Sembra che Vincenzo Consolo, in questa serratissima conversazione-racconto del suo apprendistato e del singolare destino di narratore, abbia voluto schizzare il suo più fedele (pubblico) autoritratto intellettuale. Troviamo, infatti, tutte le parole-chiave che compongono il suo credo civile e barocco, la sua geografia metaforica: il memorare e il ritorno; il rapporto tra storia e letteratura (e dunque tra potere, scrittura e racconto); l'imperativo categorico dell'impegno, epperò senza mai nulla concedere a fiduciose deleghe verso l'immediatezza bugiarda d'un linguaggio corrotto; al quale opporre, invece, un'archeologia di parola, un verticale contro-codice di rottura che ne tradisce, "malgré lui", il sogno inconcepibile (e forse anche il destino misconosciuto fino al silenzio) di "essere poeta"; di essere, in fondo, l'ultimo aedo civile del Novecento che Antonio Franchini, nella Prefazione, ricorda così: "Era un uomo piccolo che esprimeva una grande forza, enorme determinazione, una fede incrollabile nella letteratura".
Lo scrittore verticale. Conversazione con Vincenzo Consolo
| Titolo | Lo scrittore verticale. Conversazione con Vincenzo Consolo |
| Autori | Vincenzo Consolo, Domenico Calcaterra |
| Argomento | Letteratura e Arte Critica letteraria e Linguistica |
| Collana | Polaroid |
| Editore | Medusa Edizioni |
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| Pagine | 87 |
| Pubblicazione | 2014 |
| ISBN | 9788876983108 |
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