Politica e attualità
Europa anno zero. Il ritorno dei nazionalismi
di Eva Giovannini
editore: Marsilio
pagine: 206
In questi anni dieci del terzo millennio stiamo assistendo a un sostanziale ritorno dei nazionalismi in Europa
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Iraq. L'effetto boomerang. Da Saddam Hussein allo Stato Islamico 1991-2003-2015
editore: Editori Riuniti Univ. Press
pagine: 214
Un'analisi approfondita, documenti e informazioni inedite, denunce "pungenti", sulla situazione mediorientale. Il libro si divide in capitoli sull'Iraq prima dell'intervento americano del 2003 (flashback) e sulla situazione attuale in Iraq, Siria, e Medio Oriente. Le rivelazioni di un autore che ha vissuto in "prima persona" gli avvenimenti che racconta.
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L'orda d'oro. 1968-1977: la grande ondata rivoluzionaria e creativa, politica ed esistenziale
editore: Feltrinelli
pagine: 681
"L'orda d'oro", pubblicato per la prima volta nel 1988, qui ampliato e aggiornato, è uno "strumento della memoria". Balestrini e Moroni montano il materiale accumulato dalla "grande ondata rivoluzionaria" con appassionato rigore, aprendo fra la mole dei frammenti, dei documenti e degli interventi strade e percorsi accessibili a tutti i lettori, giovani e meno giovani. Sono dieci anni di storia italiana, un'emozionante ricapitolazione di idee, gesti, tensioni, una lunghissima "primavera di intelligenze", che raccontano la grande stagione dell'assalto al cielo".
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Africo. Una cronaca italiana di governanti e governati, di mafia, di potere e di lotta
di Corrado Stajano
editore: Il saggiatore
pagine: 190
"Africo è il nome di un paese montano che una alluvione, nel 1951, travolse in una frana di terra e di pietre e rese inabitabile. In questo libro di Corrado Stajano si racconta la storia di una comunità di contadini e di pastori che un diluvio sradicò e costrinse a migrare in un nuovo Africo, sorto dal nulla in riva al mare. Un evento quasi impercettibile, tra i mille che la cronaca italiana accumula sospesi tra catastrofi bibliche e tecnologie ad alto rischio, smottamenti, terrore organizzato, degradazione sociale, malgoverno. Ma con questa particolarità: che nella sua "dinamica", come direbbe il verbale di un brigadiere, la vicenda di Africo illumina di una luce improvvisa i segreti di una cultura e di un modo di vita, i rapporti tra sudditi e potenti, tra società locale e governo centrale, e l'inganno e la sopraffazione che stanno alla base di un patto sociale coatto; e insieme, nonostante tutto, la speranza e la volontà di opposizione e di lotta di gruppi e di singoli il cui coraggio solitario sollecita qualcosa di più della nostra ammirazione. Questo libro - storia politica, narrazione, testimonianza, documento, inchiesta - non è soltanto il racconto corale di un paese che sembra inventato e invece è minuziosamente vero, denso di drammi e di conflitti, popolato di personaggi che sembrano romanzeschi: preti, ribelli, capimafia e uomini faticosamente maturati alla politica". (Giulio Bollati)
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De Gasperi
di Piero Craveri
editore: Il mulino
pagine: 656
Questo libro si può considerare la prima completa biografia politica di Alcide De Gasperi, la prima a tener conto, oltre che dei tanti contributi parziali e della memorialistica, di una ricchissima documentazione inedita degli archivi pubblici e dell'archivio privato di De Gasperi, solo in parte fino a oggi esplorato. Il resoconto copre tutto l'arco della vita di De Gasperi, iniziando dalla giovinezza nel Trentino austriaco, dalla formazione universitaria a Vienna, e dalla prima esperienza politica nel Parlamento austriaco. Seguono le pagine sulla Grande Guerra e sull'ingresso di De Gasperi nella vita politica italiana, che lo vedrà succedere a Sturzo alla guida del Partito Popolare. Dopo l'esilio vaticano nel Ventennio, con il dopoguerra la vita di De Gasperi si intreccia strettamente alla storia del paese. Divenuto presidente del Consiglio nel dicembre 1945, egli terrà costantemente quella carica fino al luglio del 1953. Sono gli anni in cui l'Italia fonda la nuova democrazia repubblicana, compie la sua ricostruzione, avvia un processo di riforme socio-economiche, getta le basi del suo sviluppo industriale, si inserisce nella rete delle alleanze atlantiche ed europee. Di questo processo De Gasperi è la figura direttiva centrale; Craveri ne analizza l'opera in tutti i suoi aspetti facendone emergere sia i successi sia le inevitabili contraddizioni.
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Il post partito. La fine delle grandi narrazioni
di Paolo Mancini
editore: Il mulino
pagine: 150
Prima la televisione, poi le nuove tecnologie digitali e quindi lo sviluppo impetuoso dei social network hanno scardinato in maniera radicale le precedenti forme della rappresentanza e della partecipazione politica, rendendo per molti aspetti superfluo il ruolo del tradizionale partito di massa. Attraverso il semplice cellulare i cittadini possono partecipare al dibattito e intervenire sulle scelte senza passare attraverso filtri, meccanismi, momenti istituzionalizzati. Inevitabile per i politici cercare espedienti comunicativi più idonei al rapporto diretto con il cittadino elettore, percorrere le strade delle passioni per attrarre i voti e mantenere vivo l'interesse. La politica si adatta al senso comune, alle atmosfere e alle percezioni dominanti. Lo stile populista appare inestricabilmente legato all'appello diretto al cittadino. In quest'ottica i partiti politici sono dunque ancora necessari? L'autore ritiene che svolgano ancora un ruolo, come forma di rappresentanza organizzata nei processi decisionali sugli affari di interesse generale, per aggregare la volontà dei singoli che diversamente potrebbe esprimersi solo in modo sparso, rendendo complesso il processo democratico.
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Una politica di massa. Antonio Gramsci e la rivoluzione della società
di Michele Filippini
editore: Carocci
pagine: 261
I Quaderni del carcere di Antonio Gramsci aprono una nuova stagione del pensiero politico non solo marxista, obbligandolo a confrontarsi con la "politica di massa". A partire da questa acquisizione il volume ricostruisce la rilevanza che sempre più chiaramente Gramsci conferisce alla società, in quanto luogo nel quale si diffonde, si legittima, ma anche ormai si produce l'ordine. La presenza di questo nuovo modo di affrontare il problema dell'ordine politico risulta già dall'analisi degli scritti precarcerari e soprattutto dal confronto gramsciano con le scienze sociali del suo tempo. L'uso di concetti apparentemente antinomici - organicità e rivoluzione, equilibrio e crisi, passività e attività - mostra quindi una scomposizione e ricomposizione possibile della società all'interno di una teoria politica rivoluzionaria adatta all'epoca della politica di massa. Come la scienza politica deve fare i conti con la scienza sociale, così la teoria rivoluzionaria deve porsi il problema della riproduzione costante della società. Su questo versante gli scritti gramsciani risultano eccentrici rispetto a quelli dei contemporanei pensatori marxisti, presentando uno spettro di riferimenti esterni a questa tradizione tali da conferirgli una rigogliosa vita postuma.
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Destini e declini. L'Europa di oggi come l'Impero romano?
di Romano Benini
editore: Donzelli
pagine: 244
Il declino non è un semplice dato economico: è un fenomeno allo stesso tempo politico, sociale e culturale che produce effetti devastanti sulle condizioni di vita e sull'economia. Il nuovo libro di Romano Benini riflette su cosa sia e come si manifesti la crisi di una nazione e di un territorio e come possa diventare prima declino e poi decadenza. Quella che sta attraversando oggi l'Europa è una semplice crisi, o si tratta di un vero e proprio declino? Per rispondere a questa domanda, l'osservatorio privilegiato probabilmente è proprio l'Italia, e in particolare Roma. Nella capitale, infatti, i segni che fanno pensare al declino ci sono tutti: clientelismo, corruzione, mancato rispetto delle regole, aumento del carico fiscale e conseguente evasione, perdita di credibilità da parte del ceto politico, rifiuto del bene comune e fuga verso gli interessi particolari e privati. Le cause di questa situazione sono profonde e riconducibili tutte al degrado morale, alla perdita del senso di responsabilità, alla svalutazione del saper fare e delle capacità. Una crisi sociale e culturale, che si manifesta essenzialmente come crisi di identità e come incapacità di guardare all'altro, ma che si traduce immediatamente anche in una crisi economica.
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Le mille patrie. Uomini, fatti, paesi d'Italia
di Carlo Levi
editore: Donzelli
pagine: 282
Scritti in gran parte fra il 1945 e i primi anni sessanta, e pubblicati su giornali e riviste italiani e stranieri, questi articoli di Carlo Levi ci conducono in un paese che si appresta a vivere un profondo cambiamento, da Nord a Sud. E lo scrittore torinese lo percorre per intero, dal Polesine alluvionato fino alle campagne meridionali, immergendosi nelle "mille patrie" che lo compongono con lo sguardo acuto di chi avverte che è all'opera, in quell'Italia povera che è al centro di gran parte di questi testi, un fiume carsico di lotte contadine che travolgeranno proprio quel Mezzogiorno tradizionale e chiuso raccontato magistralmente nel Cristo si è fermato a Eboli. Sono numerosi e complessi i piani su cui si dispone la scrittura di Levi, tutti però attraversati dalla passione, dalla solidarietà verso gli umili, dalle ragioni dell'arte, da un'istintiva curiosità verso il mondo. Intense sono per esempio le pagine in cui Levi descrive con tono commosso il rapporto degli italiani con le opere d'arte, un rapporto che lo scrittore definisce "quasi esistenziale", "condizione di vita, casa, grembo materno", in cui "le rovine non sono mai morte, rimangono come cose attuali, adoperate, vissute". Prefazione di Guido Crainz.
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Italiani si diventa
di Beppe Severgnini
editore: Rizzoli
pagine: 233
Cosa vuole dire aver fatto il bambino nell'Italia del boom, o l'adolescente negli anni Settanta? Lo spiega in questo libro Beppe Severgnini, classe 1956, giornalista. La collaudata ironia dell'autore diventa autoironia; e l'autobiografia diventa la biografia di una generazione cresciuta a forza di corsi di lingue e di musica, minibasket e scoutismo, vacanze più o meno di studio in Inghilterra e ciclostili liceali... Con nuove storie e immagini.
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Viaggio in America
di Oriana Fallaci
editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli
pagine: 311
Il suo primo viaggio a New York risale al 1955, dieci anni dopo Oriana Fallaci decide di trasferirsi lì e con un tono lieve e brillante racconta per "L'Europeo" la vita quotidiana di una donna in un mondo dove le dimensioni delle cose acquistano a volte un aspetto mostruoso per chi è abituato a usare il metro italiano. Insieme alle tante facce della città, si alternano gli straordinari ritratti di attori e divi descritti sempre con uno sguardo disincantato e fresco. Ad accompagnarla c'è Shirley MacLaine, con cui progetta anche di rifare all'inverso la strada degli antichi pionieri che si mossero dalla Virginia e arrivarono in California. Oriana descrive le chiacchiere ai bordi delle piscine durante gli estenuanti party hollywoodiani ma anche lo scoramento che le prende nelle minuscole case newyorchesi. O anche nelle ghost town, le città fantasma abbandonate "come si abbandona un'amante sgradita". Vuole capire il segreto di questo Paese impaziente, che ha fretta solo di arricchirsi, "che non si affeziona mai a nulla, cambia sempre indirizzo, si stacca senza dolore da tutto: genitori, figli, coniugi, case, paesaggio". Un Paese però elettrizzante e che riesce a raccontare in tutta la sua energia regalando ai lettori un sorprendente autoscatto da cui traspare il legame intimo e poetico con quella che poi diventerà la sua seconda patria.
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