Moretti & vitali: Narrazioni della conoscenza
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Non è mia madre
di Gabriele Pulli
editore: Moretti & vitali
pagine: 78
«Quando Freud intende l'espressione di un suo paziente, «non è mia madre», come «è la madre» non compie un atto arbitrario, e
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Nuovi quaderni di Eduardo Descondo. La Compagnia del Mitra
di Gian Piero Quaglino
editore: Moretti & vitali
pagine: 362
Eduardo Descondo ha scelto per noi una nuova raccolta di Quaderni di Appunti
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Severino e Matte Blanco
di Gabriele Pulli
editore: Moretti & vitali
pagine: 92
"Pagine, queste di Gabriele Pulli, di grande spessore filosofico-culturale
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Per lumi sparsi. Narrazioni d'arte e di filosofia
di Vincenzo Vitiello
editore: Moretti & vitali
pagine: 197
Dal Canto di Orfeo alla Lira di Apollo, al sorgere della Città dell'uomo
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Orizzonti del possibile
di Marco Vozza
editore: Moretti & vitali
pagine: 206
"Orizzonti, figure, volti, cornici, prospettive, strategie o costellazioni: in ogni caso, la possibilità va sempre declinata a
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La filosofia che serve. Realismo. Ecologia. Azione
di Cuozzo Gianluca
editore: Moretti & vitali
pagine: 183
Abbiamo urgente necessità di una filosofia che serve, in grado di guidare l'Uomo e sostituire la filosofia che non solo non se
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Il secolo di Baudelaire. Poe, Baudelaire, Mallarmé, Rimbaud, Laforgue, Valéry, Hofmannsthal
di Yves Bonnefoy
editore: Moretti & vitali
pagine: 235
"Nel XIX secolo nasce la poesia della modernità e Yves Bonnefoy ne traccia in questo libro il profilo. Lo delinea dialogando con i testi poetici di alcuni tra gli autori più significativi dell'Ottocento: da Poe a Baudelaire, da Mallarmé a Rimbaud, da Laforgue a Valéry, fino a Hofmannsthal. La grande innovazione di questi poeti consiste nell'aver compreso che la scomparsa del divino dai significati e dalle figure della struttura linguistica non può determinare che vada anche perduto il senso della trascendenza. Ecco perché nei loro testi mantengono vivi entrambi questi aspetti conferendo alla poesia una natura completamente nuova, assolutamente inedita: una natura in grado di connettere l'infinitezza all'esistenza ordinaria. Il compito al quale questi poeti non si sottraggono è di percepire nelle più semplici parole un residuo dell'originaria atemporalità, dell'infanzia del mondo, quando l'invisibile era ancora visibile. 'Quant'è difficile' esclama Bonnefoy 'condurre questa battaglia!'. E non si può non concordare con lui osservando come nel XX secolo la poesia dell'Ottocento non abbia avuto molti eredi, avendo preferito strade meno ardue, più familiari. L'invito è chiaro: torniamo a fare attenzione a ciò che hanno scritto autori come Baudelaire e Rimbaud. 'È in gioco la poesia' avverte Bonnefoy." (dalla postfazione di Flavio Ermini)
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Alfabeto delle proprietà. Filosofia in metafore e storie
di Andrea Tagliapietra
editore: Moretti & vitali
pagine: 293
"'Alfabeto delle proprietà' si configura come un dizionario minimo di parole ricorrenti nella filosofia contemporanea. La scelta obbedisce ad un unico criterio: proporre quelle parole che nel presente continuano a caratterizzare i nostri interrogativi sull'esistenza. Sono parole che ci aiutano - attraverso metafore e storie - a comprendere qualcosa della realtà che ci attornia. Lo fanno attraverso un procedimento molto particolare: ognuna evidenziando un senso nascosto, quasi sempre inedito. A questo proposito Andrea Tagliapietra ci indica che ogni parola ha la sua 'proprietà', il suo senso più 'vero'. Misurarci con tale 'proprietà' può aiutarci ad aprire un varco sul patrimonio sotterraneo della vita del linguaggio. Attraversare questo varco vuol dire mettere tra parentesi le teorie sulle quali abbiamo edificato i nostri saperi e fare ritorno all'essere del mondo così come questo si manifesta, nel suo apparire. Vuol dire muovere un passo incontro alla poesia. 'Alfabeto delle proprietà' si costituisce sul piano filosofico come il confrontarsi, il contendere, il dibattere di una 'cosa' con 'qualcuno'. Si precisa sul piano poetico come il disporsi in ascolto del suono essenziale di ciò che si desta. Si determina in vista di un unico problema: capirci qualcosa di questa nostra vita." (dalla postfazione di Flavio Ermini)
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Il giardino conteso. L'essere e l'ingannevole apparire
di Flavio Ermini
editore: Moretti & vitali
pagine: 235
L'apparire dell'essere è sempre enigmatico, talvolta ingannevole, in ogni caso incalcolabile. Così è pure il suo celarsi. Quali sono le vie che portano l'essere ad apparire? Come si manifesta l'essere? Dove si cela? Ogni sua manifestazione è davvero illusoria? Ce ne parla Flavio Ermini in questo libro, indicandoci quali conseguenze comporta fare esperienza del mondo e del suo incessante scaturire. "Il giardino conteso" si articola in sei parti, dedicate ciascuna a un momento specifico della contesa che è sempre in atto tra essere e apparire. Quella contesa indica che a fondamento della vita sta la consapevolezza di essere al mondo. Accorgersi di vivere, infatti, è muovere un passo nell'esperienza originaria dell'esistenza. Testimoniare e custodire il senso di tale esperienza è un compito al quale non possiamo sottrarci. La coscienza di vivere chiama all'appello le insistenti e dolorose erosioni degli anni. Eppure questa consapevolezza è la condizione irrinunciabile per potersi accostare alla verità. Bisogna prendersi cura della sofferenza che ci assilla, esserne coscienti, al fine di perfezionare la conoscenza del bene congiunto di bellezza e verità. Ecco perché nelle ultime pagine de "Il giardino conteso", la parola diventa propriamente esperienza poetica.
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La nostalgia. Quando dunque si è a casa? Ulisse, Enea, Arendt
di Barbara Cassin
editore: Moretti & vitali
pagine: 93
"Questo libro interroga, con la 'nostalgia', il rapporto tra patria, esilio e lingua materna. L'Odissea, che racconta le peripezie di Ulisse e del suo ritorno incessantemente differito, è il poema per eccellenza della nostalgia. Il segno, squisitamente simbolico, che Ulisse è finalmente tornato 'a casa', nella sua patria, è il letto radicato, scavato con le sue mani in una pianta d'ulivo intorno a cui ha edificato la sua dimora, un segreto che condivide con la sua sposa. Radicamento e sradicamento: ecco la nostalgia. La patria, Enea la porta con sé quando fugge da Troia in fiamme con il padre Anchise e gli dèi lari sulle spalle. Va errando di luogo in luogo finché Giunone, il cui odio lo insegue, concede di lasciargli fondare quella che diventerà Roma, ma a una condizione: che dimentichi il greco e parli, dice Virgilio, 'con una sola bocca' insieme e come i Latini. L'epopea fondatrice è anche, in questo caso, fondatrice di lingua. Avere per patria la propria lingua, per unica patria addirittura. Così, nei tempi bui in cui vive, Hannah Arendt, 'naturalizzata' nel suo esilio americano, sceglie di definirsi non rispetto a un paese o a un popolo, ma soltanto rispetto a una lingua, la lingua tedesca. È questa lingua che le manca e che vuole udire." (Dal testo introduttivo di Barbara Cassin)
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