Il Nuovo Melangolo
Il boccagentile. Ricette della vita buona
di Sergio Givone
editore: Il Nuovo Melangolo
pagine: 136
Un libro di filosofia della cucina e del cibo scritto da uno dei più importanti filosofi italiani che, attraverso una serie di
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L'immortalità dell'anima
di Plotino
editore: Il Nuovo Melangolo
pagine: 80
«Esaminate dunque l'anima dopo averla spogliata di ciò che non è; o meglio, colui che si è purificato esamini se stesso: quand
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Teoria del kamikaze
di Laurent De Sutter
editore: Il Nuovo Melangolo
pagine: 87
«Seduto al volante, l'uomo che guida il camion carico di esplosivo non è un killer, né un terrorista; è un attore: l'attore di
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Il dono del titano. Per una rilettura del mitologema prometeico
di Sandra Mariani
editore: Il Nuovo Melangolo
pagine: 221
Il racconto mitico affiora come da un abissale caos; è da qui che si stagliano singole realtà figurali che possono essere acco
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Trattato teologico- poetico
di Sergio Givone
editore: Il Nuovo Melangolo
pagine: 131
« Potremmo dire che il nichilismo altro non è che una forma di ateismo in cui Dio non è più un problema, come non è più un pro
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Il caso Macbeth
di Giuseppe Testa
editore: Il Nuovo Melangolo
pagine: 208
Il 5 novembre 1605 Giacomo I Stuart, re di Scozia e d'Inghilterra, sfugge a un attentato letale ordito dai Gesuiti e teso a eliminare l'intera famiglia reale oltre a un buon numero di Lord. Il regno è sotto choc. Fino al processo ai congiurati, celebrato nel 1606, il popolo britannico vive uno psicodramma collettivo. Shakespeare sta lavorando ad Antonio e Cleopatra quando un influente cortigiano, o forse il re in persona, gli commissiona un dramma a tema scozzese per rafforzare la posizione del sovrano a Londra come capo dell'Europa protestante. Benché abbia molti amici fra i cattolici, egli accetta l'incombenza. Scova una vecchia storia dell'anno Mille, consulta le fonti disponibili in inglese, forse fa un viaggio in Scozia e ricrea sulla scena l'habitat di una società barbara in cui i re si dividono in due categorie: quelli che uccidono e quelli che vengono uccisi. Seminando qua e là nel testo alcune incongruenze rivelatrici, riscrive la tragica vicenda di una congiura che ricorda troppo da vicino il complotto dal quale Giacomo I è appena uscito illeso. È l'inizio del "caso Macbeth".
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Il sangue delle rondini
di Mario Paternostro
editore: Il Nuovo Melangolo
pagine: 320
Carlo Codecà, affermato giornalista, riceve strane lettere e fotografie da un fratello scomparso da 40 anni, dopo essere stato accusato di aver fatto parte di una colonna terroristica attiva negli anni '70. La bella vita di Carlo viene sconvolta. Da Roma ritorna a Genova, per ripercorrere i primi anni di piombo. L'uccisione di un professore universitario da parte di una fantomatica sotto-colonna brigatista, un blitz che "neutralizza" un covo in città, vecchi amici e nemici che rivelano a pezzetti una vicenda tragica e nebulosa consumata nei giorni del sequestro Moro, quando, proprio a Genova, fu fatto trovare dalle Brigate rosse il comunicato che annunciava la condanna a morte del presidente della DC. Poi, un giorno, il misterioso fratello scomparso riappare... Toccherà, anche questa volta, al commissario Ferruccio Falsopepe dipanare l'aggrovigliata matassa, muovendosi da vecchio flâneur tra carruggi, chiese, trattorie e strani personaggi. Sullo sfondo, il ritratto della Genova degli anni '70: una città in crisi industriale e politica, in cui si intrecciano le colonne sconosciute, le indagini difficili, polizia, carabinieri, giornalisti, magistrati e i servizi segreti.
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Il manifesto pluralista?
di Marquard Odo
editore: Il Nuovo Melangolo
pagine: 173
Questo è un libro di Odo Marquard: il filosofo tedesco della Sképsis
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La leggenda del western. Da John Ford a Quentin Tarantino
di Francangelo Scapolla
editore: Il Nuovo Melangolo
pagine: 237
Il western classico hollywoodiano, che André Bazin definiva "il cinema americano per eccellenza", ha rappresentato, per intere generazioni, una realtà assolutamente magica e coinvolgente: gli spettatori avevano come unico interlocutore uno spazio, lo schermo, dove si muovevano i divi/eroi e si sviluppavano le trame, nelle quali gli stessi venivano proiettati, subendo un processo di seduzione e di identificazione con i protagonisti del film, di cui le componenti essenziali erano l'epica, l'avventura, le sconfinate praterie, le guglie della Monument Valley, l'incanto e lo spettacolo della natura. Il talento e il genio di autori quali ]ohn Ford, Raoul Walsh, Howard Hawks, Anthony Mann, Delmer Daves ha contribuito in modo determinante e fondamentale a nobilitare e ad arricchire il genere, così come la presenza di interpreti affascinanti come Gary Cooper, John Wayne, Henry Fonda, James Stewart, Randolph Scott, per citare i più noti. Il testo non si limita all'analisi delle opere appartenenti all'epoca d'oro del cinema classico americano: si occupa, ovviamente, anche dell'intera filmografia western successiva, dai primi anni Sessanta agli "spaghetti western", dai film della New Hollywood a quelli del revisionismo, dal cinema western dei nuovi autori fino a "The Hateful Eight" di Tarantino. Non è possibile analizzare in profondità l'intera storia del western in un breve saggio, ma è importante offrire ai lettori una panoramica che ne evidenzi gli elementi e le caratteristiche essenziali.
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Afghana in limina missus (La guerra di Ivàn). Ediz. italiana e latina
di Moammed Sceab
editore: Il Nuovo Melangolo
pagine: 45
Anno 1989, ultimi mesi dell'occupazione sovietica dell'Afghanistan. Il soldato Ivan si innamora di una giovane afghana e per seguirla si arruola fra i ribelli, la guerra finisce ma Mosca non dimentica: se il transfuga non si consegnerà, sarà la vecchia madre vedova a pagare al suo posto. Ivan decide allora di tornare, ma attraversando il deserto si imbatte in un drappello di mujahiddin che nulla sanno di lui... Una vicenda di guerra, amore, dolore e morte ispirata a fatti realmente accaduti e raccontata in 324 esametri latini forti e struggenti. Il testo è accompagnato da una traduzione a fronte, in endecasillabi italiani. Dietro l'ungarettiano Moammed Sceab si cela uno dei migliori filologi classici oggi in attività. II quale così scrive nella premessa: "Mi sono firmato con un nome non mio, ma più importante e più vero del mio: il nome-simbolo di ciò che non entra nella storia. O che ne esce senza un perché, a maggior squallore del mondo, a maggior miseria e tristezza di tutti".
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La Spezia. Porta della speranza
di Maria Luisa Eguez
editore: Il Nuovo Melangolo
pagine: 138
Spezia non ha dimenticato i "suoi" ebrei. Ma neanche Israele ha dimenticato la sua Porta di Sion. A testimonianza, un solo piccolo episodio ricordato da don Gianni Botto: "Nel 1996 mi trovavo a Safed con un gruppo di altri spezzini. Mentre stavo facendo acquisti in una botteguccia, il proprietario mi chiese da dove venissi. Quando risposi: 'La Spezia', uscì dalla porta dicendo: 'Sha'ar Tzion, Sha'ar Tzion...' e chiamando a gran voce i vicini. Ne seguirono molte pacche sulle spalle e abbracci di gioia". Si calcola che dall'estate del '45 alla primavera del '48 l'emigrazione clandestina verso la Terra Promessa interessò più di 23.000 ebrei europei e la città della Spezia, con il caso della Fede e della Fenice, ne costituì il fulcro. Un avvenimento che può sembrare uno dei tanti nelle migliaia di episodi che, come accade ancora oggi, hanno portato per secoli masse di disperati in cerca di sopravvivenza da una sponda all'altra del Mediterraneo. Invece, un evento incomparabile nella sua portata storica. Protagonisti 1.014 sopravvissuti alla Shoah, partiti dal Golfo della Spezia l'8 maggio 1946 alla volta della Palestina.
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