Quodlibet
L'Odore della vita. Studio su Goffredo Parise (1966-1981)
di Santoro Vito
editore: Quodlibet
pagine: 128
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Forma e figura. Sul problema della rappresentazione in Ernst Cassirer e Paul Klee
di Metta Carmen
editore: Quodlibet
pagine: 148
Forma e figura sono le "parole originarie" di Cassirer e Klee e le parole-specchio per un'inedita comparazione tra la teoria d
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Dieci capitoli di un uomo strano. Testo cinese a fronte
di Ricci Matteo
editore: Quodlibet
pagine: CV-544
Dieci capitoli di un uomo strano (Pechino 1608) fu l'opera ricciana di maggior successo
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Topografie politiche. Spazio urbano, cittadinanza, confini in Walter Benjamin e Jacques Derrida
di Gentili Dario
editore: Quodlibet
pagine: 235
Uno dei leit-motiv nell'interpretazione della globalizzazione riguarda il superamento della topografia tipica del Moderno e de
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Silenzio in Emilia
di Daniele Benati
editore: Quodlibet
pagine: 252
Dopo che uno è morto continua a vagare in terra più o meno nei luoghi che abitava, senza sapere di essere morto, e con in testa le ossessioni che l'hanno perseguitato da vivo. Questo più o meno il panorama generale e piuttosto insolito del libro di Daniele Benati. Ma succede che le cose qualsiasi e banali, viste dall'aldilà, diventano visioni come quelle dantesche, e l'ordinario si rivela come la cosa più immaginifica che esista. Come in tutti gli altri suoi libri, quello che colpisce di Benati sono le intensità comiche delle sue frasi, sempre su uno humour violento e paranoico, come quello di certi personaggi nell'Amarcord di Fellini. "Questi racconti", ha scritto Gianni Celati, "ci portano in una dimensione ormai quasi scomparsa dalla narrativa in auge ai nostri tempi: non c'è più niente di soggettivo, qui è tutto un circolare di voci, una comunanza di sogni, visioni e apparizioni che formano un intelletto collettivo."
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Metodo trascendentale e metodo psicologico. Una discussione di principio sulla metodica filosofica
di Scheler Max
editore: Quodlibet
pagine: XX-214
Il volume di Max Scheler, Metodo trascendentale e metodo psicologico (1900) qui presentato per la prima volta in traduzione it
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Architetture in forma di parole
di Costantino Dardi
editore: Quodlibet
pagine: 256
I ventinove saggi di Costantino Dardi che compongono questo volume rappresentano alcuni dei più significativi contributi prodotti negli ultimi suoi quindici anni di vita, l'età della piena maturità, dopo il suo definitivo trasferimento a Roma. Dardi stesso aveva pensato di raccoglierli in forma unitaria e questa pubblicazione postuma ci consente di apprezzare meglio la cogente attualità dei temi trattati e il valore non effimero delle riflessioni dell'architetto friulano. Si ha così occasione di seguire un percorso, per molti aspetti ancora troppo poco noto, che va dai problemi sollevati dalla costruzione di New Town a quelli dell'allestimento museale, dal riuso dei grandi "contenitori storici" fino alle considerazioni che circoscrivono - come testimonia qui in un toccante testo il suo "compagno segreto" Aldo Rossi quel "nuovo, più complesso e ambiguo sentimento del luogo" che insidia e attraversa il lavoro degli architetti. Non mancano, fra l'altro, alcuni sconfinamenti verso il cinema, la pittura, l'archeologia, oltre a mirabili ritratti di maestri dell'architettura contemporanea.
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Diario. 1985-1993
editore: Quodlibet
pagine: VIII-855
La decisione di fare insieme una nuova rivista e di chiamarla 'Diario' nacque nel 1984
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Quarantasette poesie facili e una difficile
di Velimir Chlebnikov
editore: Quodlibet
pagine: 86
"Sklovskij diceva che era un campione, Jakobson diceva il più grande poeta del Novecento, Tynjanov diceva una direzione, Markov diceva il Lenin del futurismo russo, Ripellino diceva il poeta del futuro, e avevan ragione, secondo me, tutti, però avevano torto, anche, secondo me, e avevano torto perché, secondo me, Chlebnikov è molto di più." (P. N.)
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Pezzi in prosa
di Walser Robert
editore: Quodlibet
pagine: 89
I "Prosastticke" di Walser furono pubblicati dall'editore Rascher di Zurigo nel 1916
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Giù la piazza non c'e nessuno
di Dolores Prato
editore: Quodlibet
pagine: 738
"Alla Ginzburg sono sempre stata, sono e continuerò ad essere, gratissima. Lei ha sempre amato questo lihro, con quelle manomissioni voleva renderlo più accessibile. Lei rendeva più intellegibile il mio modo di scrivere; ma io preferivo tenermi i miei difetti. Avevamo ragione tutte e due". Sono alcune righe scritte da Dolores Prato nel 1980, in risposta a un articolo in cui veniva definita "rabbiosa" nei confronti di Natalia Ginzburg. Alle spalle di questa precisazione c'è una vicenda editoriale divenuta pubblica: le oltre millecinquecento cartelle del romanzo consegnate nel 1979 dall'ottantenne Dolores Prato a Natalia Ginzburg, vennero ridotte a sole trecento pagine. L'autrice, scontenta dell'edizione parziale, continuò a rivedere il testo e preparò un nuovo dattiloscritto, il quale venne pubblicato nel 1997 da Giorgio Zampa, e che viene qui pubblicato. Un'infanzia primonovecentesca trascorsa ai bordi d'Italia, insieme a oggetti e parole disperse, a uno zio mezzo prete, mezzo pittore, mezzo alchimista e a una zia nubile dalle strane acconciature. La bambina che guida la penna della vegliarda non ha mai saputo perché ha una madre che non si comporta da madre, essendo tale funzione esercitata da una zia che all'ufficio materno mal s'adatta. Lo zio fa da padre, manifestando un amore quieto e misterioso per la piccola che gli cresce accanto scostante, chiusa, restia a chiedere come e perché venisse allevata da quasi estranei...
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