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Antropologia

L'ossessione identitaria

di Francesco Remotti

editore: Laterza

pagine: 179

Non c'è potere politico e finanche religioso che oggi non parli di identità e della opportunità o della necessità di difenderla, affermarla, valorizzarla. L'identità si è diffusa in modo contagioso, sembra che non si possa fare a meno di usare questa parola, sembra che se non si utilizza "identità" non si faccia parte del mondo attuale. Per farne parte, occorre tirare fuori questo termine, e ciò a prescindere da qualsiasi schieramento ideologico. Identità è un luogo comune, una nozione verso la quale non si adotta alcun atteggiamento critico, un vero e proprio mito moderno. Dire identità significa affermare che "noi" siamo costituiti da un nucleo sostanziale, che ci caratterizza in modo permanente: con la rivendicazione di identità chiediamo che questo nucleo venga riconosciuto a monte, preliminarmente. Ne facciamo una questione di principio. L'identità è quindi una potente arma di difesa, che funziona nel senso della chiusura del "noi": chiusura nel confronto degli "altri" che ci assediano e ci accerchiano. E fomenta una strategia di offesa, fa violenza sulla realtà, ne riduce la complessità e gli intrecci, la impoverisce, perché è povertà culturale prima ancora che economica. Ciò che ne ha maggiormente sofferto è la cultura della convivenza, cioè l'attenzione e la cura per lo sviluppo di interrelazioni che non siano dettate solo dall'interesse di "noi" inevitabilmente contrapposti. "L'ossessione per l'identità è ciò che rimane una volta che sia stata smantellata la cultura della convivenza".
16,00

Cultura

Introduzione all'antropologia

editore: Carocci

pagine: 330

Cultura è lo strumento che l'Occidente si è dato per costruire la sua conoscenza dell'Altro, di quei popoli le cui vite sono r
22,70

Archeologie del trauma. Un'antropologia del sottosuolo

di Roberto Beneduce

editore: Laterza

pagine: 216

È possibile pensare ai richiedenti asilo, ai corpi occupati dei palestinesi, ai profughi e ai clandestini senza distogliere lo sguardo dalle differenze e ricondurre le loro biografie al solo stato di "rifugiati"? Le matrici sociali e storiche della sofferenza, della memoria e del lutto possono essere pensate senza ridurre il dolore di queste donne e questi uomini entro il perimetro di un meccanismo psichico già scritto, di un solo concetto: "trauma"? Roberto Beneduce interroga modelli e categorie che, all'ombra della retorica umanitaria e del sapere psichiatrico, ignorano spesso differenze, responsabilità e ruoli e lasciano irrisolta la questione dell'impunità di chi si è reso colpevole di sofferenze e umiliazioni. L'antropologia e la clinica fanno qui dialogare gli enigmi dell'oblio e della memoria, del trauma e della cura sul terreno di una storia contesa.
20,00

Per un'antropologia della mobilità

di Augé Marc

editore: Jaca Book

pagine: 91

Noi non viviamo in un mondo compiuto, del quale non avremmo che da celebrare la perfezione
12,00

Mito e significato. Cinque conversazioni radiofoniche

di Lévi-Strauss Claude

editore: Il Saggiatore

pagine: 67

In un libro che nello spazio di poche pagine racchiude considerazioni metodologiche, spunti autobiografici, interpretazioni di
7,50

Il presente del passato

L'attualità di preistoria e storia

di Coppens Yves

editore: Jaca Book

pagine: 161

Chi è l'antenato diretto del genere umano? Perché la scoperta di Lucy è fondamentale? Come hanno fatto i primi Ominidi a lasci
18,00

Fondamenti della papirologia. Ediz. numerata

di Wilcken Ulrich

editore: Dedalo

pagine: IX-647

Il volume tratta della ricostruzione dell'Egitto tolemaico e poi romano, considerato sotto i diversi aspetti: economico, giuri
38,00

Terra sapiens. Antropologie del paesaggio

di Matteo Meschiari

editore: Sellerio Editore Palermo

pagine: 282

Cosa lega il corpo di un animale sezionato dalla lama di un cacciatore arcaico, il corpo di quello stesso animale dipinto sulla parete di una grotta più di 30.000 anni fa, il corpo della terra, che entra per vie sottili nella cultura di un popolo, il corpo del testo, in cui lo spazio reale diventa spazio mentale, e infine il corpo urbano, in bilico tra norma e wilderness, tra vocazione sedentaria e bisogno di perdersi? La risposta è nel paesaggio: un "presente remoto", un paradigma di pensiero in atto che percorre in modo carsico le faglie di ciascuna cultura, a ricordare che corpo, processi cognitivi, tecniche del sapere e miti hanno una matrice unica. Nei cinque casi, studiati da Meschiari, emerge un'idea di paesaggio complessa, lontana dalle mode intellettuali, suggerendo un campo di ricerca in cui l'antropologia non appare più un ambito disciplinare, ma un percorso cognitivo a più direzioni. Il paesaggio in questo modo da fatto naturale si afferma nella sua profonda realtà di orizzonte ideologico, comprensivo della intera percezione dell'uomo, della sua condizione esistenziale.
18,00

Lezioni Giapponesi. Tre Riflessioni Su Antropologia E Modern

di Le`vi-strauss Claude; Scillita

editore: Rubbettino

Le \\lezioni giapponesi\\, tenute da le`vi-strauss nel 1986, sono dedicate all`antropologia di fronte ai problemi del mondo mo
14,00

Differenti, disuguali, disconnessi

Mappe interculturali del sapere

di García Canclini Néstor

editore: Meltemi

pagine: 262

Alimentata dai processi migratori, dall'accessibilità degli spostamenti, dagli scambi economici e tecnologici, l'interazione t
21,00

Modi bruschi. Antropologia del maschio

di La Cecla Franco

editore: Eleuthera

pagine: 167

Come si fa a diventare maschi? Questa domanda ci introduce in un territorio assai pericoloso se è vero, come diceva Simone de
13,00

Il messaggio dei costruttori di cattedrali

di Jacq Christian

editore: L'Età dell'Acquario

pagine: 216

Le cattedrali medievali sparse per l'Europa sono uno dei tesori più preziosi che i nostri antenati ci abbiano lasciato in ered
19,50

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