Rubbettino: Problemi aperti
Chiesa, liberati dal male! Lo scandalo di un credente di fronte alla pedofilia
di Gian Franco Svidercoschi
editore: Rubbettino
pagine: 94
I preti pedofili hanno potuto contare sul silenzio, sulla complicità solidale, e omertosa, di molti confratelli; o, peggio, di
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Il paese senza legge? Idee per cambiare la giustizia
di Antonio Oricchio
editore: Rubbettino
pagine: 200
L'Italia è davvero un Paese senza legge? Siamo veramente un paese senza giustizia o che appare come tale a chi guarda e giudic
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La Repubblica transitoria. La maledizione dell'anomalia italiana che fa comodo a tanti
di Giovanni Guzzetta
editore: Rubbettino
pagine: 237
A differenza delle grandi democrazie consolidate, l'Italia, in tutta la sua storia repubblicana, è stata segnata da una fondam
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Lui, Dio e lei. Il problema del celibato nella Chiesa
di Enzo Romeo
editore: Rubbettino
pagine: 254
Nella sua introduzione Gianni Gennari, giornalista ed ex sacerdote, ricorda i tempi in cui chi si dimetteva dal sacro minister
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Un papa che divide? Le inevitabili contraddizioni di un pontificato rivoluzionario
di Gian Franco Svidercoschi
editore: Rubbettino
pagine: 102
Ma davvero Francesco è un papa che divide? Potrebbe sembrare una domanda provocatoria, critica
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Migranti spa. Il business dell'immigrazione: cifre, vittime e carnefici
di Pierfrancesco De Robertis
editore: Rubbettino
pagine: 153
Lo Stato italiano spende sei-sette miliardi di euro all'anno per l'accoglienza dei migranti, un fiume di soldi
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La prima generazione incredula. Il difficile rapporto tra i giovani e la fede
di Armando Matteo
editore: Rubbettino
pagine: 126
A dieci anni quasi dalla sua prima apparizione, "La prima generazione incredula" viene ora ripubblicata in versione aggiornata
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Siamo molto popolari. Controstoria di una riforma che arriva da lontano e porta all'oligopolio bancario
di Corrado Sforza Fogliani
editore: Rubbettino
pagine: 163
La riforma delle banche popolari ha colpito un sistema che per centocinquant'anni ha finanziato la crescita delle piccole e me
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Come si comanda il mondo. Teorie, volti, intrecci
editore: Rubbettino
pagine: 229
Di fronte al disordine mondiale scaturito dalla caduta del muro di Berlino e dagli attentati dell'11 settembre 2001, ci si chi
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EroStudente. Il desiderio di prendere il largo
di Giovanni Lo Storto
editore: Rubbettino
pagine: 60
Il mondo è cambiato e i nostri occhi ne sono testimoni entusiasti
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La guerra del gender
di Dale O'Leary
editore: Rubbettino
pagine: 221
Questo libro racconta la progressiva escalation della "teoria del gender", a partire dalla sua elaborazione, passando per la s
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Viva l'Europa viva
di Davide Giacalone
editore: Rubbettino
pagine: 247
Europei si nacque. Europeisti si era. Antieuropeisti o euroscettici lo si è diventati. Europeisti lo eravamo per normalità, molto anche per retorica, certo. Antieuropeisti lo si è diventati dopo avere goduto dei benefici dell'integrazione, i quando i molti errori commessi e l'affermarsi dei vincoli parametrali hanno consentito di operare la più fantastica delle falsificazioni: i conti dissestati, la spesa pubblica improduttiva, il debito stellare, la connessa demoniaca pressione fiscale, non erano più conseguenza delle scelte i che si erano fatte, del diffondersi dell'assistenzialismo, delle reclamate elemosine di Stato, dei contrasti al dispiegarsi del libero mercato e della tenace difesa delle rendite di posizione, ma erano tutte colpe dell'Europa. Ciliegiona sulla torta: la viltà delle classi dirigenti, politica e non solo, che anziché assumersi il compito di richiamare alla ragionevolezza e all'ordine hanno provato a scaricare il peso delle cose dovute su un'entità astratta e prevalente: ce lo chiede l'Europa. C'è del buono, in questo percorso degenerativo, che buono non è. Una delle cose buone è che dirsi europeisti non è più lo scontato e indistinguibile luogo comune, praticabile in qualche adunanza domenicale o in qualche rituale celebrazione scolastica. Dirsi europeisti è diventato un problema, un'affermazione che desta reazioni vivaci. Taluni credono sia quasi segno di follia. E io sono un europeista.
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