Così Ettore tu sei per me padre e madre veneranda, fratello, tu sei il mio sposo fiorente. Ora abbi pena per noi e rimani qui, sulla torre; non fare di tuo figlio un orfano, di tua moglie una vedova. Il sesto dell'Iliade è il canto di Glauco e Diomede, nemici pronti a incrociare le armi ma anche poi a deporle in nome dell'antico vincolo dell'ospitalità; è il canto di Ettore e Andromaca, due figure avvinte per sempre dalla sincerità del sentimento coniugale. Ma è anche il canto delle prime volte. Per la prima volta nella tradizione occidentale la fragilità della vita umana è accostata alle foglie che cadono. Per la prima volta la malinconia imprigiona l'anima di un uomo, Bellerofonte, un eroe senza macchia, a cui gli dèi diedero bellezza, virilità e fascino. Per la prima volta un grande guerriero, Ettore, abbraccia il figlio Astianatte sapendo di andare forse a morire. Ed è ancora in questo canto che Andromaca pronuncia la prima e più bella dichiarazione d'amore di sempre. Valori, gesti, parole e passioni tuttora capaci di suscitare il felice stupore delle lettrici e dei lettori di oggi.
Omero, delle armi e del vero amore
| Titolo | Omero, delle armi e del vero amore |
| Autore | Silvia Romani |
| Argomento | Letteratura e Arte Critica letteraria e Linguistica |
| Collana | La voce degli antichi |
| Editore | Il Mulino |
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| Pagine | 144 |
| Pubblicazione | 2024 |
| ISBN | 9788815389251 |
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