Come si giocava una volta, quando i bambini passavano più tempo in strada e non c'erano a disposizione molti svaghi, tantomeno quelli elettronici e il digitale? Piero Dorfles racconta i giochi, che erano soprattutto di gruppo: tana liberatutti, le biglie, dire fare baciare lettera testamento, facciamo che ero, campana, lo schiaffo del soldato, la lippa, rubabandiera, le belle statuine e tanti altri. Accanto ad essi, raccoglie le conte che li accompagnavano: filastrocche, poesiole spesso surreali e apparentemente senza significato, ispirate al lavoro, alle fiabe, alla parodia della vita adulta. Dorfles riflette su come i giochi collettivi siano fondamentali nella formazione di un individuo: perché insegnano a confrontarsi con gli altri stabilendo regole e rispettandole, in un contesto in cui si è tra pari e le differenze di censo non contano; perché sono strumenti per sviluppare la creatività, la fantasia e anche un senso di indipendenza e responsabilità; perché consentono al bambino di trovare un proprio ruolo e affermare sé stesso. Ne risulta l'affresco di un mondo perduto solo in parte, che forse non sarebbe così difficile ritrovare.
Amblimblè. Rime e riti dei giochi di strada
| Titolo | Amblimblè. Rime e riti dei giochi di strada |
| Autore | Piero Dorfles |
| Argomento | Letteratura e Arte Critica letteraria e Linguistica |
| Collana | Pretesti |
| Editore | Manni |
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| Pagine | 144 |
| Pubblicazione | 2025 |
| ISBN | 9788836173723 |
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