fbevnts Temi - tutti i libri della collana Temi, Bollati Boringhieri - Librerie Università Cattolica del Sacro Cuore | Pagina 5
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Bollati Boringhieri: Temi

Suggestione

Potenza e limiti del fascino politico

di Cavalletti Andrea

editore: Bollati Boringhieri

pagine: 175

Un maestro incantatore tiene in pugno la folla
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15,00

Oltre la società degli individui

Teoria ed etica del dono

 

editore: Bollati Boringhieri

pagine: 220

In un momento di crisi verticale, in cui l'intero edificio dell'economia di mercato barcolla, aprendo faglie anche nel relativ
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16,50

Via di qua. Imparare a morire

di Umberto Curi

editore: Bollati Boringhieri

pagine: 236

"Via di qua; ecco la mia meta". Nell'annuncio del protagonista del racconto di Kafka La partenza risuona l'universale della condizione umana, quell'andar via a cui non occorre una destinazione, poiché è già meta in sé: la morte, ineluttabile, inconcepibile, inconoscibile, eppure evento-limite che conferisce alla vita il senso più autentico. Nella sua vicenda millenaria, talvolta la filosofia si è incaricata di strappare alla morte l'aculeo velenoso, ossia di liberare l'uomo dal timore della morte, riducendola a puro nulla, quindi espungendola dall'orizzonte dell'esistenza. Una strategia che il filosofo Umberto Curi non condivide affatto. Come il principe di Danimarca, è convinto da tempo che i contenuti di pensiero abitino anche al di fuori della disciplina che ne è ufficialmente titolare, e li va a cercare con mano sapiente nella tragedia e nel mito dell'antica Grecia, nella poesia e nella narrazione contemporanee. Lì incontra ricchissime testimonianze che, da prospettive diverse, recuperano la morte alla pienezza della vita, senza per questo disinnescare in modo consolatorio il potenziale angoscioso della fine. Sfuggono infatti a intenti edificanti, e non potrebbero mai essere rifuse in un eserciziario della buona morte, simile a quelli diffusi in Occidente secoli fa. Ci possono solo suggerire con Rilke - ed è suggerimento prezioso - che "bisogna imparare a morire: ecco in che cosa consiste tutto il vivere".
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18,00

Quando il corpo è delle altre. Retoriche della pietà e umanitarismo-spettacolo

di Michela Fusaschi

editore: Bollati Boringhieri

pagine: 157

Giù le mani dal corpo delle donne, recitava uno storico slogan femminista, rivendicando il diritto a disporre di sé senza ingerenze di sorta. Un'istanza a cui sembra dare voce l'Organizzazione mondiale della sanità, quando vieta le cosiddette mutilazioni genitali femminili (Mgf), ancora praticate in altri universi socioculturali, in particolare - ma non solo - in Africa. Mentre tali pratiche suscitano indignazione, non viene sanzionata la chirurgia estetica intima, che in Occidente assume un rilievo via via crescente, spesso in assenza di una significativa letteratura medica che ne esamini la criticità. Il corpo non si tocca, ma lo si può impunemente ritoccare. Se la violenza di clitoridectomia, escissione e infibulazione risulta inaccettabile, l'imenoplastica e le varie forme di ringiovanimento vaginale operate dal bisturi o dal laser appaiono invece consapevoli esercizi di autodeterminazione. Già, perché il corpo oltraggiato è sempre quello delle Altre, sottolinea Michela Fusaschi in un saggio che non fa sconti alla nostra miopia travestita da retorica umanitaria. Dalla prospettiva transculturale in cui Fusaschi si colloca, si vede con chiarezza quanto l'integrità del corpo femminile sia giudicata tale a seconda dell'immaginario di riferimento: il nostro, ipertecnologico, ritiene una brutale prevaricazione solo ciò che accade in contesti dichiarati "arretrati". Prefazione di Franca Bimbi.
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16,00

Politiche dell'irrealtà

Scritture e visioni tra Gomorra e Abu Ghraib

di Mazzarella Arturo

editore: Bollati Boringhieri

pagine: 116

Come rappresentare oggi, con la massima aderenza possibile, la realtà? In che modo i vari linguaggi artistici e i media, vecch
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14,00

Autoritratto dell'immondizia

Come la civiltà è stata condizionata dai rifiuti

di Pinna Lorenzo

editore: Bollati Boringhieri

pagine: 269

Leggendo queste pagine ci si rende conto di come la storia delle civiltà e quella dell'immondizia abbiano percorso un cammino
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18,00

E qui casca l'asino. Errori di ragionamento nel dibattito pubblico

di Paola Cantù

editore: Bollati Boringhieri

pagine: 193

Che cosa accomuna "La rabbia e l'orgoglio" di Oriana Fallaci e il discorso di Marcello Pera al Meeting dell'amicizia di Rimini? Oppure "La vera storia italiana", fascicolo propagandistico distribuito in milioni di copie da Forza Italia in occasione delle elezioni politiche del 2006, e la sentenza emessa dalla FIGC sul caso Juventus? Sotto quale aspetto sono paragonabili le battute di Maurizio Crozza che sferza i politici ospiti di "Ballarò" e il botta e risposta polemico sul "Corriere della Sera" tra Giovanni Sartori e Roberto Colombo a proposito del referendum sulla fecondazione assistita? Sono solo alcuni degli esempi - volutamente assortiti, perché il meccanismo scatta in modo trasversale - in cui la perizia di Paola Cantù rintraccia dei "vizi" logico-argomentativi (tra i più comuni: generalizzazione indebita, premesse ambigue, false analogie), catalogandoli secondo la loro tipologia. Un esercizio che il lettore imparerà a fare in proprio. Smontare gli argomenti non sostenuti da prove sufficienti non è infatti di esclusiva pertinenza dei filosofi, che per mestiere si dedicano all'arte di chiedere ragioni; deve diventare anche l'esercizio costante di ogni cittadino che voglia partecipare in modo consapevole al dibattito pubblico.
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17,00

La democrazia è una causa persa? Paradossi di un'invenzione imperfetta

di Alfio Mastropaolo

editore: Bollati Boringhieri

pagine: 363

Secondo l'immagine edificante tanto in voga, la democrazia è il regime in cui culmina la storia umana. Impossibile, in tale prospettiva, figurarsela come una tecnologia del potere fra tante, che serve a governare il pluralismo delle società complesse. Alfio Mastropaolo guarda più realisticamente a questa invenzione straordinaria. Distingue versioni restrittive o estensive, alte o basse, oligarchiche o egualitarie della democrazia, e fornisce il più accurato bilancio delle trasformazioni che negli ultimi decenni hanno interessato il suo funzionamento e la maniera stessa di pensarla. Ne esce un illuminante regesto di smacchi, paradossi, incertezze, svuotamenti, immunizzazioni: dopo la lunga stagione postbellica, durante la quale erano state intensificate le misure per coinvolgere i cittadini nella vita pubblica e alleviare le diseguàglianze sociali, i regimi democratici sono stati ricongegnati in modo da rendere problematiche le politiche inclusive, indebolire le forze che potrebbero sostenerle e ridurre gli ambiti di applicazione delle regole. Opera aperta, irta di ostacoli e lastricata di promesse non mantenute, la democrazia appare oggi ancora più imperfetta e mutevole che in passato. La si potrebbe perfino ritenere una causa persa. Ma non è detto che lo sia per sempre. Dalla politica, ancora una volta, dipende il suo destino.
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19,00

Il mito dell'interiorità. Tra psicologia e filosofia

di Giovanni Jervis

editore: Bollati Boringhieri

pagine: 302

Negli ultimi trentìanni è cambiata l'antropologia di base delle scienze umane. L'immagine dell'uomo ha dovuto fare i conti con un nuovo naturalismo, che ha portato a compimento il processo di decentramento della soggettività iniziato con Copernico e Galileo e proseguito con Darwin e Freud. Un presupposto metodologico che era stato dato per autoevidente, quello dell'assoluta diversità della natura umana rispetto a quella animale, è andato definitivamente in frantumi. In questo quadro, la psicologia scientifica è giunta a risultati talora apparentemente paradossali. La psicologia intuitiva - ci spiega questo libro - è come l'astronomia intuitiva: come siamo inclini a credere che il Sole giri intorno alla Terra e che la Terra stia al centro dell'universo, così anche l'autocoscienza umana viene presa intuitivamente come un dato primario. E ormai non è più sufficiente a correggere questa ingenuità il ricorso all'inconscio di Freud. In panni da antimaestro illuminista, Giovanni Jervis scandaglia qui senza dogmatismi le complessità della "scienza della mente", esplorando alcuni temi all'intersezione di psicologia è filosofia: l'inconscio, la coscienza, l'identità, l'io, la persona. Un'esplorazione che ci svela i miti, i riti e le retoriche dell'interiorità.
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20,00

Come si esce dalla società dei consumi

Corsi e percorsi della decrescita

di Latouche Serge

editore: Bollati Boringhieri

pagine: 203

Latouche riprende qui tutti i principali temi e le argomentazioni della sua riflessione sulla necessità di abbandonare la via
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16,00

Gli inizi di Roma capitale

di Pavone Claudio

editore: Bollati Boringhieri

Di fronte agli attuali tentativi di cancellare dalla memoria pubblica il Risorgimento e i suoi valori e di indebolire l'unità
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18,00

Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl'italiani. Seguito dai «Pensieri di un italiano d'oggi»

editore: Bollati Boringhieri

pagine: 276

La posterità è solo presunzione di lontananza, se il quadro antropologico non muta. Centottantasette anni ci separano da quel marzo 1824 in cui Giacomo Leopardi, non ancora ventiseienne, scrisse il "Discorso sopra stato presente dei costumi degl'italiani": poche decine di pagine rimaste sepolte tra le carte e date alle stampe tardivamente, nel 1906. Noi, posteri dei lettori già postumi d'inizio Novecento, siamo presi da vertigine, perché quell'assenza di spirito pubblico che balzava all'occhio impolitico del giovane poeta, e si perpetuava nei primi decenni dell'Italia unita, è la stessa che ipoteca il nostro presente. Più che i vizi antichi d'un popolo in difetto di legame sociale, è infatti il vuoto di costumi - ossia condotte uniformi improntate a un'etica condivisa - il vero oggetto della riflessione di Leopardi. Nel campo lungo dello sguardo leopardiano figura oggi un altro "etnologo" d'eccezione. Franco Cordero, che ancora una volta si conferma diagnosta implacabile della "scostumatezza" italiana e del suo immobile dinamismo, riaprendo il "Discorso" proprio nel momento in cui si aggravano mali collettivi mai sanati. Due diverse prose di pensiero, due tonalità del disincanto rivelano l'intima fratellanza tra chi sa parlare del proprio tempo con la felicità di giudizio d'un classico.
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