Classici
Povera gente
di Fëdor Dostoevskij
editore: Gingko Edizioni
pagine: 136
Pubblicato per la prima volta nel 1846, "Povera gente" è il primo romanzo di Fëdor Dostoevskij, scritto in soli nove mesi all'età di venticinque anni, mentre studiava ingegneria e dedicava le sue notti e tutto il suo tempo libero alla segreta passione letteraria. L'opera fu subito acclamata dal famoso critico letterario Belinskij, che definì l'autore come il nuovo Gogol'. La storia di Varvara e Makàr ci dà un resoconto vividissimo delle vite dei russi di umili condizioni nella metà del XIX secolo, ma soprattutto ci fa riflettere sugli aspetti psicologici della povertà e sulla fragilità emotiva dell'animo umano quando si ritrova privo di mezzi.
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La sonata a Kreutzer
di Lev Tolstoj
editore: Gingko Edizioni
pagine: 104
Salutato con fervente ammirazione o condannato senza mezze misure, quasi ovunque censurato o vietato come letteratura indecente, libro controverso già prima che Tolstoj lo ultimasse e frutto di numerose revisioni da parte dell'autore, "La sonata a Kreutzer" dà adito a tante possibili letture ed è stato scritto su di esso un fiume di pagine nel corso degli anni. Storia potente, angosciante, la sua pubblicazione rappresentò un significativo evento intellettuale in tutto il mondo. Infiammò un dibattito esplosivo in Europa, America e Asia su questioni che poi sono state chiamate la "questione sessuale" e il "problema donna". Oltre a mostrare l'onestà inflessibile di un grande artista, la complessità delle relazioni, il sesso, il matrimonio nei loro contesti culturali e religiosi, illumina gli ideali cristiani allora febbrili di Tolstoj, i suoi conflitti con la lussuria e le ipocrisie del matrimonio del XIX secolo.
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La morte di Ivan Il'ic
di Lev Tolstoj
editore: Gingko Edizioni
pagine: 72
"La morte di Ivan Il'ic" è probabilmente l'opera breve più famosa di Tolstoj. È anche la prima prova importante di letteratura che lo scrittore ha affrontato dopo la sua conversione. Da quando il libro è stato pubblicato, nel 1886, critica e lettori l'hanno salutato come un capolavoro assoluto. Ha inoltre acquisito fama quale uno dei più originali trattati moderni sulla morte. Narra la tragica parabola di un agiato funzionario di mezz'età, la cui vita dolorosamente ordinaria s'interrompe a causa di una malattia incurabile. Egli morirà in casa, in solitudine e dopo un'atroce e lunga agonia. Ma anziché volgersi alla religione, all'arte, o all'amore per far fronte al terribile passaggio, invano e fino alla fine farà affidamento sui medici e la scienza. È un confronto forte con il problema della morte, e, attraverso di essa, con il problema del senso della vita. Mette anche in scena una forte satira verso le vite 'false' della borghesia moderna, che Tolstoj aveva conosciuto e rinnegato.
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Il sogno di un uomo ridicolo. Racconto fantastico
di Fëdor Dostoevskij
editore: Ianieri
pagine: 144
I racconti, le lettere, i pensieri e tutte le forme brevi di scrittura dei classici della letteratura introdotti e commentati dagli scrittori italiani contemporanei. Inaugura la serie, ospitata dalla collana Bartleby, il racconto Il sogno di un uomo ridicolo di Fëdor M. Dostoevskij, commentato da Andrea Caterini. "Sono un uomo ridicolo". A chi non è capitato di sentirsi oggetto delle risa altrui per un atteggiamento goffo che ha avuto, per aver pronunciato una parola pensando però al significato di un'altra, per aver detto una menzogna troppo grande, per essersi presi troppo sul serio, per aver affermato il vero con gravità? Chi non si è sentito umiliato dalla vita a causa di se stesso? Chi non ha provato vergogna di sentirsi ridicolo per causa sua?
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Tra marginalità e integrazione. Aspetti dell'assistenza sociale nel mondo greco e romano. Atti delle Giornate di studio (Roma, 7-8 novembre 2012)
editore: LED Edizioni Universitarie
pagine: 186
Questo volume raccoglie gli interventi presentati nelle Giornate di studio tenute presso l'Università Europea di Roma nei gior
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Tempus fugit. Il grande libro delle sentenze latine
di Pietro Migliorini
editore: Book time
pagine: 386
Il principio ispiratore delle sentenze latine, riconosciuto ed enucleato già da Aristotele, si può collegare con tutti i segni che la lingua latina ha lasciato nella memoria di molti popoli. Questi segni che ancor oggi la ravvivano si scontrano, tuttavia, con diversi detrattori che criticano l'uso e i valori del latino nel XXI secolo: sono critici che, comunque, ammettono con sorpresa l'insolita frequenza con la quale molte espressioni latine ricorrano ormai nel linguaggio di tutti i giorni. L'Europa ha parlato latino senza interruzione fino al Novecento attraverso molte istituzioni, sia di carattere religioso, sia di carattere culturale e scientifico. E questo perché è sempre potente il fascino di una sapienza antica che ha permeato il pensiero virile di Roma e della Grecia dei secoli trascorsi, imponendosi facilmente su tutti i popoli liberi e forti che si sono abbeverati alle splendide fonti della cultura classica. Qualcuno ha giustamente affermato che il latino è "il segno dell'Europa", e la conferma la possiamo trovare nell'immane numero di latinismi che hanno germinato nelle lingue moderne, e che affiorano nelle nostre comunicazioni, senza ormai che ce ne rendiamo più conto. Ecco perché siamo obbligati a fare sempre i conti con questa splendida lingua che, senza saperlo, ci aiuta a crescere nel favoloso mondo della classicità, insieme ad autori come Cicerone, Virgilio, Catullo, Seneca e molti altri che, con le loro sentenze, mantengono vivo quel patrimonio irrinunciabile...
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La tomba di Edipo. Per una tragedia senza tragico
di William Marx
editore: Ets
pagine: 190
Come l'architettura e la scultura, anche la letteratura ha le sue rovine. Rovine da interrogare, ma anche da preservare dalle invenzioni del regime dell'arte del linguaggio. A partire dall'Edipo a Colono, l'ultima delle tragedie attiche giunte fino a noi, è la concezione stessa della letteratura e dei suoi poteri ad essere messa in discussione. Quattro tesi, o "eresie", invitano il lettore a riformulare, entro nuovi sentieri critici, la propria conoscenza della tragedia antica. Il luogo, l'idea, il corpo, il dio: quattro punti da cui misurare la distanza che intercorre tra noi e il mondo antico, per capire meglio la letteratura come arte autonoma a vocazione universale.
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Il libro del tè
di Kakuzo Okakura
editore: Elliot
pagine: 128
In questo testo, scritto nel 1906 in lingua inglese e ormai divenuto un classico in tutto il mondo, vengono discussi non solta
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Zibaldone di pensieri. Nuova edizione tematica stabilita sugli Indici leopardiani
di Giacomo Leopardi
editore: Donzelli
pagine: 1287
Per un intero secolo, da quando, nel 1898-1900, Giosuè Carducci ne patrocinò la prima edizione a stampa, lo "Zibaldone di pensieri" di Giacomo Leopardi è assurto a simbolo del "frammento" per eccellenza. Quello che è da tutti considerato un capolavoro assoluto di prosa letteraria, è stato presentato da una lunga tradizione come un'opera volutamente asistematica, un flusso di pensieri senza ordine. A distanza di più di un secolo da quella prima edizione carducciana, il meticoloso e acuto lavoro critico-filologico di Fabiana Cacciapuoti ha portato alla luce l'idea di una grande opera per "trattati", di cui l'enorme mole di appunti raccolti nei quaderni null'altro rappresenta che l'immane lavoro preparatorio; un testo dotato di precise chiavi di lettura, organizzabile - se non compiutamente organizzato - a partire da ben definiti fuochi tematici. Una traccia di un simile progetto è contenuta nella lettera con cui Leopardi rispondeva, il 13 settembre 1826, al suo editore milanese Antonio Fortunato Stella, che gli aveva chiesto di comporre un dizionario filosofico alla maniera di Voltaire. Con un Preludio di Antonio Prete.
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