Mondadori: Lo specchio
Le assi curve
di Yves Bonnefoy
editore: Mondadori
pagine: 221
Nella grande poesia di Yves Bonnefoy il senso della morte, e dunque la drammatica consapevolezza della nostra provvisorietà, è un momento ineludibile, ma sempre profondamente calato nel vivo dell'esperienza umana, nel magma polveroso e palpitante della materia e delle sue asperità rugose, della sua "imperfezione", nella quale "la voce lontana" vaga appunto dall'infanzia alla fine dei giorni, pur sapendo di un "male sofferto ancor prima di nascere". "Le assi curve" è un nuovo capitolo dell'opera di Bonnefoy, unanimemente riconosciuta tra le maggiori, più affascinanti e imprescindibili del Novecento europeo, ed è un libro che si scandisce nel ritmo di tre fasi dominanti. La prima è di sapore vagamente elegiaco e bucolico, ed è quella della pioggia d'estate, dell'istante aurorale in cui la natura si manifesta semplice e prodigiosa nell'incanto della luce. Nella seconda fase prevale invece una forte tensione evocativa, al cui centro è la memoria onirica - ma al tempo stesso anche diurna - di un luogo perduto, un luogo di affetti familiari, di giochi dell'infanzia, e della ricerca di una keatsiana simbiosi di Bellezza e Verità. Nella terza fase domina infine la vertigine teologica dell'idea di un Dio ancora cieco e senza volto. Sono temi che fanno di quest'opera una vibrante testimonianza civile del valore salvifico della poesia, in un tempo che troppo spesso, colpevolmente, se ne allontana.
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La stoffa dell'ombra e delle cose
di Mussapi Roberto
editore: Mondadori
pagine: 85
Autore che predilige l'ampio fiato di una narrazione in versi capace di recuperare una tradizione e imporre una dimensione mit
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Voci d'osteria
di Franco Loi
editore: Mondadori
pagine: 152
Un susseguirsi di voci che esprimono un loro pensiero o una loro emozione, un sentimento della vita, È un coro di personaggi anonimi, uomini e donne che ci offrono una loro verità semplice: senza pudori, eppure senza eccessi o infingimenti. Franco Loi ha ascoltato dal vivo queste voci d'osteria milanesi, che a volte sembrano arrivare da lontano, da un'altra epoca, ma che altre volte invece ci parlano di umori e gioie, di amori e dolori di ogni tempo. Un campionario di figure vastissimo, nel quale trovano posto testimonianze in dialetto sagge o bizzarre, momenti di meraviglia e altri di ribellione, ma sempre in un orizzonte di concretezza estrema, di una condizione vissuta col realismo di chi sa bene che la sua sorte non sarà speciale. Ecco allora chi ama ma non capisce il mistero dell'amore, chi vorrebbe una testa di tartaruga per non pensare, chi dice che l'uomo guardandosi allo specchio si spaventa, chi si vergogna di se stesso e si sente un barabba o un demonio e chi alloggia nella spazzatura. Insomma, gente che vive una vita rudimentale ma vera e intensa, che conosce amore e crudeltà, che ignora nel modo più completo la falsità dei buoni sentimenti. Dopo questa galleria grandiosa e assurda di figure senza volto, il poeta riprende la parola in prima persona con l'ampio respiro della sua voce lirica. Ci racconta del dio dell'amore che è come una spina, degli occhi delle donne, del dolore che fa urlare, del fresco delizioso della città sotto la pioggia.
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Dal balcone del corpo
di Antonella Anedda
editore: Mondadori
pagine: 102
L'io che si esprime in questo nuovo libro di Antonella Anedda è un io che si frantuma in schegge, che appare colmo di immagini e di risposte diverse, o si presenta come la scena di un teatro percorsa da volti e personaggi che si intrecciano nelle misteriose casualità dell'esistenza. Ed è come invaso da un inseguirsi o da un incalzare di voci diverse, di voci complementari o che si contraddicono, e che danno dunque vita a una sorta di apertissimo io plurale, scomposto come nella pittura cubista. Ne viene una poesia in cui domina il senso di complessità del mondo e di ogni singola esistenza, comunque segnata dal motivo ricorrente del dolore, dal "nitore delle colpe", dallo sminuzzarsi dell'amore in mille, minimali tracce mnestiche, ma anche dal persistente, quotidiano coraggio di "uscire dal sonno/dal caldo dei letti per marciare nel mondo". L'autrice pare toccare il suo vertice espressivo e il suo momento di maggiore intensità, caratterizzandosi per una meditazione lirica che si realizza sempre in situazioni, in movimenti narrativi, nel dettaglio di figure immerse in un destino. Una poesia animata da un pensiero sotterraneo e da un'ampiezza di respiro capace di dar corpo e di vedere dal corpo, come da uno spazio comune, un insieme di sfaccettature, di implicazioni interne e di emozioni che invitano il lettore a un cimento sempre rinnovato. Il tutto con strutture formali libere e con un registro linguistico che restituisce alla poesia le cadenze della nostra migliore tradizione.
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Uomo e cammello. Testo inglese a fronte
di Mark Strand
editore: Mondadori
pagine: 85
Maestro della disillusione, Mark Strand mette in atto, in questo suo nuovo libro, un interrogarsi al tempo stesso desolato e ironico sul destino del soggetto, sul senso della fine e sulla "sepoltura dei sentimenti", sull'impoverirsi dell'immaginazione umana e sul tramontare di un'epoca. Ma compie la sua meditazione in versi, tramite una fitta presenza di figure, di situazioni ed episodi, che si muovono tra paradosso e racconto su uno scenario sempre aperto. Non un percorso narcisistico, bensì un paziente attraversamento del reale nei suoi contorni di ignoto e nelle apparizioni, sempre più frequenti, di emblemi di disfacimento e assurdo, come assurda è la strana coppia di uomo e cammello che dà titolo al Libro. Proietta allora sulla sua pagina, pur sempre nitida e levigata, le immagini anonime di un mondo fatto di gente miserabile che "cammina nella notte" tra "cumuli di macerie", di fiumi "di anziani" che se ne vanno "con bastoni e torce elettriche" per vie che inevitabilmente "portano al maleodorante mare". Ma la sapienza letteraria di Mark Strand riesce a volgere in musica anche la realtà più bassa, poiché, come afferma, "tutto trasmuta e trasmuta e l'ignoto trasmuta nel canto". In questa direzione il poeta ha operato anche per le due sezioni della raccolta in cui il rapporto tra parola e musica si fa più stretto, trattandosi di testi composti espressamente per essere letti con composizioni di Webern e di Haydn.
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Guerra
di Buffoni Franco
editore: Mondadori
pagine: 197
Dal ritrovamento di un diario, scritto dal padre a matita in campo di concentramento, è venuta a Franco Buffoni la prima idea
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L'orlo delle cose
di Sergio Zavoli
editore: Mondadori
pagine: 102
Dopo "Un cauto guardare" e "In parole strette", questo volume rappresenta il punto più alto dell'ideale trilogia poetica di Sergio Zavoli. La sua è una poesia di assorta osservazione dell'esistere, sorretta da una viva robustezza morale e da una grande autentiticità di sentimenti. Ripercorrendo circostanze del suo passato, dalle origini romagnole all'approdo a Roma, la memoria si intreccia con il senso della realtà quotidiana, degli affetti familiari e di una dimensione storica turbata da eventi tragici, come la strage delll'11 settembre. Tutto questo in un tono di pacata saggezza e di impeccabile equilibrio linguistico e stilistico.
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Libro delle metamorfosi e della migrazione nelle regioni del giorno e della notte
di Adonis
editore: Mondadori
pagine: 126
Scritto nei primi anni Sessanta, il "Libro delle metamorfosi" è una delle opere maggiori di Adonis, il più grande poeta arabo contemporaneo. La bellezza di questi versi emerge ad apertura di pagina per l'intreccio di metafore che Adonis riesce ad allestire: sia che si cimenti in brevi e compatti componimenti, sia che espanda il suo estro in poemetti di ampio respiro. Nel primo caso il canto si staglia netto e verticale, mentre nel secondo diventa avvolgente, in una continuità che si muove a spirale e coinvolge nella sua musica e nei suoi colori, con passaggi di pacata limpidezza lirica e momenti di vertiginosa tensione.
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Ruggine
di Nelo Risi
editore: Mondadori
pagine: 85
Il tema intermittente, in questo nuovo libro di Nelo Risi, è il tempo. Del resto l'autore ne parla spesso, e senza alcuna reticenza. "Il tempo è un virus latente" dice ad esempio con la consueta acutezza definitoria; con la sua capacità di sintesi paradossale. Oppure constata, con disillusa pacatezza, che "il tempo si fa breve". Ma questo gioco, con il tempo o contro il tempo, offre a Risi una risorsa, che in fondo gli è familiare da sempre. Ed è quella che gli consente di collegare passato e presente, e di avvistare un futuro in ipotesi. Così riporta a galla ricordi o fantasmi di ricordi, scendendo giù giù fino ai tempi milanesi, mentre altrove torna a orientarsi criticamente sui guasti di un'epoca.
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Umana gloria
di Mario Benedetti
editore: Mondadori
pagine: 118
Un libro che definisce Mario Benedetti (Udine, 1955) come figura di limpida autonomia e valore nel panorama della nostra poesia. In "Umana gloria" il suo sguardo è vigile e calmo, si ferma su una "materia povera", quella delle nostre vite, che osserva nella loro opaca, eppure eroica dignità quotidiana. Benedetti sa esprimere la meraviglia del nostro essere nel tempo, del nostro essere uomini che passano e si disperdono miti, tra "le erbe, i mari, le città", osservando persone e paesaggi e registrando vicende e sentimenti. Utilizza un tono piano e sommesso, lieve e turbato. Predilige il verso lungo di un dire prosastico, ma scandito con originale sensibilità. Frequenta luoghi diversi, dal Friuli dove ha le sue radici al nord francese. Ma soprattutto si insinua con verità ed emozione nelle profondità più inermi ben consapevole che è "un grande sogno vivere/e vero sempre, doloroso e di gioia".
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Electric light. Testo originale a fronte
di Seamus Heaney
editore: Mondadori
pagine: 200
In "Electric light" la vena lirica di Seamus Heaney si apre a diversi scenari nel tempo e nello spazio
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Manfred
editore: Mondadori
pagine: 87
"Manfred" vede l'incontro della poesia di Patrizia Valduga con la pittura di Giovanni Manfredini, un incontro che si manifesta nella materialità del suo farsi, pagina dopo pagina, ritmo e immagine, ed è, naturalmente, nel segno del nero, simbolo per entrambi dell'intreccio mortale e salvifico tra libertà e costrizione, fra l'azzardo del "cosa" e il rigore del "come".
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