Classici
La meta e la via. Racconti scelti
di Franz Kafka
editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli
pagine: 223
Kafka è uno dei profeti dell'animo contemporaneo. In questa antologia che raccoglie alcuni dei suoi più potenti racconti - da "Un medico di campagna" a "La tana", da "Un eroismo quotidiano" a "Un messaggio imperiale" - possiamo seguire la voce che ha documentato in modo sorprendente e a tratti profetico la crisi e la speranza dell'uomo di oggi: tutti i toni della cupezza, dell'ossessione e dell'infelicità moderna trovano nella scrittura di Kafka acuta espressione, restituendoci il dramma dell'esistenza umana, costantemente stretta tra i propri limiti e la propria ansia di infinito. Racconto dopo racconto, emerge così da queste pagine il desiderio di reperire una speranza possibile, di trovare una via che finalmente conduca alla meta sempre intravveduta.
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Il viaggiatore senza scopo
di Dickens Charles
editore: Bompiani
pagine: 373
Nel Regno Unito e non solo parlare di Dickens è come parlare di Alessandro Manzoni in Italia: quasi un Padre della Patria
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Le storie. Testo greco a fronte. Con e-book
di Tucidide
editore: Utet
pagine: 1392
Le "Storie" di Tucidide di Atene rappresentano il vero e proprio inizio della storiografia occidentale
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La leggenda di Roma. Testo latino e greco a fronte
editore: Mondadori
pagine: 622
Siamo, dunque, alla fine della leggenda sulle origini di Roma, quando Tito Tazio prima e Romolo dopo scompaiono dalla scena: ucciso, il primo, il Sabino, dai parenti inferociti di quegli ambasciatori di Lavinio che erano stati ammazzati da briganti amici di lui (ma il sospetto ricadde su Romolo, che poco dolore aveva mostrato per la morte dell'uomo che s'era associato nel governo); sparito, il secondo, dopo aver sconfitto Fidene e Veio, nel buio di un'eclissi o di un temporale: forse eliminato dai senatori irritati dal fare sempre più monarchico del fondatore, dalla sua arroganza tirannica; oppure asceso in cielo e divenuto un dio, Quirino: come Giulio Proculo dichiarò in pubblico gli avesse rivelato Romolo stesso, apparendogli dopo la morte sul Quirinale. Se "scomodissimo" fu per i Romani ricordare "il modo della nascita della città, fra inganni, uccisioni e gentaglia", non tanto più comodo deve essere stato per loro consacrare alla leggenda la fine delle origini. Il quarto volume della Leggenda di Roma porta a conclusione il grande lavoro di raccolta e interpretazione dei miti che i Romani stessi si sono tramandati per generazioni sull'inizio e i primi sviluppi della loro città: miti che costituiscono un aspetto essenziale della storia culturale, e perciò della storia tout court, dell'antica Roma. L'architettura del volume ha però struttura circolare: perché dopo esser giunto alla fine di Romolo, ritorna al principio, alla fondazione, e ne elenca gli artefici secondo le fonti.
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Retorica. Testo greco a fronte
di Aristotele
editore: Bompiani
pagine: 501
Scritta dopo la "Poetica", la "Retorica" appartiene all'ultimo periodo della vita di Aristotele. Ci è stata tramandata in tre libri che l'antico dossografo, Diogene Laerzio, ricorda separatamente. I primi due libri hanno per oggetto generale l'argomentazione, mentre il terzo prende forma dalla composizione di due trattatelli, rispettivamente sullo "stile" (elocutio) e sull'ordine" (dispostilo) delle parti del discorso. Riassumendone altrimenti i contenuti, il primo libro si potrebbe considerare "il libro dell'oratore", il secondo "il libro del pubblico", il terzo, infine, quello più vicino alle tematiche della retorica tradizionale, "il libro della comunicazione". L'importanza attribuita nei primi due libri al ragionamento retorico, alle argomentazioni "concepite" dall'oratore (I libro) e "recepite" dall'uditorio (II libro), sta a indicare il contributo che Aristotele apporta alla retorica tradizionale, proponendo una retorica del ragionamento in luogo di quella della mozione degli affetti, una retorica di cui l'elocutio (lo "stile") è ormai solo una parte e, certo, non la più importante.
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Il professor Unrat (L'angelo azzurro)
di Heinrich Mann
editore: Mondadori
pagine: 305
Celebre romanzo di Heinrich Mann che il film "L'Angelo Azzurro" con Marlene Dietrich ha reso leggendario, "Il professor Unrat" narra la crudele parabola esistenziale di un attempato insegnante che si innamora alla follia, e fino all'abiezione e alla perdizione, della sciantosa di un cabaret e, in feroce competizione con tre suoi allievi, riesce a ingraziarsela e perfino a sposarla. Enorme è lo scandalo che il dissoluto professore provoca in città violando le regole di decoro e rispettabilità piccolo-borghese di cui è stato per decenni l'occhiuto custode. La postfazione del presidente della Società Psico-analitica Italiana Antonino Ferro interpreta il romanzo come allegoria del rapporto tra le età della vita e le loro dolorose transizioni, e mette in luce i simboli e i sintomi nascosti della disperazione di un uomo che si oppone selvaggiamente alla vecchiaia e alla morte; ma riflette anche sulla universalità dei meccanismi difensivi che mettiamo in atto quando siamo costretti ad affrontare la sofferenza che scaturisce dalla solitudine, dalla paura e dal venir meno di ogni idea di futuro.
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Cuore di tenebra
di Conrad Joseph
editore: Einaudi
Nel 1890 Conrad si recò per sei mesi in Africa: ne ritornò quasi in fin di vita, con un bagaglio di ricordi, disillusioni e "d
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Antigone. Testo greco a fronte. Ediz. italiana e inglese
di Sofocle
editore: Ets
pagine: 277
Antigone mette in scena uno scontro fra due personaggi. Da una parte, Creonte ed il suo Credo 'istituzionale', dall'altra Antigone ed il suo antico legame con la Stirpe: la Ragion di Stato ed una Legge arcana, inderogabile, che gli dèi soltanto possono aver istituito. L'antagonismo rievoca contraddizioni, inquietudini proprie di una città che ha toccato il vertice della talassocrazia, ma che incomincia a sperimentare il decadere dello spirito civico e dei suoi valori. E la 'Parola' di Antigone godrà di ampia fortuna, nel caso particolare recepita da una cultura musicale che nei secoli XIX e XX, sul fondamento di ricostruzioni 'filologiche', cercherà di ripristinarne non solo i contenuti, ma anche l'antico potere evocativo.
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Il suddito
di Heinrich Mann
editore: Utet
pagine: 558
Un romanzo profetico (il nazismo è lì, in trasparenza) che delinea con crudo e grottesco sarcasmo il ritratto del perfetto suddito tedesco. Il protagonista, Diederich Essling, viene seguito a partire dall'infanzia segnata dalle prussiane frustate del padre fino al trionfo politico e sociale. Tutte le tappe della sua "maturazione" sono delineate e scandite con ritmica ferocia: la vita dissipata e gaglioffa delle associazioni studentesche con annessi duelli, tragiche bevute, vergognosi amorazzi, quella militare (che in sostanza ne è il doppione), l'assunzione di responsabilità nell'azienda paterna (condita di tante piccole e meno piccole malversazioni) e in famiglia (dove si atteggia a capofamiglia retto e irreprensibile)... Un capitolo a parte sono le sue vicende sentimentali, sempre dettate oltre che da una sordida sensualità, da una smania di "crescita" sociale. E poi, sopra tutto: la politica, nella quale si butta con goffaggine stolida ma vincente... Fantastica la conclusione quando, ottenuto il ruolo di conferenziere ufficiale nell'inaugurazione del monumento a Guglielmo II da lui fortemente voluto, la cerimonia viene rovinata da una tremenda tempesta. Tempesta che prefigura la devastante incipiente guerra. Perché, giova ricordarlo, il libro è stato scritto nel 1914 (ma pubblicato solo nel 1918, dopo molte esitazioni dell'editore). Prefazione di Luigi Forte.
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Sardegna come un'infanzia
editore: Bompiani
pagine: X-129
Dalla felicità di vivere, dal sentirsi vivi nasce quest'opera, diario di un viaggio in Sardegna, pubblicata per la prima volta
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Dialoghi con Leucò
di Cesare Pavese
editore: Einaudi
pagine: 232
Ventisei dialoghi brevi ma carichi di tensione, suadenti eppur sconfinanti nel tragico, in cui gli dèi e gli eroi della Grecia
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Edipo a Colono. Testo greco a fronte
di Sofocle
editore: Morcelliana
pagine: 224
Nell'ultima tragedia di Sofocle si conclude la parabola di Edipo: una vita alla mercé del ribaltamento improvviso delle situazioni. Nato principe, esposto affinché non si realizzi la profezia che lo vuole assassino del padre, salvato da pastori, viene cresciuto nuovamente come principe dal re di Corinto per poi essere però allontanato dalla città dopo la rivelazione della sua origine illegittima. La soluzione dell'enigma della sfinge inaugura un periodo di apparente positività a Tebe, che in realtà cela l'orribile verità delle sue colpe. Espulso dal consesso sociale, cieco e ormai vecchio, sembra condannato a morire in questa condizione miserabile ma un ultimo definitivo ribaltamento lo vede recuperare a Colono quell'immagine di saggezza, fierezza e autorevolezza che lo aveva caratterizzato in tutte le vicende precedenti, tanto che il suo corpo verrà conteso da Tebani e Ateniesi. Tale è il destino del pharmakós, impersonato da Edipo: causa di contaminazione e allo stesso tempo mezzo di purificazione, espressione dell'ambiguità da cui trae linfa la tragedia greca per eccellenza.
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