fbevnts Tutti i libri editi da Medusa Edizioni - libri Librerie Università Cattolica del Sacro Cuore | Pagina 19
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Medusa Edizioni

Elementare, Wittgenstein! Filosofia del romanzo poliziesco

di Renato Giovannoli

editore: Medusa Edizioni

pagine: 368

Le testimonianze di cui disponiamo confermano che il grande filosofo preferiva immergersi nella lettura dei pulps polizieschi
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32,00

Libro della pace col poema di Giovanna d'Arco

di Christine de Pizan

editore: Medusa Edizioni

pagine: 221

Il Libro della pace è un testo per molti aspetti originale e sorprendente. È stato scritto da un'autrice, Christine de Pizan, abituata a muoversi in un universo maschile, una scrittrice e poetessa che ha sempre affrontato nella sua scrittura i problemi del mondo femminile, difendendo da un punto di vista sociale e politico il ruolo delle donne nella colta e raffinata élite cortigiana della Francia del Quattrocento. Ma in questo caso Christine produce un'opera ancora più stimolante, per il suo tempo e anche per i lettori di oggi: un trattato sul buon governo, pieno di consigli acuti e concreti, e sempre mediati da un'autentica, profonda fede, su come ottenere e gestire l'imprendibile tesoro della pace. Dedicato al delfino Luigi di Francia, duca di Guyenne, e scritto in occasione della conquista di una pace sia pure non durevole nel tragico volgersi di eventi della Guerra dei Cento anni, presenta una sorprendente particolarità: è stato ultimato nel 1413, cioè cento anni prima di un altro trattato sul buon governo, destinato a diventare una pietra miliare nel suo genere, Il Principe di Niccolò Machiavelli. Il volume è arricchito da una breve, ma straordinaria opera in poesia: il Poema di Giovanna d'Arco, un testo unico, in quanto l'unico scritto quando l'eroina della travagliata Francia del Quattrocento era ancora in vita, ma anche l'ultimo di questa autrice, Scrive Bianca Garavelli nell'Introduzione.
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22,00

I cerchi delle betulle. Apocalisse

di Maurizio Cecchetti

editore: Medusa Edizioni

pagine: 284

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22,00

Sui segni celesti

di Giovanni Lido

editore: Medusa Edizioni

pagine: 158

Fonte significativa dal punto di vista storico e religioso, l'opera ci tramanda frammenti di antichi testi di divinazione, altrimenti perduti. Il volume, di eccezionale valore documentario - testimonianza tra le più curiose di letteratura oracolare - ci porta a conoscere i segni divini e la loro interpretazione, in un percorso di approfondimento della simbolica religiosa, fino alle origini dell'arte divinatoria nel mondo etrusco. Esempio concreto e tangibile di un percorso nelle credenze astrologiche, che parte dell'Etruria, attraversa Roma e si conclude a Costantinopoli, il testo sì può considerare come manifestazione sui generis di un'enclave di paganesimo sopravvissuta in epoca di piena diffusione della religione cristiana. L'opuscolo, sospeso su una terra di confine tra il resoconto antiquario, il saggio di letteratura apocalittica e il catalogo di miracoli e altri fenomeni sensazionali, ci trasporta in un passato ben diverso da quello dei testi classici che siamo abituati a leggere: ma proprio per questo il viaggio risulta ricco di fascino. Un'opera, in prima traduzione integrale, che conserva l'incantesimo del lessico primitivo tipico dei testi magici.
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18,00

Che cos'è la storia?

di Eric Voegelin

editore: Medusa Edizioni

pagine: 254

Scritti tra i primi anni Sessanta e la fine degli anni Settanta in seguito alla pubblicazione dei primi tre volumi della grande opera "Ordine e storia", i saggi qui presentati segnano una nuova tappa nella riflessione sulla storia che impegnò il filosofo tedesco nella sua ricerca di un nuovo ordine politico. Se esiste una "storia universale" qual è allora il suo significato? È lecito parlare, alla luce degli avvenimenti che hanno sconvolto la nostra epoca, di progresso della "storia dell'umanità"? C'è davvero un "principio di ragione" alla base del processo storico in cui siamo immersi? In un diretto confronto con i grandi autori del passato (Platone, Comte, Schiller, Hegel) Voegelin cerca di dipanare il nesso tra un'ideale "verità" storica e il fondamento mitico che sta alla base di ogni atto di autointerpretazione dell'uomo, principale attore nel teatro degli eventi. Abbandonando la confortante idea di una linearità e continuità della storia Voegelin elabora una teoria della coscienza e dei processi di simbolizzazione che rendono conto della concreta discontinuità del processo storico. È forse l'azione dell'"uomo in rivolta" di Camus a rendersi necessaria per potersi riappropriare della realtà concreta? Un pensiero fìlosofico, quello di Voegelin, che nasconde una profonda tensione critica verso i movimenti di massa e le false ideologie con cui l'uomo costruisce la società e giustifica la propria azione nel mondo e una condanna ai totalitarismi che hanno dominato il XX secolo.
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27,00

La consistenza del passato. Heidegger, Nïetzsche, Severino

di Alessandro Carrera

editore: Medusa Edizioni

pagine: 142

Il passato è sempre doppio, perché al tempo in cui è accaduto non era affatto passato, eppure non possiamo pensarlo senza attribuirgli la natura di passato. Rispondendo a questa paradossalità del tempo Emanuele Severino sostiene, contro Nietzsche, Heidegger e l'intera tradizione occidentale, che il passato continua a permanere, senza mai sparire nel non essere. Anti-heideggeriano e anti-nietzscheano, Severino si oppone a qualunque sottomissione dell'essere al tempo, alla storia o alla volontà di potenza. Con la sua radicale confutazione del senso comune, Severino incarna come pochi la figura kantiana del filosofo che sa "tutto e nient'altro". La definizione non è per nulla limitante. In un mondo in cui tutti si danno da fare per qualcosa, Severino davvero si prende cura del Tutto e, anche quando si occupa di temi molto attuali, solo del Tutto. Ma la scrittura del Tutto da lui elaborata nei suoi testi più significativi, da Destino della necessità a La Gloria, è soltanto filosofica? Forse Severino ci sta donando da tempo dei poemi paradisiaci, nei quali un insuperabile limite teoretico viene oltrepassato grazie all'imposizione di nomi come Gioia e Gloria, cifre di un inconscio del vivente del quale non vogliono essere interpretazione bensì coincidenza totale, simbolo mistico.
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15,00

Pasqua 1475. Antigiudaismo e lotta alle eresie: il caso di Simonino

di Gianni Gentilini

editore: Medusa Edizioni

pagine: 206

Una città nelle Alpi, apparentemente tranquilla, si appresta a festeggiare i riti della Pasqua. Il piccolo figlio di Andrea il conciapelli scompare improvvisamente, nonostante le affannose ricerche dei genitori e delle numerose persone coinvolte non se ne trova traccia. Qualche settimana prima, durante la quaresima, un predicatore francescano aveva tuonato dal pulpito profetando che dagli ebrei sarebbe venuta una sciagura. La lotta contro l'usura era la giustificazione della sua accesa ostilità, ma le storie di ebrei malvagi pronti a compiere sacrilegi o a uccidere bambini erano già radicate nell'immaginario popolare. Non passò molto e iniziò a serpeggiare l'idea che si dovesse indagare nella direzione della piccola comunità ebraica e della sua modesta sinagoga. Giunse però la spontanea denuncia di alcuni maggiorenti della comunità che una sera si recarono a dichiarare di aver rinvenuto il corpo esanime del piccolo nella derivazione di una roggia che attraverso una saracinesca portava direttamente l'acqua del fiume negli scantinati all'interno delle loro case. Nonostante la collaborazione il loro arresto avvenne la sera stessa, con l'esclusione di donne e bambini, confinati nei loro domicili. Inizia così una vicenda processuale drammatica che ha visto finire torturati, uccisi e messi al rogo tutti i maschi della piccola comunità ebraica. Ogni cosa è stata meticolosamente registrata negli atti che ancora oggi parlano con dovizia di particolari della tragedia.
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18,00

Il caso Ariel Toaff. Una riconsiderazione

di Franco Cardini

editore: Medusa Edizioni

pagine: 93

Per secoli gli ebrei sono stati accusati, in Europa, di uccidere nella Pasqua dei bambini cristiani per impastare gli azzimi di Pesach col loro sangue. Rileggendo i documenti processuali sui quali si era a suo tempo preteso di fondare l'infamante accusa, Ariel Toaff rimetteva in discussione i risultati cui la critica storica era pervenuta e ipotizzava, alla luce del confronto con alcuni riti e aspetti culturali dell'ebraismo ashkenazita, che delitti di quel genere potrebbero - in rarissimi e limitatissimi casi, comunque estranei all'ortodossia ebraica e aberranti rispetto all'ebraismo - anche aver avuto luogo. L'audacia dell'ipotesi ha suscitato un acceso dibattito fra gli storici, ben presto trasformatosi in durissima polemica; ma intanto del "caso-Toaff" si erano a vario titolo impadroniti i mass media. Queste pagine rendono conto delle linee di sviluppo del dibattito di cui sono stati protagonisti studiosi, intellettuali e giornalisti: ma per mostrare come esso si sia svolto in un contesto estremamente turbolento e turbato, in cui la serena discussione scientifica è diventata da subito impossibile. Condanne di tipo religioso e politico hanno allarmato gli studiosi spingendo molti di loro a chiedersi se e fino a che punto, in questo caso, la libertà di pensiero, di espressione e di ricerca scientifica non sia stata lesa e se sia o no legittimo proporre che tale libertà possa, sia pure in pochi e particolari casi, decidere di autolimitarsi senza che ciò leda il diritto.
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9,00

Salvador Allende. La fine di un mito. Il socialismo tra ossessione totalitaria e corruzione. Nuove rivelazioni

di Victor Farias

editore: Medusa Edizioni

pagine: 206

Victor Farías, filosofo e storico, indaga alcuni lati oscuri nella storia personale del presidente cileno. Salvador Allende, icona della sinistra, in realtà era ben diverso da come è stato dipinto, sostiene l'autore. Victor Farías dimostra che coltivava convinzioni decisamente "scorrette": la determinazione razziale del carattere (con giudizi molto negativi sugli ebrei), la natura patologica di certe inclinazioni sessuali (in particolare l'omosessualità) o la bontà dell'eugenetica come mezzo di igiene sociale. In sostanza, Farías afferma che per molti aspetti Allende "pensava come un nazista". La tesi di laurea in medicina di Allende, riscoperta da Farías, viene scandagliata nei minimi dettagli: lo storico cileno scopre non soltanto plagi e falsificazioni, ma anche prese di posizione che non sarebbero suonate fuori luogo nella Germania nazista. Questo saggio tenta di raccogliere le prove del razzismo e dell'eugenetica di Allende, ma aggiunge anche altre scoperte.
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19,50

La pratica del credere

di Michel de Certeau

editore: Medusa Edizioni

pagine: 93

In questo volume sono raccolti due saggi di Michel de Certeau sul "credere" come pratica sociale, scritti agli inizi degli ann
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12,00

Il peso della memoria

di Wole Soyinka

editore: Medusa Edizioni

pagine: 94

Wole Soyinka, Nobel per la Letteratura nel 1986, prende qui la parola per esprimere una posizione molto netta in merito alla questione della possibile riconciliazione tra ex colonizzatori ed ex colonizzati: lo fa parlando da scrittore africano di lingua inglese - dunque da scrittore postcoloniale - e lo fa con la consapevolezza di porre una questione che riguarda l'umano in quanto tale. Ciò che è in gioco nel rapporto tra l'Africa attuale e coloro che discendono dai colonizzatori di ieri, infatti, tocca la possibilità di definire i contorni di una memoria condivisa che possa divenire patrimonio della storia universale. La memoria della colonizzazione e della schiavitù non serve solo a far ricordare gli orrori di un passato che mostra quanto siano profonde e antiche le cause dei mali che affliggono il continente nero; né ha la funzione di far ricordare agli ex colonizzatori l'entità del male commesso. Ben più importante è il confronto con il complesso di atteggiamenti e di modi di sentire che hanno reso possibile la tratta degli schiavi e la conquista coloniale dell'Africa. Soyinka va però oltre, non si ferma qui. Perché si possa realizzare una politica della memoria degna di questo nome vi deve essere anche una concreta volontà di risarcimento. La spoliazione subita dall'Africa con la tratta e la colonizzazione non ha solamente cancellato la dignità dei popoli africani, ma ne ha anche precluso la via verso un'economia del benessere.
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12,00

Lettera a un amico arabo

di André Chouraqui

editore: Medusa Edizioni

pagine: 176

In un racconto in cui si intrecciano elementi autobiografici e utopie, storie individuali e destini di popoli interi, Chouraqui conduce il lettore dall'infanzia dei due protagonisti a Gerusalemme, dove i confini fra arabi ebrei e cristiani incessantemente si confondono e si ricostituiscono, al loro ritrovarsi nei giorni drammatici della guerra dei sei giorni, nel 1967. Molte vicende nel frattempo li avevano separati: i differenti percorsi intellettuali avviati negli anni dell'università a Parigi, anni segnati dal fascino della cultura e della laicità francese, ma anche dalla riscoperta del valore delle proprie radici religiose e culturali, e in seguito il dramma della seconda guerra mondiale, la partecipazione attiva in Francia alla resistenza, il ritorno in Palestina e l'esplosione della guerra tra Israele e il mondo arabo nel 1948. Il protagonista traccia con maestria la trama di una storia i cui fili si riannodano in una radice comune, mostrando come arabi ed ebrei possano immaginare ancora oggi, nonostante decenni di violenze sanguinose, di muovere infine verso un destino di pace comune. Visionario e lucidissimo, appassionato e razionale, questo testo suggerisce la possibilità di perseguire con successo, in Palestina, un ideale di vita comune.
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