Il linguaggio pubblico non è mai stato così vuoto e aggressivo. Per questo è il momento di scoprire le riflessioni di Orwell raccolte in "La politica e la lingua inglese" (1946), uno scritto ormai classico che pare anticipare le considerazioni svolte venti anni dopo da Calvino sull'«antilingua» che corrompe l'italiano, e che nel suo «catalogo di frodi e travisamenti» prefigura la deriva dei social network. Per Orwell dallo stravolgimento delle parole alla manipolazione il passo è breve, come dimostra l'altro testo qui incluso: "I principi della neolingua" nasce come appendice del capolavoro 1984 ed enuncia, come scrive Massimo Birattari nella prefazione, le regole di una lingua «concentrazionaria, soffocante, terroristica». A più di settant'anni di distanza, da queste pagine limpide e feroci risuona ancora un monito che è rischioso ignorare: «la lingua diventa brutta e imprecisa perché i nostri pensieri sono stupidi, ma a sua volta la sciatteria della lingua ci rende più facili i pensieri stupidi».
La neolingua della politica
| Titolo | La neolingua della politica |
| Autore | George Orwell |
| Curatore | M. Birattari |
| Argomento | Letteratura e Arte Critica letteraria e Linguistica |
| Collana | I piccoli grandi libri |
| Editore | Garzanti |
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| Pagine | 112 |
| Pubblicazione | 2021 |
| Numero edizione | 3 |
| ISBN | 9788811817062 |
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