Medusa Edizioni: Argonauti
Specchi comunicanti. Traduzioni, parodie, riscritture
di Franco Nasi
editore: Medusa Edizioni
pagine: 272
L'autore affronta in modo originale i temi dell'etica del tradurre e della moltiplicazione del testo con questo nuovo volume i
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L'etica dello scrittore. Discorsi e interventi
di Günter Grass
editore: Medusa Edizioni
pagine: 91
La tardiva confessione di Günter Grass nell'agosto 2006 in merito alla sua breve militanza nel corpo speciale delle SS negli u
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Razza. Storia di un'idea
di Eric Voegelin
editore: Medusa Edizioni
pagine: 257
L'autore passa in rassegna, seguendone lo sviluppo, le diverse teorie della razza, da quella del naturalista inglese John Ray fino a Blumenbach e Kant e, anticipando alcune ricerche dell'epoca in ambito genetico, chiarisce che la diversità di razza non implica una diversità di specie. Con la progressiva definizione dei concetti di corpo, di organismo e di persona emerge una nuova immagine del pensiero: quella dell'individuo come unità di corpo e mente, che culminerà nella teoria di Carl Gustav Carus, l'ideologo della razza. Questo saggio di Voegelin costituì un atto d'accusa verso il mito nazista della razza, ma per le questioni trattate in merito alla manipolazione biologica dell'uomo risulta ancora di stringente attualità.
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Un teatro apocrifo. Il potenziale dell'arte teatrale nel Workcenter of Jerzi Grotowski and Thomas Richards
di Antonio Attisani
editore: Medusa Edizioni
pagine: 259
Jerzy Grotowski (1933-1999) è considerato unanimemente l'ultimo grande protagonista del teatro contemporaneo di statura universale. La sua grandezza viene ogni giorno di più riscoperta da critici e spettatori, e tanto sulla scena quanto negli studi emerge la centralità delle sue concezioni non solo relative al teatro. Al cuore del suo lavoro c'è l'attore e l'essere umano, il corpo nelle sue manifestazioni visibili (la persona) e invisibili (l'essenza). I suoi testi sono stati spesso fraintesi, e per lungo tempo la sua opera (svolta per quindici anni in Italia, prima di passare il testimone al giovane Thomas Richards) è stata praticamente ignorata. Questo libro indaga il suo pensiero alla luce dell'esperienza del Workcenter of Jerzy Grotowski and Thomas Richards che opera a Pontedera dal 1986. Il saggio organico esamina in particolare la dimensione antropologica di un teatro inteso all'insegna dell'"Arte come veicolo", il cui esempio emblematico resta la messa in scena del Dies Irae. Il legame con gli aspetti esoterici e misterici in cui il tantrismo e l'universo kafkiano si fondono, mette in luce il nucleo portante di un'esperienza teatrale che si definisce come "filosofia a piedi nudi".
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Voci e silenzi della storia. Percorsi di lettura in «Il mio secolo» di Günter Grass
di Cesare Giacobazzi
editore: Medusa Edizioni
pagine: 212
"Il mio secolo" è uno dei libri più singolari del grande scrittore e premio Nobel tedesco. È composto da 100 racconti brevi, uno per ogni anno del secolo appena trascorso, il Novecento. In ogni racconto prende vita un fatto significativo che ha segnato il secolo, narrato da personaggi sempre diversi. Le voci che si alternano nella narrazione offrono al lettore una "prospettiva dal basso": semplici cittadini parlano di come hanno percepito e vissuto dalla loro posizione marginale i grandi eventi che hanno segnato il XX secolo. Queste cento storie tracciano la linea d'ombra che s'imprime come una ferita sulla coscienza dell'uomo del Novecento. Il saggio che qui si presenta affronta le questioni fondamentali da cui prende forma questo libro di Günter Grass, una sorta di testamento morale che il XX secolo consegna al XXI. Oltre il velo della discussione critica, il libro esplora alcune tematiche di grande rilievo estetico, filosofico e ideologico: le modalità della narrazione storiografica, il rapporto fra idealismo e nazismo, la colpa tedesca e le possibilità della letteratura di agire sulla società.
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Lettera sul potere di scrivere
di Claude-Edmonde Magny
editore: Medusa Edizioni
pagine: 53
Scrivere è un gesto naturale? Una domanda che ogni scrittore si pone e alla quale si risponde in vario modo: è una via per rendere memoria di qualcosa, oppure è il frutto di un'indignazione verso chi riduce la scrittura a un dettato personalistico, al proprio narcisismo. A questa domanda cerca di rispondere questo breve e fulminante saggio, composto da una raffinata scrittrice francese nel 1943 in forma di lettera all'amico e scrittore Jorge Semprún. Senza che mai emerga dal discorso, lo scritto è anche una risposta alla domanda di Adorno: si può fare ancora poesia dopo Auschwitz? Magny crede di sì e scommette sul potere della scrittura di rischiarare il mondo da quella opacità che lo rende talvolta insopportabilmente ingiusto e vano.
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Il primato della percezione e le sue conseguenze filosofiche-La natura delle percezione
di Maurice Merleau-Ponty
editore: Medusa Edizioni
pagine: 114
Il corpo, la visione e il mondo in due scritti di Maurice Merleau-Ponty
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La politica invisibile di Maurice Blanchot. Con un'antologia dei suoi testi degli anni Trenta
di Riccardo De Benedetti
editore: Medusa Edizioni
pagine: 142
Scomparso il 20 febbraio 2003 all'età di 96 anni, Maurice Blanchot è stato un protagonista della cultura francese del Novecento. Ma, per un gioco quasi paradossale, egli è anche un personaggio "invisibile": finora chi ha affrontato il suo pensiero ha infatti accuratamente evitato di addentrarsi nei nodi "imbarazzanti" della genesi di un'idea che, in definitiva, esprime il distillato culturale della destra radicale attiva fra le due guerre. Amato oggi dagli intellettuali di sinistra, celebrato da filosofi come Derrida, il Blanchot del dopoguerra ha occultato il primo Blanchot, l'artefice di un'adesione culturale e politica che incarna da protagonista dirigendo e collaborando alla maggior parte delle riviste dell'estrema destra francese.
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Il dio mortale. Ipotesi sulla religosità moderna
di Giovanni Leghissa
editore: Medusa Edizioni
pagine: 310
Nella tarda modernità, in cui alcuni vedono la fase terminale del nichilismo, è ancora possibile vivere una qualche forma di esperienza religiosa? Attorno a questa domanda forse paradossale ruotano le considerazioni contenute in questo libro. Una prima risposta potrebbe essere quella che ci viene suggerita da Nietzsche: gli uomini che hanno sperimentato la morte di Dio e che non si sono ritratti dinanzi all'esperienza abissale che tale morte determina possono divenire dèi, non perché desiderosi di sostituirsi a Dio, ma perché capaci di custodire la finitezza che li fissa alla terrestrità. La posizione di Nietzsche comporta tuttavia un rischio che forse rimane ancora inassumibile. Di fronte a questa difficoltà vale allora la pena esplorare altri percorsi.
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