Come educare oggi un giovane, immerso in una cultura che ignora l'umanesimo e i tradizionali veicoli del sapere? In che modo riformulare i dilemmi dell'etica dopo che gli dei hanno abbandonato i nostri cieli? L'"inattuale" Dante - uomo del Medioevo e abitante di un universo ancora stabile - può darci indicazioni preziose attraverso l'ausilio involontario di Simone Weil. La filosofa francese ha scritto: "È bene ciò che dà maggiore realtà agli esseri e alle cose, male ciò che gliela toglie". Alla luce di questa intuizione La Porta individua l'idea morale all'origine della "Commedia", dove i sette peccati capitali tolgono tutti realtà al prossimo. Così Dante può aiutarci a ridefinire un'etica che non consiste in imperativi categorici ma che ci permette di far esistere il mondo, nella sua inviolabile, corposa, mutevole alterità. E che ci chiede di "ascoltare" gli altri proprio al fine di farli esistere, e di far esistere così anche noi.
Il bene e gli altri. Dante e un'etica per il nuovo millennio
| Titolo | Il bene e gli altri. Dante e un'etica per il nuovo millennio |
| Autore | Filippo La Porta |
| Argomento | Letteratura e Arte Critica letteraria e Linguistica |
| Collana | PasSaggi |
| Editore | Bompiani |
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| Pagine | 256 |
| Pubblicazione | 2018 |
| ISBN | 9788845295843 |
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