fbevnts Tutti i libri editi da Quodlibet - libri Librerie Università Cattolica del Sacro Cuore | Pagina 11
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Quodlibet

Che cos'è la filosofia?

di Giorgio Agamben

editore: Quodlibet

pagine: 156

Alla domanda "che cos'è la filosofia" - una questione che si pone tardi e di cui si può parlare solo fra amici - Agamben, in q
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16,00

Sacrificio e sovranità. Teologia e politica nell'Europa di Shakespeare e Bruno

di Gilberto Sacerdoti

editore: Quodlibet

pagine: 359

In "Pene d'amor perdute" di William Shakespeare c'è una scena celebre per la sua oscurità che, se messa in rapporto con quanto Giordano Bruno aveva scritto nell'Inghilterra di Elisabetta I, consente la messa a fuoco del maggiore problema politico dell'Occidente cristiano sconvolto dalle guerra di religione: la fondazione della sovranità autonoma dello Stato secolare - un problema che per tutto il secolo XVII continuerà a essere al centro del pensiero di Hobbes e Spinoza, e che comportava l'ineluttabile scontro dell'autorità secolare con quella religiosa, cattolica o riformata che fosse. Partendo dai concreti tentativi di soluzione di quel problema in Inghilterra, Francia e a Venezia, Gilberto Sacerdoti ne porta alla luce le radici intellettuali: da un lato il conflitto fra Papato e Impero, dall'altro il ruolo giocato non soltanto dall'"averroismo latino", ma anche dalle originarie fonti di quel pensiero islamico-ebraico medievale in cui la filosofia aveva per la prima volta rifiutato di essere ancella della teologia. Dietro Bruno, Bodin e Sarpi emergono poco a poco le figure di Averroè, Maimonide e Al-Farabi.
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25,00

Gli eremiti del deserto

di Ermanno Cavazzoni

editore: Quodlibet

pagine: 130

Questo libro racconta le vite, in parte leggendarie, di eremiti e santi anacoreti vissuti tra II in e il IV secolo d.C, nei deserti di Egitto, Palestina e Siria. Stavano in grotte o piccole capanne di foglie di palma, ma soprattutto fra le rovine dei templi pagani; bastava una polla d'acqua, una pianta di datteri, o un po' di pane, di erba o di lenticchie. In media vivevano fino a 100 anni (Antonio fino a 105, Paolo a 113). E lì arrivavano le tentazioni demoniache, che erano fantasiose apparizioni, inconsistenti: applausi, vagiti, fracasso di carri su un acciottolato, oro, voci di femmine, animali, suoni di cornamusa, che dovevano distrarre il monaco, come un teatrino allucinatorio o una sorta di TV demoniaca, piena delle sciocchezze del mondo. Simeone, per non avere disturbi, stava in cima a una colonna di 18 metri, e da lì guariva paralitici e storpi. Altri stavano in una tomba, in una gabbia, in una cassa, oppure esposti alle intemperie, in una sorta di gara ginnica di resistenza. Furono storie molto diffuse in Oriente e Occidente, ancora leggibili con stupore (e forse una piccola dose d'invidia).
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14,00

Istanbul. Passione, gioia, furore­Istanbul. Passion, joy, fury. Catalogo della mostra (Roma, 11 dicembre 2015-30 aprile 2016)

editore: Quodlibet

pagine: 296

Il volume è pubblicato in occasione della mostra "Istanbul
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32,00

Studi su Max Weber (1980-2002)

di Franco Bianco

editore: Quodlibet

pagine: 240

Le questioni affrontate nei saggi raccolti in questo volume definiscono il vasto raggio degli interessi teorici di Max Weber e la fitta rete di influenze e rapporti della sua opera con quella di eminenti filosofi quali Rickert, Scheler, Lukács, Heidegger, Gadamer e Ricoeur. Il fulcro comune alle tematiche trattate può considerarsi il processo di razionalizzazione quale caratteristica identitaria, secondo Weber, della cultura occidentale e forza motrice della modernità. Esso trova il suo radicamento nell'antichità, ovvero nel passaggio dalla religiosità magica alla religiosità etica con cui si è avviato il processo di disincanto del mondo. Al tramonto di qualsiasi forma di assolutizzazione e alla parallela relativizzazione della razionalità si riallaccia uno dei primi temi weberiani discussi nel volume: il politeismo dei valori. Accanto ad esso emergono la teoria dei tipi ideali e la riforma dell'ermeneutica. La costruzione idealtipica, centro nevralgico della metodologia di Weber, è la via da lui tentata di contemperare in un'ardua sintesi intuizione e logica, interpretazione e spiegazione causale. L'attribuzione di una base ermeneutica al metodo della ricerca sociale significa inoltre sottrarre il processo di comprensione e il "Verstehen" al loro ancoraggio, di ispirazione diltheyana, "nell'immedesimazione simpatetica dell'esperienza vissuta" rendendoli strumento di procedimenti conoscitivi non più basati su soggettivismo e individualismo.
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L'alternativa ambiente

di Gilles Clément

editore: Quodlibet

pagine: 67

Mentre l'ecologia radicale, trincerata dietro i suoi rigorosi precetti, cerca di resistere, mentre il Green business si organi
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Il pataffio

di Luigi Malerba

editore: Quodlibet

pagine: 268

Il "pataffio" di Malerba è un buffo romanzo che si muove in un medioevo pieno di fame e carestia. I nomi dei personaggi sono già un eloquente programma, il marconte Cagalanza, la marcontessa Bernarda, grassa e scontenta, la corte tutta disgraziata e approssimativa, con i soldati arrugginiti e affamati, i contadini più affamati ancora, raramente qualcuno trova un pollastro o un somaro cotto, più spesso lo sogna. Alla fame non c' è mai fine, e questa è la trama fondamentale che accomuna contadini e sgangherati signori. Si parla un bellissimo maccheronico semi romanesco, semi latino, o semi qualcosa d'altro. Parente prossimo della "Armata Brancaleone" di Mario Monicelli.
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Vite vere compresa la mia

di Viola Beppe

editore: Quodlibet

pagine: 278

Dal 1977 al 1982 Beppe Viola scrive su "Linus", la leggendaria rivista di fumetti, ma anche di cultura, satira e arte varia
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17,00

Traduzioni estreme

di Franco Nasi

editore: Quodlibet

pagine: 165

Le traduzioni di testi con forti vincoli formali, come i giochi di parole, gli anagrammi, gli acrostici, sono estreme, come estremi sono lo sci alpinismo o il parapendio. Questi sport richiedono una preparazione accurata e, nello stesso tempo, una buona dose di coraggio e creatività. Il libro intende essere in primo luogo un osservatorio di traduzioni estreme: dai romanzi lipogrammatici di Perec e Dunn, alla poesia in anagrammi di Pereira, dai testi bidirezionali di Boccaccio, Boiardo, Hofstadter, all'acrostico alfabetico del Salmo 119, alle poesie per l'infanzia di Rodari e McGough. Oltre alla descrizione delle metamorfosi traduttive, il libro riflette sulle intenzioni che hanno guidato i traduttori. L'obiettivo non è di segnalare, con l'indice puntato, che cosa sia andato perso nella traduzione né quale vincolo il traduttore abbia colpevolmente trascurato, ma di comprendere che cosa è avvenuto nel movimento. Un modo per riflettere su questioni rilevanti della traduttologia, ma anche dell'ontologia del testo letterario e della sua natura olistica. Una lettura aperta, critica, non pregiudicata di un'esperienza di traduzione, e una riflessione su quell'esperienza che possa sensatamente portare a qualche considerazione più generale sull'attività linguisticamente complessa, culturalmente problematica, eticamente impegnativa, ma sempre necessaria del tradurre.
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Testualità e metafora

editore: Quodlibet

pagine: 177

Negli ultimi trent'anni la ricerca linguistica ha dedicato un'attenzione particolare alla metafora, affiancando e influenzando i tradizionali studi di retorica e "nuova retorica". L'analisi di questo intricato fenomeno tocca aspetti insieme verbali e concettuali, dal livello lessicale e sintattico fino a quello semantico, pragmatico e comunicativo. Essa si muove tipicamente tra i poli dell'analogia e della distintività, da un lato mettendo in luce la capacità dei meccanismi metaforici di collegare sistematicamente domini concettuali, dall'altro rilevando la produttività di senso che scaturisce dallo scarto, dal contrasto tra unità linguistiche in opposizione. Gli articoli che presentiamo in questo volume raccolgono i risultati del lavoro svolto da un gruppo di ricercatori interessati alla linguistica testuale e ad un ambito degli studi sulla metafora che ha avuto, finora, un'attenzione ridotta: l'uso di metafore come strumenti testuali. Il punto di partenza è rappresentato dalla convinzione che l'uso di metafore sia legato alle strutture e alle strategie testuali e, in questo senso, l'esame puntuale di singoli testi si rivela illuminante; esso permette di scoprire e descrivere percorsi metaforici, soprattutto ponendosi nella prospettiva del ricevente, che si trova a individuare i momenti e i modi dell'interpretazione metaforica nella ricezione del testo...
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La vita segreta del Monumento Continuo. Conversazioni con Gabriele Mastrigli

di Gabriele Mastrigli

editore: Quodlibet

pagine: 186

Fondato nel 1966 da Adolfo Natalini e Cristiano Toraldo di Francia, ai quali si sono poi uniti Gian Piero Frassinelli, Roberto e Alessandro Magris e Alessandro Poli, il Superstudio è stato tra i gruppi più influenti della cosiddetta architettura radicale. Nel clima generale delle neoavanguardie italiane e all'interno di un inedito e intenso campo di forza politico, il Superstudio si sviluppa a Firenze nell'alveo dell'Insegnamento dei tre grandi Leonardo - Benevolo, Ricci e Savioli - in parallelo ad Archizoom, 9999, Ziggurat, UFO, Gianni Pettena e altri ancora. Nonostante l'asciuttezza metafisica delle immagini - forse la critica più dura alle pretese salvifiche del Movimento Moderno - il Superstudio è stato tutt'altro che un gruppo omogeneo. Basti pensare ad Adolfo Natalini e Cristiano Toraldo di Francia, che arrivano all'architettura rispettivamente dalla pittura e dalla fotografia, oppure a Gian Piero Frassinelli, che coltivava interessi specifici per l'antropologia. Le conversazioni di Gabriele Mastrigli con i tre protagonisti, realizzate in occasione della Biennale di Venezia diretta da Rem Koolhaas - di cui è noto il debito giovanile nei confronti del gruppo fiorentino -, ripercorrono, ciascuna da un punto di vista differente, l'intero percorso del Superstudio: dalla mostra fondativa Superarchitettura, alle visioni distopiche del Monumento Continuo (1969) e delle Dodici città ideali (1971), sino agli Atti fondamentali (1972-73)...
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Una storia invisibile. Morante Ortese Weil

di Angela Borghesi

editore: Quodlibet

pagine: 182

Elsa Morante e Anna Maria Ortese: due grandi narratrici del secondo Novecento che occorre rileggere, due vertici di un ideale triangolo che occorre ricostruire: nei nessi che conducono dall'una all'altra, e più ancora nel legame nascosto - una storia invisibile nel cuore della letteratura italiana contemporanea - che connette ciascuna delle due, e ciascuna per proprio conto, a una delle figure più singolari del ventesimo secolo, Simone Weil. L'indagine, fondata in parte su riscontri testuali e su testimonianze, in parte su dati e riscontri indiziari, conduce verso territori poco esplorati: l'orientalismo nella visione morantiana del mondo, l'epos omerico su cui si modella "La Storia", il misterico retroterra riflessivo dell'opera della Ortese. Un vasto panorama critico ne esce completamente ridisegnato, restituendo a due protagoniste della letteratura contemporanea una sostanza e una coerenza di pensiero rimaste troppo a lungo nell'ombra.
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