, si trova di fronte a un dilemma: raccontare la morte vissuta (sì, perché nel lager la morte si viveva) o aprirsi alla vita del «dopo», dimenticare la penna (che alla morte riconduce), concedersi a un'esistenza fatta di impegno politico, di amore, ma anche di quotidiana banalità. "La scrittura o la vita" è la storia di questo dilemma e al tempo stesso il suo scioglimento: dopo vari libri che affrontavano in qualche modo il tema dell'universo concentrazionario, Semprún è riuscito a darci una completa, sconvolgente testimonianza sulla realtà del lager. Ed è a Primo Levi (cui lo scrittore spagnolo dedica un capitolo della sua opera) che il ricordo del lettore italiano potrà riferirsi; poiché, nonostante le molte differenze nell'esperienza vissuta (Semprún fu infatti deportato come resistente francese, come «politico») e nell'elaborazione letteraria dell'esperienza stessa, un tema echeggia anche in queste pagine: come sarà possibile far credere agli «altri» che un tale scempio sia stato commesso? Introduzione di Paolo Mauri.
 

Biografia dell'autore

Jorge Semprun

Jorge Semprún (1923-2011), nato a Madrid, emigrato con la famiglia a Parigi durante la guerra civile spagnola, ha preso parte alla Resistenza francese ed è stato deportato a Buchenwald nel gennaio 1944. A partire dagli anni Sessanta si è dedicato attivamente alla letteratura, scrivendo sia in francese sia in spagnolo, e al cinema, come sceneggiatore. Fra i suoi libri: Il grande viaggio (1963), Autobiografia di Federico Sánchez (1977), Vivrò col suo nome, morirà con il moi (2005) e La scrittura o la vita (1996), pubblicato in Italia da Guanda. Semprún è stato ministro della Cultura in Spagna dal 1988 al 1991.