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Il mulino: Biblioteca storica

Un re in fuga

Varennes, giugno 1791

di Tackett Timothy

editore: Il mulino

pagine: 241

Nella notte del 20 giugno 1791 il re di Francia Luigi XVI con la sua famiglia diede esecuzione al progetto di fuggire dalla re
20,00

La cultura dei vinti

di Schivelbusch Wolfgang

editore: Il mulino

Una sconfitta in guerra proietta sul dopoguerra del paese vinto un'ombra lunga: lo vediamo ancora oggi in Italia, dove le diat
25,00

Una guerra per l'impero

Memorie della campagna d'Etiopia 1935-36

di Labanca Nicola

editore: Il mulino

pagine: 479

Docente di Storia contemporanea e Storia dell'espansione europea all'Università di Siena, Nicola Labanca torna ad occuparsi de
24,00

Le guerre degli italiani

Parole, immagini, ricordi 1848-1945

di Isnenghi Mario

editore: Il mulino

pagine: 394

In questo libro, l'autore traccia un personalissimo percorso attraverso le infinite testimonianze, scritte e no, lasciate dagl
22,00

Napoleone e gli italiani

di Alain Pillepich

editore: Il mulino

pagine: 227

Il 26 maggio 1805, nel corso di una fastosa cerimonia nel Duomo di Milano, Napoleone si faceva incoronare re d'Italia. Ancora dopo due secoli, l'avventura italiana di Napoleone è oggetto di vivaci controversie tra chi vi vede l'occasione positiva di una prima emancipazione e modernizzazione dell'Italia e chi la considera una brutale occupazione straniera. Sia come sia, gli anni francesi iniziati con l'invasione del 1796 e la Repubblica Cisalpina, proseguiti con la Repubblica e il Regno d'Italia dal 1802 e terminati nella primavera del 1814, costituiscono uno dei periodi più ricchi e importanti nella storia d'Italia, un'autentica cerniera fra età moderna e contemporanea.
19,00

Il caso Murri. Una storia italiana

di Valeria P. Babini

editore: Il mulino

pagine: 309

L'assassinio del conte Bonmartini poteva restare un episodio di cronaca nera dell'Italia d'inizio Novecento e invece, coinvolgendo i figli di un noto esponente della cultura scientifica italiana, il clinico Augusto Murri, si trasformò nel caso giudiziario più discusso dell'epoca giolittiana; giornali, pubblicazioni a dispense, cartoline illustrate, fogli volanti, volumi stampati ancor prima della conclusione del dibattimento fecero di questo episodio giudiziario un fenomeno collettivo di grande portata sociale. La strumentalizzazione ideologica e politica, l'attacco alla scienza, la perdita di rispettabilità della borghesia, ma anche il richiamo di tutto ciò che è intrigo e licenziosità sessuale: più che una causa celebre il "bel delitto di Bologna" - come lo definì la stampa straniera - negli anni che vanno dall'apertura dell'istruttoria nel 1902 al verdetto nel 1905 viene assumendo i tratti di un grande romanzo popolare. Sulla scia dell'affaire Dreyfus, la vicenda Murri diviene il primo caso mediatico dell'Italia unita, che sollecita tra l'altro l'appassionata partecipazione di illustri personalità della cultura come Pascoli, Ada Negri, Capuana, oltre ai Lombroso, a Mann, Mesnil, Bjornson e ad Anna Kuliscioff. Attraverso la rilettura di atti giudiziari, perizie, carteggi inediti, reportages giornalistici, memorie e diari dei protagonisti, l'autrice ricostruisce il caso offrendo una vivace fotografia della società italiana all'aprirsi del secolo nuovo.
21,00

Monache

Vivere in convento nell'età della Controriforma

di Laven Mary

editore: Il mulino

pagine: 256

Sulla base di una ricerca d'archivio centrata sui conventi veneziani dalla metà del Cinquecento alla metà del Seicento
19,50

Il delitto Matteotti

di Mauro Canali

editore: Il mulino

pagine: 353

La prova provata, il documento, l'ordine scritto che faccia risalire a Mussolini la responsabilità prima del delitto Matteotti non c'è, e probabilmente non ci sarà mai. Ma in questo volume Canali accumula una tale messe di indizi che l'estraneità del duce al delitto appare a dir poco improbabile. Battendo la pista affaristica, quella secondo cui Matteotti è stato eliminato perché stava per rivelare dei torbidi affari relativi a una concessione petrolifera, ricostruendo le vicende del primo e del secondo processo, infine seguendo il destino dei protagonisti del delitto (famiglia Matteotti compresa) durante il Ventennio, Canali riesce a delineare un quadro vivido e convincente di un'"affaire" che sta all'origine del regime fascista e ne riassume emblematicamente le caratteristiche. Questa nuova edizione, integralmente rivista e in pari tempo ridotta nelle dimensioni, ripropone uno studio che ormai è da considerare come la lettura standard, il libro che racconta tutta la verità possibile sul delitto Matteotti e sull'intreccio equivoco di affari e violenza in cui il regime fascista si radicò e visse.
22,00

Il pugnale di Mussolini. Storia di Amerigo Dùmini, sicario di Matteotti

di Giuseppe Mayda

editore: Il mulino

pagine: 413

Dùmini è stato il principale organizzatore e attore del rapimento e dell'omicidio di Giacomo Matteotti. Subì una mitissima condanna nel 1924, fu nuovamente processato nel 1947 e condannato a trent'anni. Questo volume è un'indagine sulla sua vita, dalle prime azioni squadristiche a Firenze al delitto del deputato socialista, ma è soprattutto una ricostruzione dell'ambigua "carriera" di ricattatore e, al tempo stesso, di perseguitato che egli fece nel Ventennio. Preoccupato di quanto avrebbe potuto rivelare sul delitto, Mussolini fece in modo di foraggiare per anni, e per una cifra ingente, lui e la sua famiglia, ma al tempo stesso lo fece vivere sempre sotto stretto controllo. Finì in carcere sotto tutti i regimi e morì in miseria.
22,00

La cultura fascista

di Ruth Ben-Ghiat

editore: Il mulino

pagine: 360

Il fascismo ebbe un programma totalitario, progettò di 'rifare gli italiani', di 'bonificare' spiritualmente il paese. A questo fine la cultura doveva svolgere un ruolo essenziale. Sulla base di queste premesse l'autrice ha inteso raccontare come in concreto il mondo della cultura abbia contribuito alla diffusione dei modelli fascisti di modernità, misurando la dinamica tra politica culturale e risposta degli intellettuali. In questa prospettiva l'autrice studia particolarmente gli ambiti della narrativa e del cinema, la politica del regime verso i giovani e il mondo delle riviste giovanili, l'esito delle campagne per l'autarchia, l'espansione coloniale, la campagna antisemita, infine la crisi dell'identità nazionale.
23,00

Le spie del regime

di Mauro Canali

editore: Il mulino

pagine: 863

Mauro Canali lavora da tempo al tema scottante degli apparati informativi e repressivi del regime fascista: a partire dallo studio su Cesare Rossi, animatore della Ceka, proseguendo con i retroscena del delitto Matteotti, per arrivare al discusso caso di Ignazio Silone e del suo ruolo di informatore. Ora ha portato a termine un'opera complessiva che, raccogliendo il frutto di molti anni di lavoro e rendendo pubblica una approfondita conoscenza della documentazione archivistica (in larga parte ancora ignota agli studiosi), fotografa nei dettagli la rete informativa stesa dal regime fascista per controllare e neutralizzare l'opposizione e il dissenso, in Italia come all'estero. Canali segue l'evoluzione dei vari organismi di polizia (la Polizia politica, l'Ovra) e ne descrive il funzionamento, rintracciando zona per zona, città per città, l'esercito di fiduciari e informatori, dei quali vengono ricostruite identità e attività e, in una corposa appendice, elencati i nomi. Da un consimile viaggio nei sotterranei del regime, il fascismo si rivela per quello che fu: un gigantesco, efficiente, occhiuto e corruttore stato di polizia.
40,00

La soluzione finale. Come si è giunti allo sterminio degli ebrei

di Hans Mommsen

editore: Il mulino

pagine: 251

Come giunse la Germania nazista alla "soluzione finale" della questione ebraica, a ciò che appare essere il maggior crimine nella storia dell'umanità? In questo volume uno tra i più accreditati studiosi del Terzo Reich mostra come l'antisemitismo, che prese forza tra la fine dell'Ottocento e la Grande Guerra, costituisse un tratto comune dei movimenti di estrema destra negli anni della Repubblica di Weimar, per poi tradursi in persecuzione sempre più violenta con il nazismo al potere. E tuttavia, nonostante le discriminazioni e le violenze, la distruzione del popolo ebraico, pur auspicata nella retorica millenaristica del Fùhrer, non era veramente inscritta nell'agenda del nazismo. Fu la guerra all'Est a far precipitare la situazione: da un lato la conquista di territori, come la Polonia, con una cospicua popolazione ebraica, dall'altro il fallimento dell'attacco all'Urss, che mandò in fumo il progetto di deportare gli ebrei al di là degli Urali. In una micidiale miscela di arbitrio, efficienza tecnologica e burocratica, ottundimento morale, lo sterminio - secondo Mommsen - si nutrì di se stesso, come scivolando su un piano inclinato, e infine, con le deportazioni avviate in modo sistematico a partire dall'estate del 1942, si rivelò per quello che era: il programma di un genocidio.
19,50

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