Quodlibet
Imperium
di Carl Schmitt
editore: Quodlibet
pagine: 292
In questa lunga intervista del 1971, qui pubblicata per la prima volta in trascrizione integrale e corredata di essenziali note di commento, l'ormai ottantatreenne giurista Carl Schmitt risponde alle domande dello storico Dieter Groh e del giornalista Klaus Figge, offrendo un insostituibile documento autobiografico, che si rivela anche una preziosa fonte diretta per la storia del Novecento. Dalle sue origini cattoliche al rapporto conflittuale col mondo protestante tedesco, dagli studi universitari alla carriera accademica, Schmitt affronta, senza scantonare, le ombre del suo controverso impegno politico, inquadrandolo nei tormentati anni che dalla Repubblica di Weimar portarono alla conquista del potere da parte del Nazionalsocialismo in seguito alla nomina di Hitler a cancelliere. Schmitt espone gli episodi della sua vita privata e pubblica distribuendoli lungo un ben calibrato percorso, che scandisce rigorosamente in date e contesti, ricontrollando minuziosamente tutti i dettagli sui propri diari stenografici dell'epoca e su altri documenti conservati nel suo archivio personale, in una costante tensione fra testimonianza individuale e storia collettiva. Grazie a questa tensione, il colloquio riesce a far emergere la straordinaria competenza politica, tattica e persino amministrativa di Schmitt, senza per questo trascurare la sua determinazione a cercare una chiave metastorica su cui basare e giustificare la propria opera.
Esaurito
Lungo lento. Maratona e pratica del limite
di Paolo Maccagno
editore: Quodlibet
pagine: 133
"Questo è un libro sull'umano e sui suoi limiti. Il suo ritmo è quello lento della maratona, che assomiglia a un'esplorazione di possibilità, assomiglia all'evoluzione. Solo due milioni di anni fa, e solo con il genere Homo, inizia la crescita dell'encefalo. Ben prima, l'innovazione che ci fece divergere da tutte le altre grandi scimmie scaturì dai piedi e dalla loro meccanica. Precisamente, dalla postura bipede: un'invenzione formidabile, ma anche imperfetta, come spesso accade nell'evoluzione. Quale sia stata la sua funzione iniziale, a noi figli della Rift Valley il bipedismo ha regalato doni preziosi come la corsa sulle lunghe distanze e l'uso libero delle mani. Dunque 'la storia dell'umanità inizia con i piedi', come scriveva nel 1964 il grande antropologo e archeologo André Leroi-Gourhan, una perfetta premessa evoluzionistica a questa originale monografia di un maratoneta e antropologo, ricercatore del limite e della diversità."
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La banda dei sospiri
di Celati Gianni
editore: Quodlibet
pagine: 257
La banda dei sospiri (prima edizione 1976) è uno dei libri più amati e conosciuti di Gianni Celati, forse il più buffo, origin
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Letteratura come storiografia? Mappe e figure della mutazione italiana
di Emanuele Zinato
editore: Quodlibet
pagine: 238
I saggi riuniti in questo volume vertono sul rapporto fra letteratura e vita materiale italiana entro un arco temporale che va dal miracolo economico agli anni Zero del XXI secolo, riprendendo in ciò l'idea di letteratura come forma simbolica in grado di rappresentare sfere dell'esperienza inaccessibili alla storiografia. Il libro è diviso in due parti: la prima sezione affronta l'eredità di due laboratori del secondo Novecento (le riviste "Officina" e "Il Menabò") e contamina diversi approcci critici (la critica tematica, la teoria freudiana di Francesco Orlando, il materialismo ermeneutico di Romano Luperini). La seconda parte interroga invece alcuni maestri del Novecento che continuano a scrivere nel cuore degli anni Ottanta (Parise, Fortini, Primo Levi, Volponi, Morante, Sciascia) e quattro scrittori degli anni Zero (Affinati, De Signoribus, Di Ruscio, Sarchi) tra i molti a proprio modo all'altezza della tradizione e dell'eredità dei maestri. Tutti i testi presi in esame - questa almeno è la scommessa - rappresentano la mutazione italiana nei modi indocili con cui le opere letterarie sanno rispondere alle ulcerazioni della storia. La domanda del titolo, ripresa da un saggio di Enzensberger, intende dunque alludere alla questione del rapporto fra scritture d'invenzione e scritture veridiche, e (a monte del più schematico bivio tra fiction e non-fiction) fra opere e mondo.
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Il valore delle cose
di Yan Thomas
editore: Quodlibet
pagine: 98
In questo saggio esemplare, Yan Thomas, uno dei massimi conoscitori del diritto romano, mette in questione il primato giuridico della proprietà definita come rapporto inderogabile tra pochi uomini proprietari e una immensa distesa di cose appropriabili - e propone una nuova e sorprendente archeologia delle "cose". Perché qualcosa come un mercato, uno spazio in cui le cose sono scambiate contro un valore commerciale, potesse costituirsi, un gesto giuridico e istituzionale originario doveva essersi già prodotto: si tratta della santuarizzazione di un certo numero di cose qualificate come indisponibili. Le cose che non appartengono ad alcuno, sottratte al gioco dello scambio, inibite a diventare merci, identificano un'area dell'indisponibilità (al commercio, alla proprietà e all'appropriazione) e sono perciò destinate all'uso comune degli uomini. Parenti non troppo lontane degli oggi dibattutissimi "beni comuni", le cose indisponibili che Yan Thomas isola, offrono una nuova genealogia della proprietà e dello scambio, fornendo una lezione sull'istituzione giuridica del valore e su tutte quelle operazioni capaci di fare - o di non fare - di una cosa una merce. Con un saggio di Giorgio Agamben.
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Vita sconnessa di Enzo Cucchi
di D'Ercole Carlos
editore: Quodlibet
pagine: 143
Questo libro è un'indagine plurale sull'identità di un artista singolare, Enzo Cucchi, pittore solitario, inquadrato nel brand
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Giorgio Caproni. Lingua, stile, figure
editore: Quodlibet
pagine: 264
L'opera di Giorgio Caproni ha registrato nel tempo una forte crescita di interesse critico e di proposte interpretative. Il volume intende mappare con maggiore dettaglio il noto, e insieme sondare alcune zone ancora in ombra. Per un verso ne sortiscono conferme: la centralità dei temi del lutto, del male, della negatività insita nel linguaggio; la presenza di costanti allegoriche con i loro addentellati figurali e lessicali; la costruzione formale che intreccia dissonanza e consonanza; l'importanza cruciale della rima come istituto formale coesivo; il rilievo di agenti di frantumazione lineare del testo; il complesso disegno dei macrotesti; il rapporto tra estetica esplicita, estetica implicita e prassi di scrittura; la tensione tra poesia e filosofia, e le questioni genealogiche relative alla cultura letteraria e filosofica di Caproni. D'altra parte se ne ricavano acquisizioni inedite: proposte di ridefinizione delle svolte in diacronia; la sostanza larvale della soggettività caproniana; la lingua del Caproni critico ed epistolografo; lo studio della complicazione sintattica nel Caproni di mezzo.
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Consigli inutili-Biografie immaginarie
di Luigi Malerba
editore: Quodlibet
pagine: 145
La miglior vena comico-fantasiosa di Malerba. Dagli anni Novanta fino al 2008 Luigi Malerba ha coltivato questo genere che chiamava "consigli inutili". Sono brevi e molto divertenti storielle su come produrre il fango, su come riuscire a stare in piedi, su come perdere involontariamente una lettera sgradita, su come avere un'ombra, sulla difficile arte di non far niente, e così via. Si tratta di scritti inediti, tranne alcuni usciti in rivista. A seguire otto biografie di personaggi immaginari, mediamente strambe e paradossali, dall'antichità classica al Settecento. Le due raccolte sono state preparate e ordinate da Malerba nell'aprile 2008.
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Falsi d'autore. Guida pratica per orientarsi nel mondo dei libri tradotti
di Daniele Petruccioli
editore: Quodlibet
pagine: 123
Chi pubblica un testo in traduzione spesso fa di tutto per tenercelo nascosto. Perché? Cosa c'è sotto? Come mai sul libro quasi non c'è scritto che è una traduzione? Come mai è così difficile capire chi l'ha fatta? E soprattutto per quale motivo molto spesso non c'è niente, ma assolutamente niente, ma proprio niente nel modo più inverecondo e totale, sull'idea che a quella traduzione soggiace e sulle tecniche impiegate per portarla a termine? Perché? È il traduttore che non vuole? Non glielo fanno dire? Tutt'e due le cose insieme? Mi sembrano domande importanti per chi legge libri tradotti. Questa piccola guida semiseria vi aiuterà a capire se un libro è tradotto, se è ben tradotto, e soprattutto se la traduzione è di vostro gradimento. Solo scegliendo, e chiedendo a chi produce libri maggiore attenzione e trasparenza, si restituirà alla figura del traduttore il ruolo che gli spetta, non solo sul frontespizio, ma anche nella consapevolezza di chi legge.
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Tre per un topo
di Toti Scialoja
editore: Quodlibet
pagine: 112
Toti Scialoja (Roma, 1914-1998) è stato pittore, scenografo e poeta. Pubblicò molti libri di filastrocche e poesie illustrate dedicate ai bambini, tra cui ricordiamo: Amato topino caro (1971); "La zanzara senza zeta" (1974); "Una vespa! Che spavento" (1975); "Ghiro ghiro tondo" (1979). Ma "Tre per un topo", l'album originale con la copertina rossa, fu realizzato prima di tutti questi libri. Dedicato alle due nipotine Barbara e Alice fu a loro consegnato nel 1969, e da loro amorevolmente conservato fino ad oggi. Lo pubblichiamo qui per la prima volta con la coincidenza del centenario della nascita dell'autore. "Tre per un topo" è l'origine, il prototipo di tutte le successive raccolte di Toti Scialoja per l'infanzia.
Esaurito
Il culto del capitale. Walter Benjamin: capitalismo e religione
editore: Quodlibet
pagine: 264
Il lavoro seminariale raccolto in questo volume prende spunto dal frammento "Capitalismo e religione", composto da Benjamin ne
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Pietre di pane. Un'antropologia del restare
di Vito Teti
editore: Quodlibet
pagine: 188
Nulla più dell'idea del "restare" potrebbe apparire estraneo alla storia del sapere etnografico. Restare sembra l'antitesi del viaggiare, del mettersi in discussione, della disponibilità al disordine, alla scoperta, all'incontro. Ma davvero l'idea e la pratica del restare sono inconciliabili con l'esperienza antropologica? E, soprattutto, è possibile pensare un viaggiare separatamente dall'esperienza del restare, e davvero il restare va accostato all'immobilità, alla scelta di non incontrare l'alterità e di non fare i conti con la propria ombra, il proprio doppio? L'avventura del restare - la fatica, l'asprezza, la bellezza, l'etica della "restanza" - non è meno decisiva e fondante dell'avventura del viaggiare. Attraverso racconti, memorie, note di viaggio e riflessioni, che si fondono in un romanzo antropologico ambientato tra la Calabria e il Canada, Vito Teti ricostruisce la complessità della "restanza", senza nessun cedimento a un'estetica dell'immobilismo e con una sofferta interrogazione sul senso dell'erranza nell'epoca della modernizzazione globale.
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