Quodlibet
Corridoi. La linea in Occidente
di Guida Irene
editore: Quodlibet
pagine: 163
La società in cui viviamo viene spesso descritta come società delle reti, basata sul principio della connessione
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Le vite di Spinoza
editore: Quodlibet
pagine: 218
Forse mai la figura di un filosofo appare con tanta vivezza come nelle due brevi biografie di Spinoza - tradotte qui per la pr
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Tutta la solitudine che meritate. Viaggio in Islanda
editore: Quodlibet
pagine: 178
Baciati dalla fortuna (niente neve, poca pioggia) e sfruttando la luce delle lunghissime giornate di maggio, Claudio Giunta ha
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Antologia privata
di Manganelli Giorgio
editore: Quodlibet
pagine: 271
Giorgio Manganelli ha raccolto in questo libro (già pubblicato nel 1989) gli scritti più gustosi, cavati da vari suoi libri pr
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Caleidoscopio russo. Studi di letteratura contemporanea
di Barbara Ronchetti
editore: Quodlibet
pagine: 322
Parlare della contemporaneità significa - sempre e anche - avviare un discorso su se stessi e sulla propria esperienza delle cose. La mutevolezza, ora soggettivamente percepita, l'assenza di distacco, il coinvolgimento nelle emozioni del tempo - tutto ciò concorre a trasformare l'oggetto di studio in un caleidoscopio, sì che la frammentazione dello sguardo è forse il carattere che più segna qualunque riflessione sul nostro presente. Il libro prende a pretesto la versione russa di un reality televisivo (il Grande Fratello), per indagare sulla messa in scena del sé e sulla necessità sociale di essere ascoltati. Il parallelismo con la scrittura autobiografica consente all'autrice di spostare l'attenzione sulla prosa russa degli ultimi decenni: illusioni e durezze del passato sovietico si ricompongono in una collezione di ricordi, mentre la geografia acquista per converso contorni immaginari in cui riemergono, criticamente rinnovati, gli autori, le figure poetiche, le trame, i temi ricorrenti che attraversano la scena artistica della Russia contemporanea. Chiude il volume una serie di quarantadue foto amatoriali, scattate nella capitale russa fra vecchio e nuovo secolo.
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Breve trattato sulla sottile arte del go
editore: Quodlibet
pagine: 168
"Poi per un istante il gioco si illuminerà (e crederemo di aver scoperto tutto, mentre non avremo ancora capito niente): lo scopo, l'immagine, il progetto, l'economia, il principio del gioco, tutto quanto era fino ad allora nebuloso, ci sarà più chiaro. Ma un giorno, con un'intuizione che sarà per noi il più alto grado di coscienza che si può avere del gioco, capiremo che non è mai veramente possibile sapere se si è fatta la mossa che si doveva fare, se si è giocato dove si doveva giocare. Da questa certezza, che unisce in uno stesso istante libertà e vincolo, intuizione ed esperienza, nasce il panico, che è il benessere supremo del Giocatore di go, al quale non sfuggono i più grandi giocatori, né Honinbo Sakata, né Lin Meijin. Quando, in un giorno ancora lontano, gli avremo insegnato a giocare, il computer, credetemi, giocherà tremando."
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Le Corbusier e Olivetti. La «Usine Verte» per il Centro di calcolo elettronico
di Bodei Silvia
editore: Quodlibet
pagine: 214
Agli inizi del 1960, in un'Italia in piena ripresa economica Adriano Olivetti decide di costruire il Centro di calcolo elettro
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Consigli inutili-Biografie immaginarie
di Luigi Malerba
editore: Quodlibet
pagine: 145
La miglior vena comico-fantasiosa di Malerba. Dagli anni Novanta fino al 2008 Luigi Malerba ha coltivato questo genere che chiamava "consigli inutili". Sono brevi e molto divertenti storielle su come produrre il fango, su come riuscire a stare in piedi, su come perdere involontariamente una lettera sgradita, su come avere un'ombra, sulla difficile arte di non far niente, e così via. Si tratta di scritti inediti, tranne alcuni usciti in rivista. A seguire otto biografie di personaggi immaginari, mediamente strambe e paradossali, dall'antichità classica al Settecento. Le due raccolte sono state preparate e ordinate da Malerba nell'aprile 2008.
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Paesaggi dell'archeologia invisibile. Il caso del distretto portuense
editore: Quodlibet
pagine: 311
L'archeologia invisibile è fatta di siti indagati e completamente re-interrati, spesso in mezzo ai grandi contenitori o alle infrastrutture del territorio contemporaneo. I paesaggi dell'archeologia invisibile nascono da campagne di scavo a carattere estensivo - soprattutto a seguito di grandi trasformazioni territoriali - e dalla mancanza di modelli di tutela adeguati alla natura dei ritrovamenti. Non è facile comunicare il possibile senso culturale di ritrovamenti che non sempre hanno un carattere monumentale. Il caso del distretto Portuense, a partire dall'area della Nuova Fiera di Roma, ha rappresentato una formidabile occasione per riflettere sul possibile ruolo dell'archeologia nei territori dell'urbanizzazione diffusa, rispetto alla riorganizzazione del loro funzionamento. Grazie alla ricerca di forme di dialogo condivise tra archeologia, architettura e paesaggio, il progetto di valorizzazione tende alla narrazione storica, muovendo da sequenze evolutive ritenute particolarmente significative, capaci cioè di rendere comprensibile la percezione di un territorio e di siti archeologici differenti, superando la dittatura degli oggetti e delle proprietà.
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I signori Golovlëv
di Michail Saltykov Scedrin
editore: Quodlibet
pagine: 371
Mai delude la letteratura russa; Saltykov Scedrin è uno degli autori classici dell'Ottocento e "I signori Golovlëv" il suo capolavoro. Racconta le vicende di una famiglia nel corso di due generazioni, come un terribile incubo, al tempo in cui crollava la piccola nobiltà di provincia e la relativa servitù della gleba. Ma questo libro esce dai confini del suo tempo (la seconda metà dell'Ottocento), e tocca qualunque lettore nel profondo dell'anima, come riescono a fare i grandi inimitabili autori russi. Vi si parla degli orrori della proprietà, dei testamenti e delle eredità, da cui si generano liti, odi, miserie, angherie e rovine, che spazzano via tutti, servi e padroni.
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Le sentiment végétal. Feuillages d'extrême contemporain
di Marinella Termite
editore: Quodlibet
pagine: 223
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Mosca-Petuskì. Poema ferroviario
di Venedíkt Eroféev
editore: Quodlibet
pagine: 207
Questo romanzo, che Erofeev chiamava "poema ferroviario" perché si svolge in uno stato di estasi superalcolica tra la stazione di Mosca e quella di Petuskì, è stato uno dei libri più letti nella Russia dell'ultima era sovietica; circolava clandestinamente di lettore in lettore dal 1973, e fu pubblicato quello stesso anno in Israele in russo. In Russia fu ammesso ufficialmente e integralmente solo dopo il 1990, incontrando un successo e un apprezzamento enorme (Limonov ne parla con malcelata invidia e denigrazione): sembra che per desiderio dell'autore il libro dovesse costare quanto una bottiglia di vodka. Romanzo più che mai illustrativo dell'insofferenza per il regime morente, e del sordo, sotterraneo, costante boicottaggio messo in atto dalla popolazione, in particolare dalla larga popolazione di alcolizzati. La traduzione di Paolo Nori gli restituisce la vivezza del parlato anche gergale e la soffusa tragica comicità.
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