Vita e pensiero
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L' Uno e i molti
di Virgilio Melchiorre
editore: Vita e pensiero
pagine: 448
Il volume nasce da una ricerca promossa, fra il 1987 e il 1989, dal Dipartimento di Filosofia e dal Centro di Metafisica dell'Università Cattolica. Può essere considerato come seguito naturale di una precedente ricerca sul tema dell'identità e della differenza, i cui risultati furono raccolti in questa stessa collana col titolo La differenza e l'origine. Si trattava allora di ripercorrere la via metafisica del fondamento, senza tuttavia perdersi nell'asserto di una indifferenziata identità dell'origine: se è vero, infatti, che il molteplice della differenza non può costituirsi senza una radicale e ricorrente identità, è anche vero che l'identità dell'ultimo fondamento non può essere pensata senza un suo differire. In questa prospettiva, la tematica dell'identità?differenza si traduce dunque anche in quella dell'Uno e dei molti. Il cammino iniziato in tal senso da Platone è stato al riguardo quanto mai decisivo per l'anima dell'Occidente. «Tutta quanta la filosofia - diceva Hegel - non è altro che lo studio delle determinazioni dell'unità». Si pensi in particolare al percorso teoretico che da Plotino sale sino al pensiero contemporaneo: da Proclo ad Agostino, da Dionigi Areopagita ad Eriugena, Meister Eckhart, Cusano, Giordano Bruno, Leibniz, Spinoza, Schelling, per giungere infine a Martin Heidegger. Senza voler esaurire il vasto campo di questa tradizione, i saggi qui raccolti sono volti a valutarne gli aspetti più significativi, sia sul piano storico, sia sul piano più strettamente teoretico.
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Terre
Terra del Nulla, Terra degli uomini, Terra dell'Oltre
di Luigi Lombardi Vallauri
editore: Vita e pensiero
pagine: 580
Luigi Lombardi Vallauri consegna in questo volume una selezione molto rappresentativa delle sue ricerche più personali degli u
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Platonismo e creazionismo in Filone di Alessandria
di Roberto Radice
editore: Vita e pensiero
pagine: 448
In questo volume Radice affronta il problema centrale della interpretazione di Filone. Sulla base delle sue precise conoscenze acquisite sull'Alessandrino e sul Platonismo, egli dimostra che Filone va considerato come un autentico filosofo, da cui nessuno in futuro potrà legittimamente prescindere, non solo per la ricostruzione del pensiero patristico, ma anche per la ricostruzione del pensiero greco-pagano a lui parallelo e posteriore. Filone non è un eclettico, bensì un platonico - se non addirittura l'attivatore del Medioplatonismo -, che ha utilizzato elementi aristotelici e stoici, per lo più caricandoli appunto della valenza platonica. Ma il suo platonismo è un "platonismo riformato", proprio sulla base di concetti cardine tratti dal testo biblico, e, in particolare, dal creazionismo fondativo, che nel contesto della cultura filosofica in cui egli agisce è quello che più si approssima alla creazione ex nihilo.
Il libro presenta, tra l'altro, numerose novità esegetiche, in particolare riscontrabili nel sistematico confronto con i precedenti autori platonici, o stoici, o di varia estrazione filosofica.
Il volume si impone come un punto di riferimento per tutti gli studiosi di Filone e della storia del Platonismo.
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I lumi dell'erudizione
Saggi sul Settecento italiano
di Ezio Raimondi
editore: Vita e pensiero
pagine: 176
Concentrati, salvo due cospicue eccezioni, sulle influenze che collaborano alla formazione di Ludovico Antonio Muratori, gli s
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Spirito nel mondo
di Karl Rahner
editore: Vita e pensiero
pagine: 412
Karl Rahner (1904-1984) inizia i suoi studi filosofici nel noviziato dei Gesuiti a Feldkirch (1924-1925) e li prosegue poi a Pullach fino al 1927. Determinante in questi anni è l'incontro con l'opera di J. Maréchal, che lasciò una profonda impronta nella sua riflessione. Rahner non rinnegò mai l'ambiente spirituale di questi suoi primi studi: il pensiero metafisico di Tommaso e la filosofia trascendentale di Maréchal. Dopo alcuni anni dedicati allo studio della teologia (Valkenburg, 1927-1933) egli ritorna a Freiburg i.B., sua città natale, dove si iscrive alla facoltà di filosofia frequentando i corsi di M. Heidegger, legato da una profonda affinità spirituale a G. Siewerth, B. Welte, M. Muller, J.B. Lotz. L'incontro con Heidegger costituisce il secondo momento decisivo della formazione filosofica di Rahner che lo porta oltre Maréchal verso la problematica della ontologia fondamentale, costringendolo a ripensare il problema della finitezza temporale dell'uomo in rapporto alla comprensione dell'essere. La sua dissertazione filosofica, dedicata alla metafisica della conoscenza di Tommaso d'Aquino che egli cerca di fondare in una ripresa della filosofia trascendentale muovendo dalla soggettività, viene edita per la prima volta nel 1939 per i tipi di F. Rauch con il titolo Geist in Welt e subito definita da J. De Vries “un libro con una forza speculativa inconsueta e stimolante... senza dubbio una delle opere più significative apparse negli ultimi anni nella filosofia scolastica”. La sua tesi afferma che il discorso metafisico di Tommaso riguarda anche la capacità conoscitiva dell'uomo, e perciò deve comprendere la conoscenza della natura dell'uomo, della sua anima, della sua facoltà intellettiva, ossia l'antropologia e la psicologia aristotelica. Il carattere trascendentale riconosciuto in questo discorso non vuole indicare in alcun modo un limite kantiano, ma solo sottolineare che la considerazione del pensato richiede la considerazione del pensante. La legge dell'essere è infatti la stessa legge del logos e del logos l'uomo può avere un'esperienza originale e per ciò fondante: nei modi della coscienza si possono in definitiva riconoscere le condizioni per l'apparire dell'essere. D'altra parte la reciprocità di essere e logos implica anche che l'essere sia logicamente anteriore alla conoscenza, non come conseguenza, ma come principio del conoscere. In altri termini si può anche dire che la conoscenza è originariamente riconoscenza. Per mantenere sempre viva questa tensione dello spirito, in cui s'intrecciano in un'unità la questione dell'essere e la questione dell'uomo, Rahner supera la prospettiva husserliana, appoggiandosi piuttosto a quella di Heidegger. Ma, per altra via, sullo sfondo di questa ricerca, Rahner continua a tener ferma anche la grande tradizione del pensiero tomista ed infine può così dire che il suo lavoro non intende realizzare una «critica della conoscenza», ma, ben più radicalmente, vuole elaborare una «metafisica della conoscenza».
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Metafisica e storia della metafisica. Vol. 7: Spirito nel mondo.
Spirito nel mondo
di Rahner Karl
editore: Vita e pensiero
pagine: 412
Rahner afferma che il discorso metafisico di Tommaso d'Aquino riguarda anche la capacità conoscitiva dell'uomo, e perciò deve
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Platonismo e creazionismo in Filone di Alessandria
di Roberto Radice
editore: Vita e pensiero
pagine: 448
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Essere e persona
Verso una fondazione fenomenologica di una metafisica classica e personalista
di Josef Seifert
editore: Vita e pensiero
pagine: 624
J. Seifert (1945) è fondatore e direttore della «Internationale Akademie fur Philosophie» nel Principato del Liechtenstein. In questo libro (che è il suo più ampio e sistematico, composto su invito del «Centro di Ricerche di Metafisica») egli propone ai lettori tre tesi fondamentali che vorrebbero introdurre ad una nuova fase del dramma della filosofia occidentale.
Per la prima di esse il metodo fenomenologico deve essere ripensato e rifondato in modo radicale per poter diventare metodo della metafisica. Il «principio dei principi» della fenomenologia secondo Husserl, il ritorno alle cose stesse, il rivolgersi verso ogni dato diretto o indiretto (purché accessibile alla conoscenza speculativa) viene liberato, nella prima parte di questo lavoro, dalla idea (husserliana) di epoché. Tale idea, oltre ad essere solo parzialmente accettabile dal punto di vista metodologico, esclude la metafisica, poiché non può tenere conto né dell'esistenza reale né di strutture essenziali oggettive e necessarie della realtà. Un ripensamento fenomenologico del cogito agostiniano-cartesiano, che unisce il pensiero dell'esistenza con l'intuizione essenziale e contiene in sé già il nocciolo di una metafisica personalistica, cerca dunque di superare criticamente sia la teoria della conoscenza idealistica che quella empirico-positivistica ed anche la fenomenologia dell'ultimo Husserl, per aprire in tal modo la strada ad un accesso fenomenologico verso una comprensiva metafisica classica.
Una seconda intenzione fondamentale del presente lavoro è quella di offrire una nuova e penetrante riflessione fenomenologica sulla questione dell'essere in senso proprio e dell'essere per eccellenza. Queste ricerche, che costituiscono la seconda parte e culminano nella terza, cercano di superare, da un punto di vista puramente filosofico, i limiti della impostazione aristotelica, che hanno continuato a dominare la metafisica fino al presente, impedendole di riconoscere la persona come l'autenticamente essente, anzi come l'essere stesso. Di conseguenza, concetti di sostanza e di forma non personale hanno continuato a svolgere una funzione paradigmatica per la metafisica, e quindi anche per l'etica e per la filosofia sociale e politica. La tesi che la persona deve venire riconosciuta - anche indipendentemente dalla religione cristiana - come l'autenticamente essente e come transentelechia viene, di conseguenza, ampiamente dimostrata. L'ontologia della persona rimarrebbe però al livello di una pura antropologia filosofica e non raggiungerebbe il piano della metafisica in senso proprio, senza un superamento della filosofia analitica contemporanea e del pensiero di Sartre e di Heidegger, con la loro identificazione di essere e tempo, essere ed immanenza storica, essere e nulla. A questo fine l'autore dedica le sue ricerche sugli attributi universali dell'essere e soprattutto sulle perfezioni pure, cioè su quelle proprietà il cui possesso è sempre in senso. assoluto preferibile al loro non?possesso. Egli prova, inoltre, che la persona (nella sua autoattualizzazione libera, nella sua realizzazione etica, trascendente e comunitaria) è una categoria metafisica (e non solo antropologica) ed una perfezione pura. Non meno decisiva per la realizzazione di questa terza finalità del lavoro è la fenomenologia della temporalità e della eternità, della contingenza e dell'imperfezione nella quarta parte e la rifondazione della metafisica classica e medievale per mezzo di una filosofia del tempo orientata alle cose stesse, che conduce al di là del tempo verso l'eterno. La nullità dell'essere temporale viene riconosciuta insieme con Heidegger, tuttavia al tempo stesso viene rifiutata l'identificazione dell'essere con 1'essere temporale. Al contrario si mostra l'esistenza di un essere personale eterno che unifica tutte le perfezioni pure, che è «I'essere stesso» necessario, «I'ente (personale) stesso» e pertanto anche l'unico compiuto «essere autentico».
Infine nella quinta parte - partendo, sulle orme di Cartesio e di Agostino, dalla certezza indubitabile del cogito - si rifonda la prova ontologica anselmiana della esistenza di Dio e la si rivaluta come culmine della metafisica, ed in particolare di una metafisica personalistica e di una fenomenologia della essenza divina necessaria ed ininventabile, difendendola contro le obiezioni di Kant e di Brentano.
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Metafisica e storia della metafisica
di Werner Beierwaltes
editore: Vita e pensiero
pagine: 392
In questo libro Beierwaltes dimostra che il pensare metafisico è, fin dalle sue origini, determinato in maniera veramente essenziale dalla domanda che concerne il nesso ontologico sussistente fra l'Identità e la Differenza, sia che, come ad esempio in Parmenide, la Differenza (o Alterità) non risulti affatto legittimabile, sia che, come ad esempio in Platone, si pensi la Differenza come un costitutivo strutturalmente necessario dell'essere. Questo problema dell'Identità e della Differenza e del loro nesso viene trattato da Beierwaltes sotto differenti aspetti e secondo differenti ottiche: viene studiato nel Platonismo e nel Neoplatonismo, nella trasformazione che esso subisce mediante la teologia cristiana in Mario Vittorino, in Agostino, in Eckhart, oppure sotto vari influssi di istanze moderne in Cusano e in Bruno, o nell'Idealismo tedesco di Schelling e di Hegel. Beierwaltes si occupa, inoltre, della svolta antiplatonica della teoria critica contro l'Identità di Adorno. Infine, Beierwaltes presenta in nuovissima luce la ben nota critica di Heidegger al pensiero occidentale e al suo oblio dell'essere, mostrando come proprio nell'ottica neoplatonica quel presunto atteggiamento di "oblio" risulti esattamente capovolto, in una maniera decisiva.
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