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Il saggiatore: La piccola cultura

Che cos'è l'immaginario

di Slavoj Zizek

editore: Il saggiatore

pagine: 422

Come sottrarci alla tempesta di immagini, informazioni, relazioni tecnologiche da cui siamo sommersi? Dove trovare un punto saldo cui ancorare la percezione della realtà che ci circonda? Un tempo, dice Slavoj Zizek, le cose erano più semplici: si potevano criticare le ideologie come "mistificazioni" proprio facendo appello al senso di realtà. Oggi, invece, bisogna procedere al contrario: da quando la realtà si è fatta virtuale, la si deve criticare partendo dal suo supplemento illusorio: dal lato dell'immaginario. Uno dei compiti principali della filosofia oggi sarebbe dunque sottoporre a critica lo statuto dell'immaginario e il suo rapporto con la realtà; se non che Zizek ci dimostra che le cose non stanno così: la distinzione tra realtà e immaginario è falsa, ed è reale e immaginaria essa stessa. Zizek intreccia i più grandi pensatori della storia con i più eterogenei esponenti della cultura popolare e dà vita a un discorso attraverso il quale esamina la nozione di immaginario, il modo in cui esso anima il piacere e ne contempera gli eccessi, lo strutturarsi del feticismo e infine la metamorfosi della soggettività nell'era digitale. "Che cos'è l'immaginario" già noto con il titolo "L'epidemia dell'immaginario" e ora riproposto dal Saggiatore in un'edizione rivista, è un testo in cui i nostri abituali schemi di pensiero sono sottoposti a tensione estrema: un fondamentale per imparare a far deflagrare l'impalcatura delle categorie, quotidiane e filosofiche, che ci mantengono in vita.
21,00

Liz Taylor. Un'autobiografia

di Manganaro Jean-Paul

editore: Il saggiatore

pagine: 139

Seducente ed eterea, volubile e ostinata
19,00

Piume. L'evoluzione di un miracolo della natura

di Thor Hanson

editore: Il saggiatore

pagine: 450

Dorate con striature vermiglie, gialle come il sole d'estate, verdi come gli smeraldi sul turbante di un sultano: infinitamente colorate, perfette nella loro straordinaria complessità, le piume hanno conosciuto nel tempo, a partire da una base comune, un'evoluzione che non smette di suscitare meraviglia in chi ne osservi il miracolo ingegneristico. Il loro interesse, però, non si esaurisce nelle sorprese dell'evoluzione: di piume e penne abbiamo ornato i nostri vestiti fin dall'alba della storia, e piume e penne riaffiorano di continuo nei miti e nelle cosmogonie, nei simboli, nelle leggende di ogni popolo. Se c'è, infatti, nell'equilibrio aerodinamico delle piume un mistero "tecnologico" che continua a interrogare gli scienziati, è la loro leggerezza, la loro aerea inafferrabilità ad averle impresse così saldamente nell'immaginario collettivo, che ne ha fatto emblemi persistenti di libertà. Mosso da una passione che ricorda i grandi naturalisti dell'Ottocento, Thor Hanson intreccia paleontologia, ornitologia, storia e ingegneria per raccontare le piume, la loro evoluzione naturale e il loro utilizzo da parte degli uomini: dalle feste danzanti degli uccelli del paradiso all'eleganza degli svassi, dalle colonie di aironi bianchi ai maestosi, misteriosi gufi, ogni specie raccontata da Hanson, ogni imprevedibile ramo dell'evoluzione, ogni volo o decollo o picchiata ci ricordano una lezione fondamentale, nella natura e nella vita di ogni giorno: l'importanza della levità.
22,00

Dio odia le donne

di Giuliana Sgrena

editore: Il saggiatore

pagine: 204

Quando si tratta di discriminare la donna, le principali religioni monoteiste sono tutte d'accordo. Ogni donna sarà etichettata come figlia di Maria o figlia di Eva: la donna è l'origine del peccato, la tentatrice che seduce e porta alla perdizione. E allora la religione, alibi del patriarcato, serve per opprimere e sconfiggere, secolo dopo secolo, millennio dopo millennio; e allora serve un dio maschio, un figlio di dio maschio, un profeta maschio, sacerdoti maschi. Norme, tradizioni e costumi hanno l'unico scopo di perpetuare il controllo sociale sulla donna, spesso grazie alla sua pia connivenza, ancora più spesso attraverso l'assuefazione alla violenza. Giuliana Sgrena svela e denuncia tutte le forme di questo odio nei confronti delle donne. Da fenomeni estremi come l'infibulazione "faraonica " e lo stupro di guerra, che se ripetuto per dieci volte fa sì che la donna sia finalmente convertita, a tragedie quotidiane come il femminicidio, versione contemporanea ma non meno cruenta del delitto d'onore, con cui il maschio rivendica il possesso della moglie, figlia, sorella, il diritto di deciderne la vita o la morte. Ma esistono anche prevaricazioni più sottili e subdole, come l'ideale di purezza e verginità, che condiziona le donne nelle scelte di vita, nel ruolo sociale, perfino nell'abbigliamento. Giuliana Sgrena risale alla radice stessa della sottomissione femminile, mostrando quanto ancora oggi la legge della religione riproduca la la subalternità della donna al "primo sesso".
18,00

Verdi ritrovato. «Rigoletto», «Il trovatore», «La traviata»

di Paolo Gallarati

editore: Il saggiatore

pagine: 587

"Rigoletto", "Il trovatore" e" La traviata" sono le opere di Verdi più eseguite e amate dal pubblico: la loro modernità appare intramontabile. Ma sono anche state le più soggette ai rovesci della fortuna critica. Negli ultimi quarant'anni la ricezione del teatro verdiano si è trasformata: sono cambiate le modalità esecutive, il gusto della recitazione e degli allestimenti scenici, i criteri editoriali, le preferenze del pubblico. Molti studi hanno gettato nuova luce sulle caratteristiche formali del melodramma di Verdi, sui suoi rapporti con la musica, il teatro, la letteratura, l'arte, la società e la cultura romantica. Sin dall'inizio, una cattiva tradizione esecutiva aveva deformato le sue partiture, con dichiarato disappunto del musicista. Ma lo scrupolo filologico di Toscanini e dei direttori di formazione sinfonica cresciuti nel secondo Novecento - preoccupati sempre più di eseguire, come voleva Verdi, "semplicemente ed esattamente quello che è scritto" - ha contribuito alla riscoperta della sua arte. "Verdi ritrovato" nasce allora dall'esigenza di una verifica. Paolo Gallarati traccia un profilo storico dell'interpretazione verdiana e descrive il laboratorio in cui l'artista si è procurato gli strumenti stilistici ed estetici che, grazie alla decisiva influenza del teatro di parola parigino, gli sarebbero serviti per comporre la trilogia e rinnovare il melodramma italiano nel senso della sobrietà e della naturalezza evitando enfasi ed esagerazioni.
32,00

La Sicilia prima dei greci

di Bernabò Brea Luigi

editore: Il saggiatore

pagine: 339

La Sicilia che conosciamo, ricca di teatri e giardini, templi e grandi piazze circondate dai portici, è il lascito eccezionale
20,00

Contro l'antimafia

di Giacomo Di Girolamo

editore: Il saggiatore

pagine: 243

Matteo Messina Denaro, l'invisibile, è il più potente boss di Cosa nostra ancora in libertà. È a lui che dalla radio della sua città, Marsala, si rivolge ogni giorno Giacomo Di Girolamo nella trasmissione "Dove sei, Matteo?", ed è a lui che si rivolge in questo libro: stavolta, però, con un'agguerrita lettera di resa. Di Girolamo non ha mai avuto paura di schierarsi dalla parte di chi si oppone alla mafia. Ma adesso è proprio quella parte che gli fa paura. Ha ancora senso l'antimafia, per come è oggi? Ha avuto grandi meriti, ma a un certo punto è accaduto qualcosa. Si è ridotta alla reiterazione di riti e mitologie, di gesti e simboli svuotati di significato. In questo circuito autoreferenziale, che mette in mostra le sue icone - il prete coraggioso, il giornalista minacciato, il magistrato scortato - e non aiuta a cogliere le complesse trasformazioni del fenomeno mafioso, si insinuano impostori e speculatori. Intorno all'antimafia ci sono piccoli e grandi affari, dai finanziamenti pubblici ai "progetti per la legalità" alla gestione dei beni confiscati, e accanto ai tanti in buona fede c'è chi ne approfitta per arricchirsi, per fare carriera o per consolidare il proprio potere, in nome di un bene supremo che assolve tutto e tutti. Non è più questione di "professionisti dell'antimafia": oggi comanda un'oligarchia dell'antimafia, e chiunque osi metterla in discussione viene accusato di complicità. Di Girolamo scrive allora a Matteo Messina Denaro...
17,00

Intrigo

di Eric Salerno

editore: Il saggiatore

pagine: 275

Una guerra taciturna e sibillina prende campo in Australia alla fine della Seconda guerra mondiale. Un gioco al massacro, spesso confinato solo alla furia dell'intenzione, si ramifica sotterraneamente per le strade, nelle tubature delle case, nei luoghi della sicurezza quotidiana. A Melbourne, Felix, orologiaio ebreo di antica tradizione, incarna l'invisibile anello di congiunzione tra due mondi in inconciliabile coabitazione: da una parte i sopravvissuti alla Shoah, reduci rosi dalla propria storia, dilaniati da un desiderio di vendetta e, insieme, da un bisogno di oblio, arrivati nel continente per sfuggire a un passato sanguinoso e per ricostruire un'identità frantumata dalle persecuzioni naziste; dall'altra i nazisti, scampati alla giustizia dei posteri nei luoghi più remoti del mappamondo, che vivono sotto falso nome, con discendenze ridisegnate astutamente, svolgendo i lavori più comuni e sorridendo, sempre. Felix rintraccia i nazisti. E li uccide. Tra riunioni clandestine dentro le mura domestiche e sopralluoghi in incognito a Gerusalemme, dove scopre storie inaspettate che coinvolgono nelle sue ricerche anche l'Ordine dei Templari, l'orologiaio e la sua cerchia di compagni fidati progettano esecuzioni cruente, assemblano ordigni artigianali, ammassano repertori di appunti, schedule e fotografie, tenendo sotto tiro ogni minimo sospetto...
19,00

Perché guardiamo gli animali? Dodici inviti a riscoprire l'uomo attraverso le altre specie viventi

di John Berger

editore: Il saggiatore

pagine: 139

Lo sguardo di un cane, con la sua muta urgenza, può interrogare in modo profondo, indicando realtà che sfuggono all'attenzione umana. Una lepre che attraversa un confine, davanti agli agenti di frontiera, rivela quanto ci sia di arbitrario nelle convenzioni che governano il nostro quotidiano. Rispecchiarsi negli occhi di un orango equivale a un viaggio nel tempo lungo millenni, e il bagliore emanato da una lucciola può apparire ancora più gelido e remoto di quello di una stella. Da sempre gli animali occupano il centro dell'universo insieme all'uomo: nell'antichità venivano utilizzati per popolare lo zodiaco, e gli indù immaginavano che la Terra fosse sorretta da un elefante, a sua volta in piedi sul guscio di una tartaruga. Li guardiamo da sempre, perché sono esseri senzienti e mortali come noi, eppure radicalmente diversi: osservandoli abbiamo imparato a definire che cosa è umano, e il loro sguardo ci è ancora indispensabile. Oggi gli animali abitano le case di milioni di persone, le loro fotografie invadono il web e le pagine dei giornali: sono dappertutto, eppure stanno scomparendo, perché è sempre più rara la possibilità di un incontro, sostituita dallo spettacolo di documentari, cartoni animati e giochi per bambini. Stanno perdendo il ruolo di messaggeri di un "oltre" segreto, dell'abisso che si trova al di là del linguaggio e parla della nostra origine, della nostra solitudine come specie.
16,00

Allarme demografico. Sovrappopolazione e spopolamento dal XVII al XXI secolo

di Scipione Guarracino

editore: Il saggiatore

pagine: 222

Negli ultimi quattro secoli le tendenze della popolazione hanno suscitato, in Occidente e nel mondo intero, atteggiamenti tanto apocalittici quanto contrastanti. L'allarme demografico è periodicamente risuonato, oscillando tra due estremi angosciosi: da una parte la paura dell'invecchiamento, dello spopolamento e infine dell'estinzione; dall'altra l'incubo delle folle umane che si contendono spazio e cibo, esposte ai flagelli di guerre, carestie, epidemie. Il deserto e il formicaio. "Stiamo diventando troppi o troppo pochi?" Se lo sono chiesti economisti, religiosi, politicanti, profeti e romanzieri, ma anche celebri pensatori come Montesquieu, Malthus, Marx, Mill, Darwin, Jack London e Aldous Huxley. Spesso le loro risposte hanno gravato su interi paesi o sull'umanità tutta. Il libro segue il filo degli allarmi demografici nel suo intreccio storico con i processi di pauperizzazione e proletarizzazione, i progressi tecnologici e l'evoluzione dei costumi, il socialismo e il femminismo, il colonialismo moderno e il darwinismo sociale, la società dei consumi e il sottosviluppo, il ruolo delle religioni e delle chiese. Oggi sembra che il pendolo della paura non sappia più da che parte dirigersi, oppure che voglia toccare allo stesso tempo entrambe le estremità.
18,00

I quartetti per archi di Mozart. Alla ricerca di un'armonia possibile

di Sandro Cappelletto

editore: Il saggiatore

pagine: 268

Lodi, una locanda nei pressi della stazione di posta, Idi di marzo dell'anno 1770. Un ragazzo di quattordici anni, salda la mano, pochi i ripensamenti, compone il suo primo quartetto. L'avvio del primo movimento, un adagio in sol maggiore, lascia stupefatti: un incedere di viola e violoncello, lento, piano, austero, ieratico. Sulla partitura finale, il padre - che ha aggiunto abbellimenti, appoggiature, trilli - scrive: "15 di Marzo alle 7. di sera - di Amadeo Wolfgango Mozart". Dal Quartetto di Lodi a quelli Viennesi e ai Prussiani, passando per i celebri sei affidati al maestro Haydn - perché sia loro "Padre, Guida, ed Amico!" -, Sandro Cappelletto disegna la traiettoria dei ventitré quartetti per archi che Mozart compose dal marzo 1770 al giugno 1790, proiettandola sullo sfondo della Vienna del secondo Settecento: umori e ultimi fulgori del Secolo dei Lumi che va spegnendosi si alternano così sulla pagina per dar conto delle ispirazioni e dei contrattempi, delle intuizioni e delle vertigini, di una tecnica straordinaria e del rapporto speciale che sempre Mozart sembrò avere con questo genere appena nato - il quartetto, che traccia la propria origine proprio a Haydn e a Luigi Boccherini - eppure già così diffuso.
22,00

Storia delle orchestre

di Enzo Beacco

editore: Il saggiatore

pagine: 286

L'orchestra è un organismo complesso. Dai piccoli gruppi strumentali del Cinquecento alle molteplici ibridazioni che le vedono protagoniste nel nostro tempo, le orchestre si sono sviluppate, mutando, adattandosi ai corsi e ai ricorsi di un fluire storico, politico e spettacolare, tracciando una traiettoria artistica che ha più di un punto in comune con l'evoluzionismo darwiniano. Enzo Beacco ricostruisce le tappe essenziali di questo percorso. Così, accanto alle star di oggi - i Berliner e i Wiener Philharmoniker, il Concertgebouw e la Chicago Symphony Orchestra, la Cleveland Orchestra e la London Symphony - convivono quelle realtà che, nella loro poliedricità, hanno contribuito a rendere popolare il repertorio sinfonico: dai primi complessi strumentali che intrattengono la nobiltà e il clero rinascimentali ai concerti che, nel Settecento di Bach e Händel, di Mozart e Haydn, estendono il piacere dell'ascolto alle borghesie cittadine, fino alla grande orchestra romantica che contagia tutti, grazie a Beethoven e Berlioz, a Wagner e Bruckner, a Mahler e Strauss. Grandi orchestre che pretendono grandi sale da concerto, quei templi che a Dresda, Berlino, Londra, Parigi, Milano, Roma, ma anche a New York, Chicago, Boston, nel Novecento assisteranno al trionfo dei grandi direttori: Nikisch, Toscanini, Furtwängler, Karajan, Abbado, Muti.
21,00

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